Approfondimenti

Com’è cambiato il dating durante il lockdown?

Articolo di Marvi Santamaria

La domanda da cui parte questa riflessione in verità non può avere ancora una risposta. Siamo non si sa esattamente in quale fase (la terza?), ma sappiamo che anche questa sarà una fase. Non sappiamo quanto durerà e dove ci porterà. Quel che è certo è che non riavremo la cosiddetta “normalità”: ci evolveremo in qualcosa di nuovo, come l’umanità fa da sempre.

Per questo motivo, per rispondere a com’è cambiato il mondo degli incontri è ancora presto: siamo in osservazione, i cantieri sono aperti. Però possiamo fare delle considerazioni poiché le stesse dating app più famose e usate hanno rilasciato dei dati sia in lockdown sia post, grazie ai quali possiamo tracciare dei nuovi trend nel mondo dell’online dating.

Come e quanto sono state utilizzate le dating app

Durante il lockdown le dating app hanno dovuto ripensare i loro modelli di business, dal momento che si basavano di fatto su incontri dal vivo – un tipo di esperienza che si è dovuta mettere sotto chiave durante la quarantena, come sappiamo.

Così le dating app si sono affrettate ad adeguarsi: Bumble, ad esempio, ha inserito la funzione videochiamata in chat, mentre Tinder ha reso gratuita la sua funzione premium “Passport” che permette di chattare con persone da tutto il mondo, senza limitazioni chilometriche.

Le persone hanno continuato a stare sulle app di incontri durante il lockdown? Pare proprio di sì.

Durante la quarantena, Tinder ha registrato un aumento del numero di conversazioni sull’app di una media del +39%, ma il dato più interessante è stato l’aumento del 28% della lunghezza media delle conversazioni: questo ci fa pensare che non solo la dating app è stata utilizzata ancora di più in quarantena (nonostante l’impossibilità di incontrarsi fisicamente) ma che, avendo avuto più tempo da spendere in casa, le persone abbiano parlato di più in chat, potendo così approfondire la conoscenza.

Anche l’app OkCupid ha riportato un aumento del 30-40% di utilizzo in alcune parti del mondo e solo il 6% degli utenti ha affermato di aver messo in pausa il dating durante il lockdown.

Virtual dating: primi appuntamenti a distanza

Nel lanciare la videochiamata in chat, Bumble ha scritto di aver voluto rendere in questo modo il dating “più smart e sicuro”, perché “frequentare” virtualmente una persona e vederla in video permette di conoscerla un po’ di più prima di un incontro fisico, ma rimanendo a distanza e quindi in sicurezza. Questo è uno dei benefici riscontrati nel “virtual dating”, il nuovo fenomeno che si è sviluppato durante il lockdown, ovvero la pratica di avere degli appuntamenti online, sfruttando mezzi digitali (principalmente videochiamate, ma anche telefonate, ad esempio).

In una ricerca post-lockdown dell’app OkCupid, è stato chiesto ai loro iscritti quali siano i benefici del virtual dating: al primo posto “c’è meno pressione” (38%), seguito da “posso conoscere meglio l’altra persona” (37%) e infine “posso vestirmi come voglio” (25%).

Quello del poter fare call in pigiama e senza preoccuparsi dell’outfit è una sensazione che ha sperimentato anche chi è stato ed è in smartworking. Lo stesso, a quanto pare, vale per l’ambito del dating. In qualche modo quindi il virtual dating aiuta le persone a sentire meno “pressione”, dunque “ansia da prestazione”, per il primo appuntamento, e inoltre dà loro l’impressione di poter portare avanti una conoscenza più approfondita.

Incontrarsi dal vivo e la ricerca di relazioni più significative

Con la pandemia ancora in corso, il famoso momento del primo appuntamento ha dovuto ridisegnarsi e il consiglio generale – ora che non siamo più in lockdown – è quello di incontrarsi all’aperto, al parco o per un giro in bici, mantenendo mascherina e distanziamento.

Ma, considerati questi nuovi vincoli, che tipologia di relazione/incontro si sta cercando in questa fase? La pandemia ha provocato degli effetti anche in tal senso?

