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È legge: Hidalgo diventa il terzo Stato a depenalizzare l’aborto in Messico

È legge: Hidalgo diventa il terzo Stato a depenalizzare l’aborto in Messico

Dopo 11 anni, il Congresso di Hidalgo ha approvato la legge che permette l’interruzione legale della gravidanza fino a 12 settimane di gestazione

Ci sono voluti undici anni, quattro legislature, un precedente rifiuto in plenaria e richieste costanti da parte dei collettivi femministi, perché il Congresso di Hidalgo approvasse la legge che permette l’interruzione legale della gravidanza fino a 12 settimane di gestazione, un’iniziativa che, dicono ə attivistə, proteggerà i diritti delle vittime di abusi sessuali e darà a donne, ragazze, adolescenti e tutte le persone che possono avere una gravidanza la possibilità di decidere liberamente del proprio corpo.

Le riforme degli articoli 27, 154, 155, 156 e 158 del Codice Penale dello Stato, così come l’aggiunta della sezione III bis all’articolo 3(A) della legge sanitaria di Hidalgo, stabiliscono che il governo locale avrà la responsabilità di fornire e supervisionare l’interruzione della gravidanza entro il periodo di tempo consentito, senza alcun tipo di penalizzazione.

Dichiara anche che il personale medico avrà il diritto di argomentare un’obiezione di coscienza e di esimersi dall’eseguire la procedura, ma dovrà indirizzare la donna a unə collega non obiettorə per potervi comunque accedere altrove.

La sentenza – respinta da questa stessa legislatura nel dicembre 2019 – è stata approvata il 29 giugno, ed è passata oggi alla plenaria. Durante una sessione in cui ə deputatə hanno confrontato le loro posizioni sulla questione, la proposta è passata con 16 voti a favore; c’è stata una astensione, e altri 11 legislatorə presenti nella Camera non hanno partecipato.

Con questo importante passo, Hidalgo è diventato il terzo Stato messicano a depenalizzare l’aborto fino a 12 settimane indipendentemente dalle cause della gravidanza, dato che prima solo Città del Messico e Oaxaca permettevano legalmente questa pratica.

In precedenza, secondo l’articolo 158 del Codice Penale di Hidalgo, l’aborto era considerato legale solo nel caso in cui la gravidanza fosse il risultato di uno stupro, con una conferma ufficiale del reato dalla Procura o da un giudice. ə attivistə hanno dichiarato che, in questi casi, le vittime non sempre sono state sostenute dalle autorità, anche quando avevano effettivamente il diritto di interrompere la gravidanza.

L’aborto non era punibile neanche nei casi in cui la donna fosse in grave pericolo di salute e per malformazioni genetiche durante lo sviluppo dell’embrione. L’articolo 155 specificava che un aborto non conforme ai motivi stabiliti sarebbe stato punito con una pena che andava da uno a tre anni di carcere.

Prima del voto del 2019, la Procura Generale dello Stato di Hidalgo aveva inviato al Congresso un parere tecnico-legale in cui affermava che l’embrione di 12 settimane non è in grado di provare dolore o qualsiasi altra percezione sensoriale, per non parlare della sofferenza e della gioia.

“A 12 settimane di sviluppo, il cervello è nelle sue fasi iniziali e la corteccia cerebrale non si è ancora sviluppata, né si sono stabilite le connessioni nervose a quella regione, che sono indispensabili per l’esistenza delle sensazioni”, ha detto la Procura Generale.

Ha anche incluso i criteri della Corte Suprema di Giustizia della Nazione in relazione all’aborto nella sentenza in revisione 1388/2015, emessa il 15 maggio 2019 in favore di Margarita, alla quale è stato negato l’accesso all’interruzione di gravidanza dal Centro Medico Nazionale 20 de Noviembre di Città del Messico, nonostante il fatto che la continuazione della gravidanza avrebbe potuto causarle complicazioni diabetiche e ipertensive che avrebbero potuto portare alla sua morte.

Inoltre, la Corte, nella sessione del 6 agosto 2019, ha approvato la norma ufficiale messicana 046-SSA2-2005 che obbliga a tutti gli ospedali pubblici a interrompere le gravidanze derivanti da stupro, senza la necessità che la vittima presenti una denuncia alla Procura.

Quando l’aborto era punibile

Durante il periodo in cui l’iniziativa era stata “congelata” in Hidalgo, l’associazione civile Grupo de Información y Reproducción Elegida (Gruppo di informazione e riproduzione per scelta) ha seguito e denunciato gravi casi in cui ad adolescenti e minorenni non era stato concesso il permesso di abortire.

