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Ecco perché il divieto alle terapie di conversione deve includere i gruppi religiosi

Ecco perché il divieto alle terapie di conversione deve includere i gruppi religiosi

Dopo molti ritardi nel dibattito sul divieto della terapia di conversione, il Governo ha discusso se la religione debba essere esentata o no dal proibire questo tipo di terapia in Inghilterra e Galles. Questo ha portato a ulteriori ostacoli per quanto riguarda la discussione di una eventuale legge. Un divieto generale, è stato detto, violerebbe le libertà religiose e la convinzione di alcuni gruppi che qualsiasi tipo di sesso al di fuori di quello nel matrimonio eterosessuale sia peccaminoso. In risposta alle proposte per un divieto totale della terapia di conversione, Peter Lynas, direttore della lobby conservatrice Evangelical Alliance, ha fatto eco a ciò che credono altre figure religiose. Vale a dire, che ə leader potrebbero essere “a rischio di persecuzione” per aver condotto preghiere guidate per coloro che hanno chiesto “aiuto per la loro sessualità”.

Il mese scorso la reazione di Boris Johnson a queste preoccupazioni è stata che “un adeguato supporto pastorale (preghiera inclusa)” sarebbe rimasto legale, suscitando critiche sui suoi precedenti tutt’altro che progressisti sulle questioni LGBTQIA+. La notizia è anche arrivata dopo le preoccupazioni secondo cui tre membri del comitato consultivo LGBTQIA+ del Governo si erano dimessi nel marzo 2021 per accuse di ostilità verso le questioni LGBTQIA+ all’interno del governo di Johnson.

Questa potenziale scappatoia viene ancora portata avanti nonostante le precedenti proposte, secondo cui le pratiche religiose sarebbero state incluse nel divieto inizialmente, lasciando le vittime senza poter ricorrere alla giustizia legale. La questione è anche legata a dibattiti più ampi sulle pari opportunità e sulla legislazione introdotta nel 2003 e nel 2010 per proteggere una serie di gruppi minoritari, inclusi gruppi LGBTQIA+ e gruppi religiosi. Ma sostenere sia il divieto che l’esenzione religiosa si sta rivelando di per sé contraddittorio.

La storia della terapia di conversione

Denunciata dal Governo del Regno Unito come “assolutamente ripugnante” e “senza posto in una società civile”, la cosiddetta terapia di conversione, a volte nota come “terapia di cura” o “terapia riparativa”, promette di cambiare l’identità di genere (da transgender o genere non conforme a cisgender) o l’orientamento sessuale (da LGB+ a eterosessuale) di una persona.

Organizzazioni come l’NHS (il Sistema Sanitario Nazionale inglese, NdT) hanno definito questi programmi “non etici e potenzialmente dannosi” e l’ONU ha chiesto che la terapia di conversione sia vietata a livello globale. Anche 20 Stati negli Stati Uniti, Albania, Brasile, Germania e Malta hanno legiferato contro di essa. Eppure molti gruppi religiosi continuano a raccomandarla ai membri LGBT+ della loro congregazione; attraverso la preghiera, l’isolamento sociale, la fame e talvolta l’uso illegale dello stupro “correttivo”.

La convinzione che le identità LGBTQIA+ non siano sane, moralmente sbagliate o pericolose, e che una persona possa essere curata da questo “problema” non è nuova. Nel 1899, lo psichiatra tedesco Albert von Schrenck-Notzing affermò di aver cambiato la preferenza di un uomo, da gay a etero, attraverso l’ipnosi e esperienze nei bordelli. L’idea che il desiderio maschile per lo stesso sesso fosse radicato nei testicoli ha portato alcuni a rimuovere i loro testicoli “gay” e sostituirli con quelli presumibilmente eterosessuali.

Successivamente, il trattamento elettroconvulsivo, la lobotomia, la terapia ormonale e la terapia dell’avversione – in cui alle persone LGBTQIA+ venivano somministrati emetici per farle vomitare vedendo foto di persone attraenti – erano i metodi preferiti. La popolarità di queste pratiche ha raggiunto il picco negli anni Settanta. Oggi, ə medicə di base e ə professionistə della salute mentale hanno meno probabilità di indirizzare ə pazienti a questi metodi pseudoscientifici, sebbene possano essere raccomandate terapie verbali. Tentativi religiosi di conversione, tuttavia, hanno ancora apertamente luogo.

