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Abbiamo il diritto di dire NO (senza doverci inventare scuse)
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Abbiamo il diritto di dire NO (senza doverci inventare scuse)

Barbara Gargaglione

Il consenso è un argomento di cui su Bossy abbiamo parlato in varie occasioni; in una società evoluta come la nostra dovrebbe essere la base delle nostre relazioni col prossimo, tuttavia questo non accade tanto quanto vorremmo…
A livello teorico il consenso è molto facile da capire: chiediamo a qualcuno se vuole un caffè, se risponde “sì” lo vuole, se risponde “no” non insistiamo, perché rispettiamo il suo diritto di non volere un caffè. Ma quando questo concetto si lega alle relazioni, agli appuntamenti e al sesso, un semplice “no” a quanto pare diventa una risposta confusa, che deve per forza nascondere altre intenzioni.

IMPARIAMO A DIRE DI NO
In rete ho trovato moltissimi articoli sulla falsa riga di “le migliori scuse per non uscire con qualcuno” o “come rifiutare un invito senza sembrare un* stronz*” che insegnano alle persone che servono dei sotterfugi per rendere validi i loro “no”.
Questo tipo di pensiero nasce dalla convinzione che rifiutare qualcosa o qualcuno possa deludere gli altri e farci fare brutta figura. Ci sentiamo talmente in colpa a dire “no” che piuttosto accettiamo di fare cose controvoglia o ci ritroviamo ad accampare scuse più o meno plausibili.
Suggerire alle persone dei modi per non accettare inviti indesiderati, passa un messaggio sbagliato, ovvero che dire semplicemente “no” non basta.
Se qualcuno ci invita a cena ma non siamo interessati, sembra molto più facile dire “non posso” piuttosto che “non voglio”. Dico sembra perché dire a qualcuno “Venerdì non posso perché devo lavorare” lascia intendere che però puoi chiedermi di uscire un’altra volta e a quel punto ci ritroveremo a dover inventare tante scuse quanti saranno gli inviti indesiderati che riceveremo.
Se da un lato un “no” secco può sembrarci offensivo, dall’altro evita a noi di doverci arrampicare sugli specchi e risparmia alla persona che ci invita di perdere un sacco di tempo con noi che non siamo interessati.
Quindi il mio consiglio, se qualcuno vi invita a fare qualcosa che non vi va di fare, è di declinare con decisione ed educazione; imparate il valore di un semplice “no grazie, non mi va”.

Nota Bene: vale anche cambiare idea, non sentitevi in dovere di fare qualcosa solo perché inizialmente, presi magari dalle paure sopra citate, avete detto di sì. Basta dire “ho cambiato idea, preferisco di no”.

 

NO NON SIGNIFICA SÌ
Vorrei poter concludere l’articolo dicendovi che non avete bisogno di rispondere che il vostro cane è molto malato per rifiutare le attenzioni di qualcuno, ma purtroppo esiste un problema alla base, ovvero che spesso un “no” viene scambiato per un “insisti”.
Questo ci riporta all’argomento consenso e per riprendere l’esempio che ho fatto all’inizio è esattamente quella situazione in cui qualcuno vi chiede se volete un caffè, voi rifiutate gentilmente e quel qualcuno inizia a dirvi che non sapete cosa vi perdete, che dovete dare una chance al suo caffè, che il caffè come lo fa lui è incredibile, che una volta che proverete il suo caffè non tornerete più indietro… Senza preoccuparsi che 1) a voi possa non piacere il caffè e che 2) avete già detto che non lo volete, lo stramaledetto caffè.
Potrebbe esserci una ragione psicologica per cui alcune persone pensano che un rifiuto voglia dire “convincimi”, magari perché vedono nell’insistere un qualche perverso gioco di potere e nella conquista un senso di sfida ma il problema in questione è principalmente culturale; ad esempio sono in molti a credere che una donna che rifiuta un invito ad un appuntamento in realtà stia giocando a fare la “difficile” perché vuole essere corteggiata fino allo sfinimento. E quante volte abbiamo sentito un’amica dire “Alla fine ci sono uscita perché mi tartassava”?

