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Ci metto la faccia: la mia storia di acne
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Ci metto la faccia: la mia storia di acne

Redazione
Disclaimer. Se l’argomento brufoli vi fa schifo, non leggete oltre: mi sono soffermata in brevi descrizioni che potrebbero schifarvi. Se invece siete fan di Dr Pimple Popper, c’è pane per i vostri denti.

Ho sempre avuto i “brufoli da ciclo”. Prima delle mestruazioni mi viene qualche brufoletto sul mento, che si assorbe poi una volta finito il ciclo stesso, magari utilizzando qualche crema presa in farmacia senza troppe pretese. Quasi due anni fa invece, praticamente da un giorno all’altro, ho avuto un “attacco” di acne molto importante. Non si trattava di brufoli ma di vere e proprie cisti sulle mandibole, grosse, arrossate e purulente, che non appena scoppiavano praticamente da sole, si riformavano come funghi e che facevano sì che mi svegliassi di notte non appena appoggiavo la faccia sul cuscino, girandomi appena nel dormiveglia. Se avete pensato “Che schifo”, non posso darvi torto perché la mia stessa reazione fu ovviamente lo schifo.

Andai dal dermatologo, dal ginecolo, l’endocrinologo, ma non si capiva il perché e il per come. Ca va sans dire, che mi facevo schifo. L’acne mi faceva sentire uno schifo. Non per il fastidio che provavo fisicamente sulla pelle del viso e per il dolore, ma perché mi vedevo veramente come una schifezza. Passavo ore allo specchio a ispezionare quei “bubboni”, senza toccarli perché sapevo che avrei solo fatto ulteriori danni, per vedere se ci fosse anche solo un minimo cambiamento. Iniziai a guardare compulsivamente i tutorial su Youtube per capire come coprire tramite il make-up queste guerre puniche che mi trovavo sulla faccia. Iniziai ad andare in profumeria chiedendo qualcosa di estremamente coprente, ma ovviamente non volevo andare al centro commerciale senza fondotinta e correttore, quindi le povere commesse non sapevano bene che pesci pigliare.

Non riuscivo più a farmi una foto, da sola o con gli amici, perché mi vedevo mostruosa e passavo un interessante numero di minuti a cercare di coprire il tutto il più possibile con app di varia natura e certosina pazienza.

Non nego di aver pianto a volte prima di dover uscire di casa, perché prepararmi in modo tale da sentirmi a mio agio implicava passare almeno una quarantina di minuti al trucco. Il tutto era reso ancora più complicato dal fatto che fossimo in estate: tenere un fondotinta molto coprente era fastidioso e in certi casi quasi impossibile, ma uscire senza fondotinta mi faceva sentire letteralmente nuda e sotto osservazione.

Ricordo chiaramente come un giorno in piscina, un brufolo sul mento decise di “scoppiare” da solo (fortunatamente non in acqua!), lasciandomi con rivoli di pus in faccia e sanguinando per qualche minuto. Mi sentii in imbarazzo e veramente a disagio cercando di tamponare il tutto con uno di quei fazzolettini sottilissimi del chiosco dei gelati. Dopo un andirivieni di medici, il dermatologo mi prescrisse una cura antibiotica che finalmente diede dei concreti risultati nel giro di qualche mese. Notare dei cambiamenti mi faceva sentire meglio e a fine cura, nonostante avessi ancora qualche piccolo brufoletto non assorbito e qualche cicatrice, mi resi conto di quanto mi sentissi più a mio agio con il mio viso. Il mio viso. Una parte del corpo che non possiamo nascondere quasi per niente: ci mettiamo la faccia in tutto quello che facciamo quotidianamente, eppure questo aspetto viene spesso sottovalutato dallo stesso movimento della body positivity. Basta una rapida ricerca su Google Immagini: se cerchi “body positivity” trovi primariamente foto di modelle curvy, smagliature, rotolini di ciccia, back rolls, tettone, tettine, chiappe flosce, chiappe sode e uomini con la pancia. È tutto bellissimo e appoggio il movimento, siamo bellissim* al di là dei chili, ma il mio viso è parte del mio corpo.
Quanto bisogna scorrere per vedere un volto con delle cicatrici? Con l’acne? Con discromie?

Negli anni, con il mio sovrappeso non mi sono mai sentita giudicata come quando avevo in faccia dei bubboni. Forse ho incontrato persone che mi giudicano per come sono e non per come ho i cosciotti, ma varie volte ho sentito il giudizio delle persone sulla pelle del mio volto. Se una volta osavo truccarmi meno, diventavano tutti make-up artist e mi consigliavano le cose più disparate. “Io uso il fondotinta XYX ed è ottimo”, dicevano dall’alto della loro pelle liscia come il marmo. Ovviamente sono tutti anche dietologi che sapevano per filo e per segno che cosa ingurgito durante la giornata: “Ah, dovresti mangiare meno schifezze, vedrai che bella pelle” oppure “Eh, ma secondo me è perché bevi il latte!”. E poi ci sono i generalisti: “Sai, la cugina della mamma del panettiere del quartiere in cui vive mio zio di quarto grado aveva i brufoli ed è guarita spalmandosi in faccia la maionese”. Oh, beh, grazie ma passo.