Uno di questi è il caso di Carmen, una ragazza di 13 anni che frequentava il sesto anno della scuola primaria a Pachuca, che è stata violentata dal patrigno nel novembre 2013 e alla quale è stato negato il diritto di interrompere la gravidanza in tre diverse occasioni.

L’aggressore la minacciava dicendole che avrebbe fatto del male a sua madre se lei avesse detto qualcosa. Dopo un po’ di tempo, Carmen ha cominciato a sentirsi poco bene, e sua madre notò che non aveva avuto le mestruazioni per diverso tempo. Quando Carmen è andata da un medico, le è stato comunicato che era incinta. Carmen allora ha raccontato finalmente a sua madre dello stupro, e nel marzo del 2014 sono andate insieme alla Procura della Repubblica per sporgere denuncia.

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All’epoca, Carmen non venne informata del suo diritto di interrompere la gravidanza a seguito di uno stupro. Nonostante questo, tornò qualche settimana dopo per chiedere un aborto assistito alla Procura, sentendosi rispondere che la sua richiesta non poteva procedere a causa del limite di 90 giorni per l’interruzione di gravidanza, stabilito nel codice penale di Hidalgo.

Un’altra vittima è Gloria, una studentessa del liceo di Pachuca che è stata violentata il 13 gennaio 2015. Il 20 febbraio si è recata con sua madre alla Procura della Repubblica per sporgere denuncia e chiedere l’autorizzazione per l’interruzione della gravidanza. Nonostante fosse entro il termine per richiedere la rescissione, la sua richiesta è stata negata. Gloria ha dovuto abortire a Città del Messico.

Secondo il registro storico del Ministero della Salute di Città del Messico, dal 2007 – anno in cui lì l’aborto è stato depenalizzato – fino al 31 marzo 2021, 1.297 donne di Hidalgo sono andate a Città del Messico allo scopo di interrompere la loro gravidanza. Le donne di Hidalgo sono tra quelle che hanno richiesto di più questo servizio, dopo quelle di Città del Messico (162.189), di Stato del Messico (63.86) e di Puebla (1.470). Durante questo periodo, diverse donne sono state anche incarcerate per casi di aborto che presentavano presunte anomalie.

Tra i casi andati a processo c’è quello di María de la Luz, arrestata il 27 febbraio 2012 per tentato omicidio, dopo essere arrivata all’Istituto Messicano di Sicurezza Sociale (IMSS) con emorragie vaginali. È stata mandata nel carcere distrettuale di Tizayuca e, mentre era ancora incinta, è stata processata per questo crimine. “Ho tutte le prove per testimoniare che avevo preso tutti i controlli prenatali, mi ero sottoposta a tutte le cure, ma mi hanno etichettata come un’assassina”, ha detto María de la Luz al team che ha gestito la sua difesa legale. Il 17 aprile 2014, la donna, che ha sempre sostenuto che il suo sanguinamento fosse involontario, è stata assolta da tutte le accuse.

“Un debito storico”

Bertha Miranda, un’attivista che promuove la depenalizzazione dell’aborto da più di un decennio ed è la presidente della Rete per i diritti sessuali e riproduttivi, afferma che questa legge andrà a saldare molti debiti con le ragazze e adolescenti di Hidalgo. “Significa che le donne non dovranno più sottoporsi a pratiche clandestine per interrompere una gravidanza. Significa che le ragazze che sono vittime di stupro da adesso potranno avere accesso all’aborto senza limitazioni del codice penale”, ha detto. Ha aggiunto che viene a mancare anche la barriera della temporalità, “che implicava che se le donne che venivano violentate decidevano di interrompere la gravidanza oltre la scadenza dei 90 giorni, non avevano la garanzia di questo diritto ed erano costrette ad andare a Città del Messico per sottoporsi all’intervento.

Questa legge, ha osservato, “salda un debito con la questione della giustizia sociale, dove non si dipenderà più dalle risorse economiche per avere un aborto in condizioni di sicurezza”. Ha sottolineato che l’aborto sarà accessibile anche alle donne detenute in carcere. “Si tratta di una conquista per le donne, perché lo Stato non potrà più omettere il proprio ruolo e costringere le donne ad andare fino a Città del Messico; ora dovrà garantire i loro diritti”.

Fonte
Magazine: Lado B
Articolo: Es ley: Hidalgo se coloca como el tercer estado en despenalizar el aborto en el país
Scritto da: Áxel Chávez
Data: 30 giugno 2021
Traduzione a cura di: Michela Perversi
Immagine di copertina: Protoplasma K
Immagine in anteprima: Pinterest

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