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Discriminazione all’interno della comunità LGBT: 3 modi per superarla
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Discriminazione all’interno della comunità LGBT: 3 modi per superarla

Caterina Fantacci

Ho vissuto come ragazza gay out and proud dall’età di 14 anni. In Italia e in Regno Unito. Ora che ne ho 21 penso di poter dire di conoscere almeno un po’ l’ambiente della comunità LGBTQI; quali sono i nostri problemi e i nostri traguardi.

Abbiamo lottato un sacco per i nostri diritti nel passato, e ancora stiamo lottando. Anche in paesi come il Regno Unito, mia casa attuale, dove abbiamo ottenuto il matrimonio egualitario e il diritto all’adozione, le battaglie non sono finite.
I nostri sforzi per educare le persone a rispettare le diversità delle altre in vari ambienti differenti (inclusi i posti di lavoro e le scuole) stanno ancora continuando. Attraverso organizzazioni e nel privato. Ci sono un sacco di YouTubers che pubblicano video per supportare la nostra causa, per dare voce a persone che sono ancora in the closet o che sono in difficoltà nel loro percorso di accettazione della propria identità. Ci sono celebrità sexy canadesi che fanno coming out (ogni riferimento a Ellen Page è puramente casuale) per far passare un messaggio forte e chiaro: ti stiamo accanto, non sei sol*.

Ed in realtà è questo il punto di tutti questi sforzi: condividere l’amore e l’affetto, far capire alle persone che non sono abbandonate a se stesse, che possiamo supportare in molti modi chi ne ha necessità. Oh, e Bossy è stato creato anche per questo: come comunità stiamo ancora crescendo, ma siamo pront* ad accogliervi a braccia aperte, ascoltarvi e aiutarvi come possiamo, con i mezzi che abbiamo.

gay hands

Anche la comunità LGBTQI è forte e sta crescendo: con il tempo, stiamo conquistando più diritti e più uguaglianza. Ad ogni modo, è una community lontana dall’essere perfetta. Siamo pieni di debolezze e contraddizioni; ho visto e sperimentato sulla mia pelle episodi di discriminazione da parte di nostri “amici” LGBTQI.

Ho sentito gay chiamare “checca” un’altra persona – e questo è probabilmente un episodio correlato alla discriminazione di genere. Apparentemente c’è solo un modo per essere gay appropriatamente. Altrimenti sei una checca, una brutta copia di una donna.

Ho visto gay e lesbiche riferirsi a persone trans* come “deviati” e “pervertiti”. “Perché non puoi stare con una donna mantenendo il tuo corpo femminile?? Che vergogna…” Certo. Perché l’identità di genere e l’orientamento sessuale sono concetti che vanno di pari passo. Se sei un uomo biologico e ti piacciono le donne perché mai dovresti cambiare sesso? Chiaramente.

Ho visto gay e lesbiche attaccare persone queer, pansessuali e bisessuali con astio. “Deciditi!! Ci sarà una cosa che preferisci, dai!” – “È solo una fase, ne uscirai presto”“Cosa?? Esci con una bisessuale? Attenta, che ti sveglierai una mattina e lei ti dirà che vuole un ragazzo, te lo dico io!”

bullying

Non voglio nemmeno parlare di molte lesbiche che “non possono sopportare le camioniste” o si azzardano a dire cose tipo “beh, se volevo un uomo, andavo con un vero uomo”. Non fatemi iniziare.

(Potrei continuare in realtà con questa lista, ma non voglio annoiarvi a morte).

Chiaramente, tutti questi esempi che ho presentato mostrano punti di vista che penso essere ingiusti e profondamente offensivi. E direi che certe espressioni rivelano un certo grado di ipocrisia, ma probabilmente ve ne sarete già accort*. È una vergogna, comunque, che la nostra comunità possa essere così mentalmente chiusa e discriminante. Dobbiamo ancora imparare che non c’è un solo modo di amare, di esprimere la propria identità o il proprio genere. Ci sono così tante sfumature, così tanti “in-betweens“. È imperativo per noi imparare a accettare tutti, abbracciando le diversità. Proprio come hanno fatto in passato – o stanno facendo tuttora – i nostri amici eterosessuali (o almeno, buona parte di loro) quando hanno capito che meritavamo rispetto e uguali diritti, come loro.

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Ognuno di noi, passo dopo passo, può creare il cambiamento. E qui seguono alcuni suggerimenti, se volete.

1. Smettiamola di etichettare.
Le etichette vanno meglio per i vestiti, non per gli esseri umani: vivere seguendo ciecamente le regole degli stereotipi porta solo dolore e sofferenza (a sé e ad altri). Non possiamo etichettare tutti, non tutti rientrano dentro uno scompartimento. Se non voglio chiamarmi in nessun modo, dovrei essere liber* di farlo e vivere la mia affettività e sessualità come desidero.

2. Troviamo del tempo per incontrare persone diverse e cerchiamo di metterci nei loro panni. Ascoltiamo ciò che hanno da dire. Mettiamo che io voglia cambiare sesso; ascoltami, e ti spiego. Vedrai che non ha niente a che fare con il mio orientamento sessuale. Oh, e per cortesia, ricordati che non mi aiuterai rassicurandomi del fatto che il mio corpo è bello così com’è. Grazie del complimento, ma il tuo punto di vista non ha niente a che vedere con il mio.

3. Accettiamo che non possiamo capire tutti e tutto.
Ma dobbiamo capire che ogni persona merita rispetto a prescindere. E alla fine si vedrà che, sotto alla pelle, siamo tutti esseri umani.

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Leggi i commenti (1)
  • Ciao! Letto il titolo dell’articolo mi è venuto in mente quando, poche settimane fa, su un altro sito sempre a tema friendly ( in particolare lesbico) si è affrontato argomento asessualità. Sotto l’articolo in questione ho letto dei commenti davvero raccapriccianti. Addirittura uscite del tipo ” consiglierei a queste persone di rivolgersi ad un sessuologo o psicologo” non ricordo bene. In quel momento ho capito che l’ignoranza non ha genere né orientamento. Ragazze lesbiche ( o presunte tali) che in quanto tali si saranno sentite rivolgere gli stessi vergognosi commenti ( direttamente o indirettamente) che, a loro volta, si rivolgono a persone diverse da loro nello stesso modo discriminatorio che tutti noi vorremo evitare in ogni genere di situazione

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