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Parità di genere, musica e nuove generazioni: intervista a giuliettacome
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Parità di genere, musica e nuove generazioni: intervista a giuliettacome

Valeria Lucia Passoni

Classe 1996, di Forlì, giuliettacome è unʼartista emergente che definisce la sua musica come sincera, irriverente e unisex, oltre i generi, caratterizzata da testi impegnati e atmosfere elettroniche.

Ha iniziato la sua carriera musicale nel 2018, pubblicando il brano “Luci al Neon” con cui ha partecipato all’Honiro Rap Battle Night, classificandosi tra i primi 10 concorrenti, ma è solo due anni dopo, nel gennaio 2020, che ha pubblicato il suo primo brano con il nome di “Giulietta, Romeo”, a cui sono seguiti “Gin” e “Streghe”.

Durante il primo lockdown, lo scorso anno, ha composto e registrato con l’iPhone le quattro tracce che compongono il suo primo EP, uscito nel giugno dello stesso anno per l’etichetta Luppolo Dischi, e a cui è seguito un nuovo bravo, “Costiera”.

All’inizio di quest’anno ha deciso di cambiare il nome d’arte in giuliettacome e ha pubblicato il singolo “Vero” con l’etichetta Visory Records Indie. Grazie a Clubhouse ha poi conosciuto Eiemgei, artista e produttore noto per aver prodotto, tra le tante hit, “Sciccherie” di Madame. La loro collaborazione ha portato alla pubblicazione di “Catcalling” per Visory Records e Universal Music Italia, brano di cui abbiamo parlato insieme alla sua autrice.

Quali sono ə artistə cult della tua formazione musicale, quellə che ti hanno stregata quando hai iniziato a scoprire la musica? Come risponderesti alla domanda “Qual è il tuo gruppo preferito?”?
La mia artista cult preferita in assoluto è Lady Gaga. Mi ha stregata dalla prima volta che ho visto il videoclip di “Poker face”. Ero attratta da lei da tutti i punti di vista. Mi affascinavano la sua irriverenza e la promiscuità. Dopo di lei, un’altra mia grande fonte di ispirazione è Taylor Swift. Un’artista gigante, bravissima nell’arte dello storytelling e nel sapersi adattare a diversi generi musicali. In Italia i miei mostri sacri sono Jovanotti, Raffaella Carrà e attualmente stimo tantissimo Madame.

Nella tua bio di presentazione si legge che ami definire quello che scrivi come sincero, irriverente e unisex: come si fa a scrivere una canzone così? Quali sono ə esponenti dell’arte che a tuo parere riescono in questo intento e che trovi d’ispirazione?
Una canzone sincera è una canzone che descrive un momento in modo semplice, senza tante sovrastrutture. Mi piace definirmi irriverente perché le mie canzoni hanno spesso un messaggio politico e si discostano dai temi del pop mainstream italiano. Unisex invece è il mio modo di scrivere, parlo alle donne ma anche agli uomini. Dedico canzoni sia agli uomini che alle donne e percepisco il mio modo di scrivere a prescindere dalle tematiche che tratto, sia maschile che femminile. Ritrovo queste qualità anche in cantautrici come Madame e Ariete.

La tua generazione è estremamente pervasa dalla tecnologia, un esempio è come il tuo primo ep sia stato registrato con un iPhone: in che modo a tuo parere le generazioni prima di te dovrebbero prendere ispirazione da questo intenso e fortissimo utilizzo delle “nuove tecniche”? Viceversa, cosa invece la tua, dovrebbe imparare da loro?
Noi giovani parliamo per immagini e la nostra scrittura ha subito tantissime contaminazioni con altre lingue e culture. Questo è il motivo per cui tantə giovani autorə scrivono testi e brani per artistə più grandi. Sicuramente la tecnologia e la sua accessibilità fanno sì che il processo creativo sia contraddistinto da una certa immediatezza, fatta di memo vocali, note, video che velocizzano e rendono più semplice creare, fare arte. Noi giovani, dovremmo stare attentə a non disperdere il valore e la cura che diamo alle cose che facciamo. Viene pubblicata troppa musica e temo che di tanta non ce ne sia davvero bisogno.

