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Chiacchierata con Monica Cirinnà: cos’è il ddl per le unioni civili?
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Chiacchierata con Monica Cirinnà: cos’è il ddl per le unioni civili?

Caterina Fantacci

Abbiamo avuto occasione di partecipare ad un incontro con l’onorevole Monica Cirinnà (PD), relatrice del ddl per le unioni civili, organizzato da Arcigay Pistoia.

L’assemblea è iniziata con la presentazione del ddl. Queste “unioni civili” non possono avere altro nome. Non possono essere chiamate “matrimoni”. Ed assicurano alle coppie omosessuali quasi tutti gli stessi diritti degli amici etero. Tutti (diritti fiscali, diritti di reversibilità e previdenziali) tranne uno, riguardante una parte specifica della legge 184. Ovvero, le adozioni.
Ed ecco perché la senatrice ha ammesso, con amarezza, che questa non è una soluzione perfetta, bensì un orrido compromesso per far approvare almeno qualche diritto.
Resterà “una legge discriminatoria, settaria e minoritaria” e fortemente ostacolata (basti pensare che son stati presentati 4000 emendamenti da quando è stata proposta).

“Facendo un testo sulle unioni civili io ho dovuto tenere presente questo; punto uno, continuerò a discriminare, punto due, l’’Italia continuerà a discriminare i vostri bambini – voi non potrete avere la genitorialità piena o l’adozione, come concesso invece a noi eterosessuali sposati”.

Nel dibattito che è succeduto, due mamme, che fanno anche parte di Famiglie Arcobaleno, hanno chiesto se sarà possibile in futuro ottenere un pieno riconoscimento per i loro figli. La senatrice ha spronato a non arrendersi. Le associazioni dovranno fare quello per cui adesso, purtroppo, non c’è volontà politica in parlamento, da parte della maggior parte dei parlamentari: mantenere visibilità e lottare per i diritti di tutti.

È stato chiesto per quale motivo non sia stato possibile parlare di “matrimonio”. La senatrice ha dovuto fare un compromesso anche su questo.
Moltissimi parlamentari, compresi molti del suo partito, si sono fortemente opposti all’idea di poter chiamare “matrimonio” un’unione tra due persone dello stesso sesso. La senatrice ha specificato che sarebbero ‘solo’ un centinaio i parlamentari totalmente a favore del matrimonio ugualitario, in tutto e per tutto. Quindi non basterebbero per approvare una legge migliore e più inclusiva di questa che lei ha redatto e proposto.

Dunque, chiamarle “unioni civili” è solo un contentino per omofobi come Giovanardi, che già ostacolano questo ddl, a prescindere dalle parole che si vogliono usare.
L’associazione Arcigay ha ribadito poi che questo ddl è un piccolo passo avanti, ma continua a creare cittadini di serie A e di serie B. L’obiettivo sarà arrivare ad ottenere il matrimonio ugualitario. Monica Cirinnà ha sostenuto questa posizione: le associazioni non devono smettere di lottare, e si sente ottimista: prima o poi, arriveremo ad ottenere una vera uguaglianza anche nel nostro paese. Nell’acceso dibattito che si era creato, uno dei presenti ha chiesto se “l’assenza di una legge contro l’omofobia possa comunque essere pericolosa, anche nel caso in cui questo disegno legge fosse approvato?” La senatrice, in modo conciso e diretto, ha risposto dicendo che sebbene ci sia il rischio, probabilmente a livello sociale, dopo questa legge ci saranno più accettazione e tolleranza e si spera che le coppie gay o lesbiche smetteranno di essere picchiate per strada “perché comunque quando una cosa viene sancita in una legge è ciò che ne rimane fuori che è una discriminazione”.

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L’incontro è terminato con l’auspicio, da parte della Cirinnà, che il disegno di legge possa essere finalmente approvato entro, al massimo, inizio o metà settembre se non prima.

Se dovessimo scendere a considerazioni personali, direi che il bilancio è solo in parte positivo.
Sì, la legge Cirinnà serve per garantire un minimo di diritti. Ma senza adozioni i bambini di queste famiglie rimarranno senza tutele, e le famiglie resteranno famiglie di serie B.

È anche deplorevole e deprimente rendersi conto che la nostra classe politica italiana sia ferma e anni luce indietro rispetto al resto d’Europa. E che non ci sia la volontà politica di cambiare le cose.

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