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Ecco perché la miglior calciatrice al mondo non sta giocando ai Mondiali

Ecco perché la miglior calciatrice al mondo non sta giocando ai Mondiali

Ada Hegerberg è la miglior calciatrice al mondo. La ventitreenne, attaccante norvegese, ha segnato 130 goal in 105 partite, nelle cinque stagioni con il club francese Olympique Lyonnais. Tra gli altri traguardi, la squadra ha vinto le quattro Champions League scorse. Nella più recente, Hegerberg ha fatto una tripletta nei primi 30 minuti della finale. Ma non sta giocando ai Mondiali di quest’anno.

Perché? Sta protestando – anche se i dettagli della protesta sono in parte ancora non noti. Due anni fa Hegerberg ha notificato alla federazione calcistica norvegese che non aveva intenzione di giocare ancora con la Nazionale almeno finché non avesse visto prova di miglioramenti nel supporto per il programma femminile. Ha mantenuto la promessa, e la Norvegia ha debuttato al mondiale con la Nigeria, domenica 10 giugno, senza la star della Nazione.

Hegerberg non ha avuto problemi a condividere alcune delle proprie frustrazioni, ma è rimasta vaga sui dettagli (“Quando i media mi hanno chiesto cosa ho detto alla federazione, ho risposto che è tra me e loro, così che possano lavorarci su”, ha detto a ESPN). Il conflitto è iniziato nel 2017, durante gli Europei UEFA, dove la Norvegia perse tre partite consecutive e fu subito eliminata nella fase a gironi. Hegerberg fu veloce a esprimere le proprie preoccupazioni con la società, che lei incolpava in parte per la scarsa performance. (La federazione norvegese di tutta risposta criticò Hegerberg per quello che chiamarono un ‘atteggiamento negativo’).
Hegerberg rifiutò la critica della federazione sulla sua persona. “Non ho mai cercato di controllare le 11 giocatrici titolari, o cose interne al gruppo” ha detto a CNN Sport. “Questo è ciò che provo basandomi su tutta la mia esperienza con la Nazionale. Non dipende nemmeno più da me. Sono andata avanti, nella mia carriera e nella mia vita.”

Ha detto a Aftenposten che la Nazionale femminile veniva trattata come inferiore alla maschile, in quanto a paga, condizioni lavorative, investimenti a livello di club e giovanili e cultura di squadra, sebbene le donne in Nazionale storicamente abbiano avuto più successi degli uomini. Ha aggiunto che, assieme a un generale senso di mancanza di ambizione da parte delle altre giocatrici, il suo tempo passato a giocare in Nazionale, l’ha fatta sentire una giocatrice peggiore. “Ci viene detto costantemente che dovremmo arrivare al limite del nostro potenziale, ma poi in pratica questo non accade” ha detto al giornale norvegese.

E alla CNN: “Ci sono federazioni, ci sono club e ci sono uomini in alte posizioni che hanno la responsabilità di mettere le donne al posto giusto, e questo, penso e sono convinta, è dove ci sono da fare grandi passi avanti.”

Ha sostenuto che non è una questione di soldi, ma più una di rispetto e opportunità per le donne ai livelli più alti dello sport. Ha lodato la propria squadra di club, che ha detto tratta uomini e donne in egual modo: usando la stessa qualità di campo, mangiando insieme, essendo rispettate, esigendo gli stessi alti standard. Ha anche espresso, vagamente, l’idea che lei e la squadra nazionale non stavano giocando a pieno potenziale in parte per lo stile del management, che non dava a Hegerberg la creatività o le opportunità di leadership che meritava e di cui aveva bisogno. Come ha detto a ESPN:

“Ho cercato di avere un impatto [sulla Norvegia] per molti anni, e ho potuto vedere che questo sistema, nella federazione, non fa per me. Ho sentito di essere messa in un sistema dove non avevo una voce. Sentivo questo peso sempre più grande sulle spalle; non sta andando bene. …Per me a quel punto, per riuscire a non perdermi e a non perdere quello in cui credevo, ho dovuto fare questa scelta. Non poteva andare in altro modo. E appena l’ho fatto, è stato come [sospira], potessi essere nuovamente me stessa. Potevo dare il meglio ai più alti livelli, di nuovo.”