I danni della terapia di conversione

Date la transfobia e l’omofobia profondamente radicate nella società, è difficile essere certə di quante persone siano colpite dalla terapia di conversione. La paura del rifiuto da parte della famiglia e della comunità e la vergogna per la propria identità a causa delle procedure sono tra le molte ragioni per cui le persone non si fanno avanti per raccontare le loro esperienze. Tuttavia, un sondaggio del Governo britannico del 2018 sulle esperienze delle persone LGBTQIA+ mostra che al 5% dei 108.000 intervistati è stata offerta una qualche forma di terapia di conversione, mentre oltre 2.000 l’hanno subita.

Il Governo spesso ignora le voci delle persone trans; questo è particolarmente preoccupante perché dalle risposte del sondaggio del 2018 sulle esperienze LGBTQIA+, si è visto che la probabilità che le persone trans siano state sottoposte o abbiano ricevuto proposte di sottoporsi a terapie di conversione è più alta (13%) di quella delle persone cisgender (7%).

Le terapie di conversione tendono a legittimare gli abusi e possono anche includere il sequestro di persona o matrimoni forzati, per cui le persone potrebbero essere prese con la forza dalle proprie abitazioni e obbligate a fare trattamenti di conversione oppure sposare una persona del sesso opposto. La straziante drammatizzazione degli incontri nella vita reale dell’autrice Jeanette Winterson, nel suo romanzo semi-autobiografico del 1985, “Non ci sono solo le arance”, serve come un promemoria scioccante di cosa sono questi trattamenti nella pratica. Modellato sulla sua esperienza di coming out come lesbica quando era un’adolescente, l’esorcismo a cui la protagonista è costretta nel romanzo serve a ricordare il potere che ə leader religiosə hanno nella vita di molte persone LGBTQIA+. Sebbene le terapie di conversione non abbiano successo, possono provocare umiliazione, traumi e suicidi.

Religione e sessualità

Diverse religioni hanno avuto a lungo relazioni difficili con il sesso e la sessualità. La maggior parte condanna le relazioni omosessuali maschili. Le relazioni omosessuali femminili, d’altra parte, sono spesso meno dibattute in gran parte a causa di paure storiche che la “pubblicità” o un focus specifico su questo nel diritto penale spingerebbe più donne ad avere relazioni lesbiche. Molte religioni considerano anche il sesso esclusivamente come un mezzo di procreazione all’interno del matrimonio eterosessuale.

Questi pregiudizi profondi, sebbene non esplicitamente espressi nei principali testi religiosi, sono radicati in queste istituzioni. L’aumento del fondamentalismo religioso a livello globale (cristiano, indù, islamico ed ebraico) nel 21° secolo ha visto un rafforzamento di queste credenze, mettendo un numero non indifferente di persone a rischio di comportamenti dannosi, tutto “in nome della gentilezza”.

Tuttavia, non tutte le religioni sostengono la terapia di conversione. Nel 2017, la Chiesa Anglicana ha chiesto un divieto sulla base del fatto che la terapia di conversione non fosse etica e la Chiesa non considerava l’omosessualità un crimine. Nel 2020, David Rosen, rabbino capo d’Irlanda, è stato anche tra centinaia di leader religiosi a firmare una dichiarazione per porre fine alla pratica in cui la religione è stata “abusata per causare dolore profondo”. In essa “chiedono perdono a coloro la cui vita è stata danneggiata e distrutta con il pretesto dell’insegnamento religioso”.

Anche se spesso presentata come metodo di auto-aiuto, la terapia di conversione è un atto distruttivo di repressione con conseguenze durature. Le persone LGBTQIA+ devono essere celebrate non solo tollerate – e certamente non macchiate di vergogna e stigma sociale. Consentire alla religione di essere esentata da qualsiasi divieto invia un messaggio chiaro per cui ci sono ancora luoghi in cui vengono perdonati atteggiamenti e pratiche pericolose.