Meetic, famoso sito di incontri, ha condotto una ricerca sui suoi iscritti single italiani, chiedendo loro ad esempio quali fossero le loro aspettative dopo il lockdown: il 57% cerca autenticità e serietà nelle relazioniil 42% emozioni vere.

È dello stesso avviso il 55% degli utenti di Bumble intervistati, che ha dichiarato di voler cercare relazioni “più significative” per contrastare la solitudine provata durante l’isolamento.

A questo proposito, Clémentine Lalande, CEO della famosa dating app di slow dating Once (che permette di matchare una sola persona al giorno) ha di recente dichiarato che “il tempo del binge dating è finito” (ossia l’utilizzo delle dating app a mo’ di “abbuffata”), che il 65% degli utenti italiani intervistati ha dichiarato di “voler prestare maggiore attenzione prima di incontrare qualcuno” (l’approccio slow dating prevede appunto di spendere più tempo a conoscere una persona virtualmente prima di incontrarsi dal vivo) e che 9 single su 10 intendono rispettare le misure di distanziamento al primo appuntamento.

Secondo una ricerca della dating app happn, la maggior parte degli utenti britannici intervistati ha ripensato il proprio approccio al dating e in particolare il 28% vuole cercare una relazione “seria” dopo il lockdown.

E il sesso occasionale?

Con le etichette di “congiunti” e “affetti stabili” poste dal Governo italiano (e la conseguente dimostrazione di non contemplare neppure l’esistenza delle moltissime sfaccettature della vita sessuale e relazionale), una grossa fetta delle relazioni umane è rimasta scoperta durante le varie fasi del lockdown: quella del sesso occasionale e con sconosciuti, che era una delle modalità di uso delle dating app che andava per la maggiore.

Inevitabile chiedersi che ne sarà di questi incontri occasionali, che se da un lato potevano rivelarsi insoddisfacenti e frustranti per alcuni motivi che non stiamo qui ad approfondire, per altri invece erano uno dei modi con cui le persone potevano esplorare la sessualità propria e altrui, arricchirsi, sperimentare pratiche nuove, aprirsi alle diversità.

Del resto, la sessualità – quando libera e consapevole – è un territorio di cambiamento ed evoluzione per l’essere umano da sempre, ma la pandemia ha provocato una battuta d’arresto alla libertà di esplorazione dei corpi. Persino dare un bacio a uno sconosciuto, oggi, diventa un atto del quale ci viene richiesta una responsabilità, mentre fino all’altro ieri, prima della pandemia, era una delle esperienze più comuni e trasversali dell’umanità. Un’esperienza di scoperta, incontro, divertimento, amore, così come la sessualità.

Per sciogliere un po’ questo nodo, Zhana Vrangalova, docente di Human Sexuality alla New York University, ha consigliato di trovare per questa fase un/una/* “fuck-buddy”, nel pezzo chiamat* anche “Coronavirus partner”: una singola persona da frequentare con regolarità, dunque, della quale ci si possa fidare. L’accortezza in questo caso dovrebbe essere di assicurarsi che il/la/* partner abbia pochi contatti al di fuori di noi e altri fattori di rischio contagio, facendo valere ovviamente queste “regole” anche per noi, in una condizione di fiducia e consenso reciproci. Una volta “scelta” questa persona, la ricercatrice consiglia di informare eventuali conviventi (familiari, coinquilini) dell’intenzione di cominciare a frequentare una nuova persona (che significa aggiungere un potenziale rischio nella cerchia) e sincerarsi che per loro questo sia ok.

Ad oggi, quello del sesso occasionale rimane comunque ancora un territorio grigio che si muove tra l’assunzione del rischio, l’astensione dagli incontri o la limitazione della modalità con cui lo si pratica. Come gestire i propri appuntamenti in epoca di COVID-19, dunque, è una decisione che rimane al singolo, che dovrà procedere con cautela tra la responsabilità civile per la propria salute e quella di chi lo circonda, le direttive sanitarie ufficiali e il proprio umanissimo desiderio di aprirsi alla socialità ed esplorare la propria sessualità.

Immagine di copertina: athree23
Immagini: Paul Hanaoka, Pratik Gupta, cottonbro
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