Ha anche detto ai giornalisti che gli ufficiali della federazione norvegese non hanno preso la sua protesta “nel modo in cui avrebbero dovuto”, dato che avrebbe voluto che lavorassero su alcune questioni specifiche. “Non dev’essere facile quando una donna cerca di essere critica in modo positivo,” ha detto. “Da allora, mi sono buttata tutto alle spalle e ho cercato di giocare al meglio con il Lione.” Ma ha aggiunto che sapeva che avrebbe affrontato della resistenza, al momento della scelta. Secondo ESPN, ha detto:

“Anche se a volte mi dicevo [sospira] ‘davvero affronterò questa sfida?’ poi pensavo sempre ‘ma cosa porterà per il futuro, per gli altri?’… È impossibile giocare a calcio in un mondo di uomini e non lottare per l’uguaglianza. Siamo tutti femministi. Giocare a calcio può essere difficile, ma ogni giorno è una lotta per l’uguaglianza. È un fatto. Ce l’abbiamo fatta qua [a Lione] perché hai un uomo in cima che crede in noi. Ma c’è ancora tanta, tanta strada da fare, e si vede nei piccoli esempi ogni giorno.”

Da quando ha preso questa decisione, la Norvegia ha fatto dei progressi che hanno reso contenti alcuni critici e tifosi del calcio. Secondo il Wall Street Journal, nel 2017, la federazione norvegese si è impegnata a pagare egualmente entrambe le squadre della Nazionale, in quello che si pensa essere stato il primo accordo del genere, per il calcio internazionale. (A marzo, di contro, la squadra nazionale femminile degli Stati Uniti ha annunciato che tutte e 28 i membri della squadra hanno denunciato, tramite class-action, la federazione U.S Soccer per quanto riguarda salari, condizioni di lavoro e di supporto inferiori rispetto a quelli della squadra maschile.) La scorsa estate la federazione norvegese ha anche nominato una donna come direttrice dei programmi nazionali. Questa donna, l’avvocata e ex giocatrice Lise Klaveness, ha detto che la federazione spenderà più soldi nella squadra femminile che in quella maschile quest’anno. “Per me è una cosa data per scontata, perché andiamo ai Mondiali con le donne, ma suppongo che in altre federazioni sia pura utopia” ha detto al Journal.

Ma Hegerberg apparentemente rimane poco convinta che queste novità cambieranno i problemi, dalle radici più profonde, che ha visto nella squadra.

È difficile sapere come la sua opinione possa – o potrà – influenzare la Nazionale. Ma sappiamo che sta già facendo luce sul sessismo nell’ambiente. Una volta, le fu chiesto da un giornalista se si considerasse una calciatrice o una femminista, come se le due cose si escludessero a vicenda. Lei respinse decisamente quest’idea. Quando ha ricevuto il Pallone d’Oro femminile, nel 2018 – la prima vincitrice di quello che adesso è il più grande premio individuale per una giocatrice (il Ballon d’Or per gli uomini fu introdotto negli anni 50)- un musicista francese, che stava aiutando la conduzione della cerimonia, le ha chiesto, sul palco, se lei twerkasse. Rispose con un secco no.

Hegerberg è in una posizione unica e forte, per poter dare voce alle questioni. È indubbiamente una star mondiale, anche senza apparire alla Coppa del Mondo, grazie alla sua carriera nella squadra di club. A differenza degli Stati Uniti, dove il calcio di club è molto meno prestigioso e redditizio, la società di Hegerberg la paga più di quanto possa la Nazionale norvegese – ed è, secondo SB Nation, la calciatrice di club più pagata del mondo. Come James Dator di SB Nation ha sottolineato, per le altre giocatrici norvegesi, e per altre giocatrici nel mondo, prendere una posizione potrebbe uccidere una carriera. Per Hegerberg, no.

È incredibile che questa storia non sia stata più dominante nel flusso di notizie. A giugno, quando la federazione norvegese ha confermato che Hegerberg non sarebbe stata convocata, le ricerche sul web per Cristiano Ronaldo (presumibilmente l’equivalente di Hegerberg in quanto miglior giocatore uomo) superavano quelle per Hegerberg di 60 a 1. La sua storia ha tratto poi più attenzione nei giorni d’inizio del Mondiale, ma il nome di Ronaldo continua a essere cercato circa quattro volte di più. Il calcio femminile internazionale sta facendo passi avanti, portati avanti dalle donne stesse. Ma provate a immaginare per un secondo le domande, le proteste del pubblico, la copertura mediatica onnipresente, se fosse stato Cristiano Ronaldo a decidere di saltare il Mondiale 2018 in protesta.

Magazine: Slate
Articolo: Why the World’s Best Soccer Player Isn’t Playing in the World Cup
Autrice: Molly Olmstead
Data: 8 giugno 2019
Traduzione: Caterina Fantacci
Immagine di copertina: Ada Stolsmo Hegerberg

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