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Contraccettivi maschili e brutti hashtag

Contraccettivi maschili e brutti hashtag

Articolo di Margherita Brambilla

Qualche giorno fa, nel Web anglofono sono esplosi una serie di articoli su un contraccettivo ormonale maschile molto efficace, ma le cui ricerche sono state interrotte apparentemente perché gli uomini non riuscivano a sopportarne gli effetti collaterali; tra questi, acne, sbalzi d’umore, dolori muscolari, alte variazioni della libido, et cetera.

Non appena i risultati dei primi test sono stati diffusi, si sono moltiplicate le reazioni sconcertate di fronte al fatto che “gli uomini si rifiutassero di passare attraverso quei sintomi che le donne sopportano tutti i giorni quando prendono la pillola”, un titolo molto lungo per riassumere l’hashtag #menarewimps che per qualche tempo è circolato su Twitter. Milioni di persone si sono indignate, non tanto di fronte alla poca sopportazione del genere maschile, piuttosto di fronte al fatto che la ricerca si fosse fermata, come se il pensiero della scienza fosse stato “Va be’, tanto possiamo continuare a gravare sulle donne”.

Ora, in Italia la notizia è arrivata, ma non ancora sui social, cosa che ci permette di provare ad arginare un attimo l’indignazione generale; Wired, per esempio, ha riportato il dato scientifico senza commentare la questione “effetti collaterali”, o meglio, menzionando il fatto che sono necessari altri studi. Quindi, prima che anche qui si scateni la sempreverde battaglia “chi sopporta di più tra testicoli e ovaie”, proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Già nel 2014 era uscita la notizia di un contraccettivo maschile reversibile (perché la vasectomia già esiste, ma ha il piccolo difetto di sterilizzare permanentemente); il Vasalgel, un’iniezione di gel nel vas deferens maschile che blocca il flusso di liquido seminale, sarebbe stato quasi a prova di bomba.

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La questione era stata parecchio dibattuta online, sempre secondo i toni del “gli uomini non si faranno mai avvicinare da un ago quando far prendere la pillola alle donne è così comodo, brutti egoisti”. Il dibattito però ignorava completamente il fatto che questo Vasalgel non fosse neanche lontanamente vicino alla produzione, fosse stato testato solo sulle scimmie per un trial di tre mesi (cosa che, se stai cercando di capire gli effetti su una possibile gravidanza, fa un po’ ridere) e che tutto il chiasso fosse stato creato apposta per attirare l’attenzione di potenziali investitori su una cosa che ancora non aveva nemmeno le fondamenta.

Come ha detto Mario Ascoli, Professore e ricercatore di scienze riproduttive dell’Università dell’Iowa: «Come al solito queste compagnie fanno credere di aver scoperto il segreto della vita per convincere gli investitori a finanziare il progetto»

A parte la citazione divertente, la situazione si sta sostanzialmente ripetendo per questo nuovo prodotto, un regime di somministrazioni di un progestinico (norethisterone enanthate) alternate con un androgeno (testosterone undecanoate), che ancora non ha nemmeno un nome di commercializzazione – forse per questo in Italia non se ne sta parlando, a noi piacciono i termini un po’ più poetici.

Secondo VOX lo studio è stato effettivamente sospeso a causa dei gravi effetti collaterali, ma non su richiesta dei partecipanti: il 75% delle “cavie” avrebbe anche proseguito con la sperimentazione, e solo venti persone si sono ritirate dallo studio perché non riuscivano a sopportare la situazione (per correttezza di cronaca, bisogna dire che uno dei partecipanti si è tolto la vita durante il trial, ma è stato accertato che non ci fossero legami con i test); gli scienziati si sono fatti molti scrupoli per la gravità degli effetti collaterali e hanno deciso di riportare la procedura in laboratorio prima di mettere eventualmente a rischio altre persone.
Per fare un paragone semplice semplice, prendendo una delle conseguenze meno gravi, questo regime ormonale causa moltissima acne, mentre le versioni attualmente in commercio della pillola femminile sono in grado di curare l’acne – perlomeno quella che ha cause ormonali. Il team di ricerca ha dichiarato che non è un risultato accettabile per un contraccettivo del secondo millennio.

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Qui sta lo scacco: la pillola femminile non è in commercio da poi così tanto tempo, e alcune di noi ricordano o hanno sperimentato di persona gli effetti negativi di alcune versioni della pillola e soprattutto la leggerezza con cui è stata messa in commercio; questo nuovo contraccettivo maschile va invece tenuto agli stessi standard della pillola di oggi: non solo un anticoncezionale, ma uno stabilizzatore ormonale in grado di regolare il ciclo mestruale, curare ovaie policistiche et similia.

La prima versione della pillola femminile, Enovid, fu commercializzata negli USA alla fine degli anni ‘50 nonostante i numerosi test (condotti tra l’altro per la maggior parte su donne portoricane non consenzienti) evidenziassero l’alta pericolosità del farmaco, che aveva un dosaggio dieci volte più alto rispetto al necessario e che aveva causato la morte di tre persone. Contemporaneamente si era cercato di lavorare a un equivalente maschile, ma gli studi si erano interrotti perché il primo trial aveva causato una riduzione delle dimensioni dei testicoli e non erano stati fatti altri tentativi perché si pensava che le donne avrebbero tollerato con pazienza gli effetti collaterali mentre gli uomini si sarebbero rifiutati di “farsi rovinare la vita” o qualcosa di simile.

Erano gli anni ‘50 e la situazione oggi è diversa non solo dal punto di vista della parità di genere, ma anche da quello scientifico e, come ho già detto, è solo un bene che un farmaco rischioso non sia stato commercializzato: non si può fare un paragone e non voglio farlo. Sicuramente, nella ricerca sul contraccettivo ormonale maschile, un po’ pesa la presenza e la diffusione sul mercato della pillola femminile che, come dire, fa da cuscinetto e assicura tutti che “comunque le donne possono farsene carico”, ma non possiamo pretendere che la ricerca torni indietro di sessant’anni per “riequilibrare” la storia; possiamo forse premere perché i test su questi farmaci non vengano abbandonati del tutto e il peso della contraccezione ormonale – che, anche quando innocua, non è priva di conseguenze sull’organismo – pesi sulle spalle di tutti.

Qui la pubblicazione della ricerca.

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