Fonte
Magazine: The Conversation UK
Articolo: Why the ban on conversion therapy has to include religious groups
Scritto da: Dr. Megan Todd
Data: 25 maggio 2021
Traduzione a cura di: Caterina Fantacci

Una parola sul consenso

L’articolo qui riportato e tradotto, è stato pubblicato il 25 Maggio. Da allora, alcune delle discussioni del Governo sono state portate avanti ma senza grandi miglioramenti. Le terapie forzate sono quelle che si vogliono impedire e vietare, ma per il resto, niente. L’Ufficio per le Pari Opportunità del Governo inglese infatti vuole riconoscere che ci sono persone che cercano di propria spontanea volontà terapie che li aiutino “a vivere in modi che sono più allineati con le proprie credenze personali”. Tante parole per dire che se un adulto consenziente vuole cercare questo tipo di trattamenti, allora questi devono essere consentiti. Se non fosse per questo “dettaglio”, a leggere il testo, la proposta per come viene descritta sembrerebbe ottimale: certo, vengono bannate completamente tutte le terapie di conversione che coinvolgono abusi fisici e tutti i tipi di terapie vengono vietate a minorenni e adulti in condizioni di vulnerabilità o non capaci di dare consenso. I trattamenti coercitivi vengono vietati per chiunque – a prescindere dall’età. Le istituzioni religiose sono libere di riportare ciò che i propri testi sacri o le proprie fonti dicono in materia di sessualità e genere. Tuttavia, in nome della libertà religiosa, rimangono spazi e scappatoie dentro alla legislatura, come The Conversation ha riportato, per quanto riguarda adulti che consentono a queste terapie.

Diventa allora ancora più importante ribadire questo: le ricerche approfondite commissionate ad esperti dal Governo stesso in relazione alla terapia di conversione contraddicono la proposta di legge stessa. Nello studio portato avanti, sono state ascoltate le persone che avevano acconsentito a queste terapie di conversione. Queste persone hanno dichiarato di non aver avuto informazioni obiettive, imparziali e complete sui procedimenti e i potenziali rischi, e di non aver ricevuto nessun’altra alternativa (Fonte qui e qui). Ad onor del vero, la proposta del Governo, allo stato attuale, riporta che la persona che acconsente a questi trattamenti debba avere “tutte le informazioni” prima di dare il proprio libero consenso alla partecipazione, ma lo fa in modo molto vago. Infatti, viene detto, il consenso deve essere dato esplicitamente se l’individuo è informato e libero da pressioni altrui. Fine. A questo punto però vediamo alcuni dei problemi.

1) Non viene richiesto da questo disegno di legge che le terapie, offerte a chi le richiede volontariamente, vengano consigliate solo dopo aver anche proposto alternative (ad esempio, sessioni di psicoterapia e counselling tramite professionistə accreditatə, o associazioni di supporto LGBTQIA+).

2) Non viene fatto nessun accenno a come si debbano regolamentare gli enti che offrono terapie riparative di questo tipo (ovvero disponibili solo ad adulti consenzienti), per fare in modo che le informazioni che danno siano trasparenti, complete e accurate o, come viene scritto molto ambiguamente, “informazioni appropriate”.

Di fatto, la proposta di legge non assicura che le persone LGBTQIA+ siano protette da enti o privati che potrebbero fornire loro informazioni incomplete, parzialmente accurate o del tutto inaccurate, né riesce ad assicurare che alternative meno dannose e scientificamente valide siano allo stesso tempo offerte a chi richiede aiuto.

L’intera proposta può essere letta in originale sul sito del Governo.

Ci si aspetta che il Governo inglese voglia approvare questo disegno di legge tra il primo e il secondo quadrimestre del 2022. Prima che ciò avvenga, si spera che ci siano altre discussioni e che le opposizioni e coloro che hanno protestato all’interno delle file dei Tories (come Alicia Kearns) facciano sentire le loro voci. Se non ci saranno cambiamenti, questo disegno di legge sarà un’altra conferma che il Governo non ha problemi a lasciar scorciatoie e campo libero a coloro che continuano a minare la sicurezza delle persone LGBTQIA+, tutto con il pretesto di difendere le “libertà religiose”.

Testo di: Caterina Fantacci
Immagine di copertina: Anete Lusina
Immagine in anteprima: Stonewall UK

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