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Gli impegni di una donna trans nella pandemia

Riferimento nella lotta per i diritti delle persone transgender, Neon Cunha promuove azioni per contrastare l’emergenza coronavirus, mirate alla popolazione LGBTQI+, nella zona metropolitana di San Paolo

Neon Cunha si è imbattuta nella morte diverse volte nel corso della propria vita ma non ha mai smesso di voler vivere. Oggi, a 50 anni appena compiuti, il suo piano personale era di prendere un anno sabbatico ma ha deciso di tenersi attiva e mettersi in prima linea contro il coronavirus, accanto alla popolazione LGBTQI+. Arrivare ai 50 anni, tra l’altro, è una vera e propria impresa e specie di “vittoria simbolica”, soprattutto trattandosi del Brasile, Paese che registra il maggior numero di omicidi di persone non cisgender nel mondo – lì l’aspettativa media di vita di una persona trans è di soltanto 35 anni.

I pacchi spesa vengono distribuiti soprattutto alle persone in situazione di vulnerabilità sociale, come le favelas e i punti di prostituzione sulla strada. “Queste persone non hanno da mangiare. Gli impegni sociali non possono fermarsi”, dice Neon. La Casa Neon Cunha, centro di accoglienza per persone LGTBQIA+, a San Bernardo (nei pressi di San Paolo, NdT), al quale ha prestato il suo nome, è uno dei punti di supporto di tali azioni. Neon collabora anche con altri attivisti indipendenti e con la Marcia delle Donne Nere di San Paolo.

“La prostituzione e il lavoro in nero fanno parte della realtà e della vita delle donne trans, quindi bisogna costruire le basi sociali e far sì che i nostri diritti e la nostra esistenza siano garantiti e tutelati”, spiega. In Brasile, il 90% delle donne trans ha come fonte di guadagno il lavoro di prostituzione che è anche l’unica possibilità di sopravvivenza loro, lo dicono i dati resi disponibili dall’Associação Nacional de Travestis e Transexuais (Antra).

Secondo Cunha si fa più che urgente e necessaria una discussione sulle politiche pubbliche mirate specificamente alla popolazione trans, così come la regolamentazione della prostituzione. Nonostante la pandemia, le sex worker continuano a lavorare, sia perché c’è comunque lavoro sia perché è la loro unica fonte di reddito.

Il reddito di emergenza del Governo brasiliano di R$ 600 (€150 circa, NdT), destinati ai lavoratori autonomi, non riesce a soddisfare la realtà di queste persone. Inoltre tale sussidio è limitato a sole due persone residenti nella stessa abitazione. Siccome però la maggior parte di loro vive in case collettive insieme ad altre donne trans, soltanto una residente in un unico indirizzo è riuscita a ottenere l’aiuto statale.

“Sospettiamo che ciò succeda per il semplice fatto che noi non siamo una vera e propria famiglia anagrafica, non abbiamo lo stesso cognome – molte di noi non abitano con la famiglia biologica perché sono state mandate via di casa. La limitazione del sussidio a sole due persone fa sì che i soldi siano insufficienti per far mangiare tutte le residenti in quelle case con un numero superiore, appunto, a due persone”, racconta l’attivista.

“Stacci accanto o scappa da noi”

Nata in una numerosa famiglia (Neon ha nove fratelli) lei e la sua famiglia si sono trasferiti da Belo Horizonte nell’area metropolitana di San Paolo, zona industriale in cui si trovano i più importanti stabilimenti auto, per fuggire dalla povertà. Neon ha iniziato a lavorare a soli 12 anni al Comune di San Bernardo, mentre frequentava la scuola. Da adolescente ha lavorato come “talent scout” per una “ruffiana” (donna che gestisce il lavoro delle sex worker, NdT), e ha conosciuto il mondo dietro la prostituzione – periodo che le ha dato l’idea di “appartenenza” a un mondo “non tradizionale”, ma al tempo stesso, di aver vissuto da vicino la violenza.

Laureata in Comunicazione pubblicitaria e arti visive, lei si muove bene tra il mondo accademico, la periferia e le strade. “A noi della periferia, o stacci accanto o scappa da noi”, come dice sempre. “Questa frase vuole passare un messaggio chiaro (a chi non vive nelle favelas, NdT) di vicinanza, in cui ‘starci accanto’ sia un appello di collaborazione verso i residenti delle favelas e di capire chi sono, ma al tempo stesso, riconoscere che se uno ‘scappa da noi’ non lo fa per un semplice gesto di paura, bensì capisce e riconosce la nostra potenza”, ce lo spiega in una chiave di lettura che, secondo lei, cerca di umanizzare e valorizzare i soggetti al margine della società brasiliana.

Neon racconta che ha sempre cercato di creare spazi di dibattito e che in tale ricerca ha sempre svolto due ruoli: uno da ascoltatrice, in cui ascolta la realtà dell’altro; l’altro invece in cui cerca risposte per sé stessa. “Mi hanno sempre fatta tacere, sin da piccola. La strada mi ha insegnato molto: averci vissuto, essere andata in mezzo alla prostituzione, aver convissuto con l’esclusione sociale, tutto questo aiuta a renderti una brava osservatrice”, dichiara.

Ruolo fondamentale ha l’UFABC (Università Federale dell’ABC; ABC è la zona metropolitana di San Paolo, NdT), la quale promuove misure e azioni di sostegno alla popolazione LGBTQIA+ e conta anche con un collettivo di attiviste. Il gruppo agisce su due fronti: nell’implementazione dei posti di ammissione alla Università riservati alle persone transgender e nell’uso dei bagni che rispettino l’identità di genere della persona. Io, che così come Neon abito nell’ABC, camminavo più di 3km soltanto per poter vederla parlare, così come facevano altre donne trans.

Impegno nei cambiamenti strutturali

Il non dare voce alle persone trans ha svegliato in lei l’idea di partecipazione politica. Nel 2016 ha richiesto alle autorità giudiziarie brasiliane il diritto alla morte assistita nel caso in cui non potesse avere il cambio di nome e di genere riconosciuti. Questo perché rifiutava di essere diagnosticata come una persona portatrice di patologia psichiatrica, come succedeva con le persone trans fino a qualche anno fa, le quali avevano presentare una diagnosi per poter richiedere tali modifiche. “Io non ho alcuna malattia”, sostiene.

Quando ha vinto la causa è diventata la prima donna trans brasiliana non portatrice di patologie psichiatriche a cambiare il nome all’anagrafe, il che ha potuto dare spazio ad altre donne di poter fare la stessa cosa. Ma durante la pandemia Neon non vuole gli applausi bensì impegni con cambiamenti strutturali in una crisi che spalanca, ogni volta di più, le disuguaglianze.

Fonte
Magazine: Gênero e Número
Articolo: “Os corres de uma mulher trans na pandemia”
Autrice: Sanara Santos (Énois)
Data: 22 maggio 2020
Traduzione a cura di: Bruna A. Paroni
Immagine di copertina: Gênero e Número

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