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Eletto uomo femminista dell’anno, incoraggia gli altri uomini a unirsi alla lotta delle donne

Eletto uomo femminista dell’anno, incoraggia gli altri uomini a unirsi alla lotta delle donne

Se doveste vedere un solo video oggi, sarebbe questo, pubblicato sul sito dell’Huffington Post, nel quale Maxime Ruszniewski, eletto uomo femminista dell’anno 2018, incoraggia i propri pari a partecipare alla lotta per l’uguaglianza.

“Abbiamo tutti interesse che questa lotta si faccia”. Inizia così questo video, pubblicato lunedì 4 febbraio sul sito dell’Huffington Post, nel quale Maxime Ruszniewski, eletto uomo femminista dell’anno 2018 dall’associazione delle professioniste audiovisive médiaClub’Elles (associazione di professioniste del settore audiovisivo con lo scopo di migliorare la rappresentazione delle donne nei settori della televisione, del cinema, della radio, della musica e dei nuovi media, NdT), dà le chiavi ai propri pari per unirsi alla lotta per l’uguaglianza.

In meno di cinque minuti, il cofondatore della Fondation des Femmes (Fondazione delle donne, NdT) spiega agli uomini come possono partecipare a questa causa, sia nel quotidiano, al lavoro o per strada. “Non c’è bisogno di impegnarsi in un’associazione o in un movimento per partecipare a questa lotta per l’uguaglianza. Ciascuna, ciascuno, è responsabile di quello che succede attorno a lei o attorno a lui”, dichiara. Il militante femminista annuncia i diversi modi di intervenire e insiste: bisogna rispettare la parola delle persone coinvolte e lasciare che si esprimano. Non avremmo saputo dirlo meglio.

Traduzione dei sottotitoli del video

Abbiamo tutti interesse che questa lotta si faccia.
Maxime Ruszniewski è l’uomo femminista del 2018. Ci spiega le basi del femminismo per gli uomini

REGOLA 1
È una lotta quotidiana

Non c’è bisogno di impegnarsi in un’associazione o in un movimento per partecipare a questa lotta per l’uguaglianza. Ciascuna, ciascuno, è responsabile di quello che succede attorno a lei o attorno a lui. Inizia al mattino, a casa, e finisce la sera. Siamo testimoni di discriminazioni sessiste, di sessismo ordinario, di violenze praticamente tutto il giorno. Allora, queste possono partire dal piccolo stereotipo a casa: ci si rende conto che alla fine sono sempre le ragazze che sparecchiano e apparecchiano la tavola. In questo caso bisogna dire la propria come padre, come madre, come sorella maggiore o fratello maggiore. Nei mezzi di trasporto non si è più obbligati a tacere quando si assiste a una scena scandalosa di una donna a cui vengono rivolti fischi o che viene insultata, rimproverata per i suoi vestiti, ecc. No, non bisogna stare zitti, bisogna intervenire. Se nella vostra famiglia sentite che qualcuno è vittima di violenze ma non sapete bene come fare, prendetevi un momento con questa persona, lasciatela parlare. Spesso le donne vittime di violenze aspettano che le si lasci esprimere, che le si faccia parlare, perché hanno bisogno di parlare. Cercate di non fare gaffe, ma ascoltatele, date prova che sapete ascoltarle e lasciate che si esprimano.

REGOLA 2
Bisogna denunciare le discriminazioni al lavoro

Al lavoro può succedere di assistere a commenti inappropriati e finire col dire: “Dai, non faccio di certo obiezioni al mio collega, perché alla fine non mi azzardo troppo. Non mi riguarda.” Mentre alla fine è nostro dovere intervenire. Allo stesso modo di quando ci si rende conto di una discriminazione, per esempio che riguarda il salario in maniera evidente, si possono avvisare i vertici, si può cercare di creare un gruppo di sostegno o avvisare qualche collega per cercare di agire sulla questione. E se non avete il coraggio di agire, provate a rivolgervi a qualcuno che magari occupa un posto migliore all’interno dell’azienda e può far sentire la propria voce. Se, per esempio, avete paura di perdere il posto, potete andare a parlare con la direzione delle risorse umane e informare sul fatto che qualcuno nell’azienda sta subendo una discriminazione.

REGOLA 3
Rispettare lo spazio dei diretti interessati

Quando si è vittime di violenze, di discriminazioni salariali, quando si è rintanati nel silenzio perché si ha paura delle reazioni dei propri superiori, a volte si ha solo voglia di sfogarsi e di parlare prima di tutto tra donne, come una sorta di gruppo di sostegno e di non essere interrotte dagli uomini. Poiché lo scopo di queste riunioni è di far parlare le donne in libertà, posso capire che queste riunioni non siano aperte agli uomini, purché si lascino esprimere gli uomini in altri luoghi. Affinché questi uomini si esprimano e si rivolgano ad altri uomini e facciano capire loro che devono partecipare a questa lotta per l’uguaglianza.

Fonte
Magazine: Cheek Magazine
Articolo: Élu Homme Féministe De L’année, Il Encourage Ses Pairs À Rejoindre Le Combat Des Femmes
Autrice: Wendy Le Neillon
Data: 4 febbraio 2019
Traduzione a cura di: Gloria Spagnoli

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