ACCETTIAMO UN RIFIUTO
Senza fare tanti e inutili giri di parole, la mancanza di consenso è la base su cui si ergono la cultura della molestia e dello stupro! Un numero troppo elevato di persone pensa che “no” voglia dire “sì” in qualsiasi contesto.
E non si tratta solo di questo, perché quanti casi di stalking o di violenza domestica o peggio di omicidio si verificano ogni giorno nel mondo perché un partner (uomo o donna che sia) non è stato in grado di accettare un rifiuto?
Ricevere un rifiuto a volte è causa di grandi danni emotivi, che intaccano la nostra autostima e la fiducia che avevamo in qualcuno o in qualcosa, ma nella vita non può andare tutto come vogliamo noi e un “no” non significa che siamo sbagliati.
Se chiedete a qualcuno di uscire e questo declina il vostro invito
1) non è un* stronz* superficiale, semplicemente non vuole uscire con voi
2) non significa che siate voi il problema o che meritiate di stare da soli per sempre

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Non attribuite agli altri o a voi stessi delle etichette negative che non faranno altro che accrescere il senso di rabbia e frustrazione, non colpevolizzate gli altri o voi stessi, non traete conclusioni affrettate e non lasciate che un rifiuto diventi una sconfitta o peggio la base per una vendetta. Elaborate il rifiuto e andate avanti, senza che questo diventi per voi un tormento o che voi stessi diventiate un tormento per chi vi ha rifiutato.

Dire di “no” è un vostro diritto, accettare un “no” è un vostro dovere.
È su questi pilastri del consenso che si costruiscono società migliori.

Leggi i commenti (3)
  • Perfettamente d’accordo, come ho già scritto ad Irene bisogna cambiare la mentalità degli adolescenti (sia maschi che femmine) e far capire loro che un “no” significa “no”, come”no non voglio quel drink, no non voglio uscire con te”.
    Siamo abituati dai film, romanzi e storie di persone “innamorate” che l’Amore vero deve essere combattuto, “te lo devi sudare il mio si”, stereotipi triti e ritriti che non porteranno a nulla.
    Il caso vuole che un mio ex compagno di classe delle medie, (sto per entrare all’università quindi ne è passato di tempo) proprio oggi mi abbia scritto di nuovo, anche se io continuo a non averlo tra gli amici e mi rimane nella casella delle richieste, ignorato e sperando che prima o poi la finisca.
    Anzi ora dico basta, non mi interessa se mi verrà a cercare sotto casa o altro, gli rispondo e lo mando a quel paese. Perché sono stufa di girare per la città con i miei amici e pensare che forse potrei vedere il tizio che mi ha chiesto di uscire e a cui non ho risposto, e se lo vedo per strada cercare di nascondermi in mezzo alla folla, se lo vedo ad una serata in discoteca che si avvicina e prova a parlarmi fare finta di niente e scappare dalle mie amiche.
    Ora basta, basta fuggire o sentirsi in dovere di scusarsi, il mio “no” è un “no” vero, e tu hai il dovere di accettarlo.

  • Io sinceramente mi offendo di più se qualcuno rifiuta un mio invito con una scusa piuttosto che dire la verità. Soprattutto perché alcune bugie sono talmente assurde che è impossibile crederci.
    L’esempio del caffè è uno degli atteggiamenti che purtroppo devo sopportare più volte al giorno.
    In questi giorni di vacanza mi sono sentito ripetere più volte frasi come: “ma perché non ti bagni un po’ la testa?”, “perché non riempi la boccietta d’acqua? Dai che è fresca”. La prima volta che te lo dicono può pure passare, il problema è che se dici “no”, poi continuano a chiedeterlo o finché non ti arrendi e lo fai per fargli chiudere la bocca oppure finché non sbrocchi e quindi poi ti dicono che sei sempre incazzato.

  • Io sono d’accordo che ognuno possa rifiutare o cambiare idea per un invito, però ci sono persone che puntualmente dicono forse, ma, ti farò sapere per poi non uscire, succede però che nel momento in cun non vengono neanche chiamate si offendono…è allora li , che si fa?? Pazienza. .non possiamo ricordaci di tutti…

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