Tutti si sono sempre sentiti in dovere di dire qualcosa, come se guardandomi sentissero che qualcosa non andasse nella mia faccia. È vero, qualcosa non andava, era uno scompenso ormonale o forse stress, non lo so, ma ero sempre io, era sempre la mia faccia. “Vedrai che gli inestetismi vanno via”. Gli inestetismi, già. Cose non estetiche, cose non belle.

Ci hanno inculcato l’idea che dobbiamo avere la pelle del viso liscia come il culetto di un bambino, senza la minima discromia, senza brufoletti, senza nulla. Liscia come quella delle modelle su Instagram (che, sicuro come l’oro, usano trucco e FaceTune…).

Ero io la prima a sentirmi da schifo e mi rendo conto di quanto sbagliassi. Eppure non riesco neppure a darmi della scema: in pochissimi mi avevano sostenuto ed ero da sola nel mio disagio.

Era un circolo vizioso: più mi stressavo per l’acne più non ne uscivo, mi sentivo male. Con i primi risultati dell’antibiotico mi sono sentita meglio e mi sono sentita sempre più libera di usare meno fondotinta o di non usarne affatto. Ora ci sono giorni in cui voglio usare un make-up molto coprente e giorni in cui voglio andare in giro con appena la crema idratante. È diventata una mia scelta, dipende solo e solamente da me.

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Perché a nessuno dovrebbe importare di cosa porto sul viso, di cosa succede sotto la mia pelle. Tanto quanto bisogna considerare ogni corpo bello, così bisognerebbe considerare ogni viso bello. La body positivity di sicuro ha fatto tanto e può fare tanto, è un modo di pensare che fa bene alle persone, ma credo debba essere ancora più inclusivo: nel filo del discorso, bisogna dare più peso al volto.

Abbiamo bisogno di più “face positivity”, “visage positivity” persino “acne positivity”, se volete. Arrivare alla consapevolezza che questa è la mia faccia ora, che non ha senso impazzirci più di tanto, libera da un enorme peso, anche psicologico. Quando getti la spugna (o la beauty blender) e accetti che l’acne è lì, che stai facendo tanto per curarla ma nel frattempo è sempre lì, oppure che hai fatto tanto ma ci sono ancora le cicatrici, beh, a quel punto riesci a vivere meglio con il tuo viso e non può che essere un bene per te stess*.

L’acne succede, l’acne va e viene. Star male perché qualcuno ti può giudicare è semplicemente un’arma che alla fine ferisce solo te. E posso dirlo perché io stessa mi sono ritrovata in questa situazione e ci sono arrivata (forse portandomi dietro ancora tanta vergogna e forse non al 100%) dopo anni. Ci ho messo anni ad accettare che le mie guance sono così: cambieranno, come no, ma sono le mie guance ora. Non fanno schifo, non faccio schifo. Sono io, così, con le mie cicatrici e i miei brufolini.

Per questo credo che il movimento della body positivity dovrebbe promuovere un discorso incentrato anche sul viso, per insegnare a tutt* che se vuoi uscire con il fondotinta, puoi farlo; se vuoi uscire senza fondotinta, puoi farlo. Prima accettiamo che i brufoli, le cicatrici e l’acne sono naturali, prima riusciamo a sentirci liberi di andare in giro come ci pare e piace.

Ci mettiamo la faccia, in ogni cosa, con qualsiasi cosa vi abbiamo sopra, e abbiamo il diritto di sentirci bell* dalla testa ai piedi.

Immagine di copertina: Peter DeVito
Leggi i commenti (3)
  • non tutti i visi (e non tutti corpi) sono belli, un viso pieno di brufoli grossi è meno bello di visi senza brufoli grossi vale per uomini e donne ma tutti i visi (e i corpi) vanno rispettati. c’è chi ha una pelle liscia di natura e non ha avuto acne e chi no. usare creme anti-brufoli è libera scelta come non usarle

  • Ho 18 anni e una forte acne da quando ne ho 12. Per molto tempo l’ho odiata, ho provato molti prodotti ma non riuscivo a mandarla via. Circa un anno e mezzo fa mi è capitato di leggere un’intervista a Ruby Rose, che era stata criticata perché aveva dei brufoli a una qualche premiére (!!!) e la sua risposta mi ha seriamente cambiato il modo di pensare. Non ricordo le sue parole esatte, ma in sostanza disse che l’acne era semplicemente un segno sulla sua pelle e non cambiava il suo aspetto generale. Da allora ho cominciato a vedere i miei brufoli semplicemente come qualcosa che sì, era sulla mia pelle, ma non per questo rendeva il mio viso brutto: le mie labbra mi piacciono, i miei occhi mi piacciono, la forma del viso mi piace, e i brufoli non influenzano queste cose, che sono ciò che rende bello il mio viso. Pensare che i brufoli siano solo segni passeggeri mi ha aiutato tantissimo, e ora, grazie ad alcuni prodotti naturali (sapone all’alloro, estratto di aloe) sono anche riuscita a tenerli un po’ “a bada”. Come quasi tutti i prodotti “di bellezza”, le creme contro i brufoli sono poco più che creme idratanti, che non hanno un così grande potere sulla pelle. Certamente non lo ho curati, ma come ho già detto, ho cambiato mentalità, e mi ha aiutato moltissimo

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