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“Catcalling” è il tuo nuovo singolo che parla di quella che è una piaga da sempre, e di cui ultimamente si parla un po’ di più: come mai hai scelto di parlare proprio di questo argomento e di farlo in un modo ironico?
Ho scritto molti pezzi di denuncia sociale e sono molto coinvolta nella lotta per i pari diritti. Ho scritto questa canzone appena prima che la tematica fosse al centro del dibattito sui social. Ho cercato di essere meno dura per arrivare a più persone possibili attraverso un modo più leggero. Volevo mettere in risalto il tema creando una canzone pop, dal sound allegro. La forza di questa canzone credo stia proprio nel suo essere orecchiabile nonostante il testo parli di fastidio e molestie. Volevo che la cantassero tuttə e che tuttə potessero poi soffermarsi su quello che ho scritto.

Hai mai subito catcalling o qualche altra azione di violenza verbale o fisica, umiliante, discriminatoria?
Subisco catcalling da sempre. Solo che prima la ritenevo una cosa positiva. Mi hanno insegnato che è positivo ricevere apprezzamenti e che anzi quando nessuno ti guarda è un male. La società ci insegna a considerarci valide in funzione dell’approvazione di qualcunə. Ho anche subito abusi psicologici e fisici ma quando mi accadde non riuscii a rendermene conto. In entrambe le situazioni mi sentii male ma non riuscii a collegare da dove arrivasse davvero il disagio. Subire catcalling non è per niente ok come non lo è essere insultata di continuo o essere costretta ad avere un rapporto sessuale ma noi donne siamo tutte abituate a sopportare nel silenzio e a non sapere dove e come chiedere aiuto.

Com’è avere 25 anni ed essere donna nel settore musicale? 
In quanto artista, indipendentemente dall’essere donna o meno, è un percorso molto difficile e se non dessi davvero valore a quello che faccio non perseguirei questa strada così contorta e senza certezze. Ma questo riguarda tuttə ə artistə. In quanto donna, l’unica cosa che davvero mi è capitata spesso e dà fastidio è il fatto che le persone si meraviglino del fatto che io scriva le mie canzoni. Spessissimo le persone non credono al fatto che io ne sia l’autrice. Gli uomini sono ancora percepiti come i grandi cantautori della canzone italiana mentre noi donne anche autrici siamo eccezioni, casi sporadici. Vorrei che molte più ragazze scrivessero: come per le STEM, sembra quasi che non ne siamo in grado. C’è davvero bisogno di ascoltare quello che abbiamo da dire.

Cosa può fare l’arte, la musica, chi ha il privilegio di salire su un palco e prendere la parola, di essere virale, avere visibilità per ə coetaneə, per la realizzazione di un contesto sociale realmente paritario?
Credo che la musica sia la forma d’arte più potente e pervasiva. Basta pensare ad artiste come Lady Gaga, Taylor Swift e a come il loro prendere posizione politicamente parlando di certe tematiche abbia aiutato certe persone a riflettere, a loro volta a schierarsi. Io credo che ə artistə abbiano la possibilità di avvicinare le persone a certe tematiche. Le canzoni sono strumenti comunicativi potentissimi e devono, secondo me, essere anche portatrici di messaggi significativi. A livello teorico, unə artista ha la possibilità di farsi ascoltare, di comunicare a tantissime persone e quindi di poter anche smuovere le coscienze. Sarebbe un peccato abusare della musica solo come intrattenimento. Vorrei che attraverso le mie canzoni le persone si sentissero libere di esistere come vogliono. Essere se stessə, accettarsi equivale ad avere più forza e potere. Solo credendo fermamente in noi stessə possiamo fare e cambiare le cose.

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