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I corpi standard delle donne nei videogames
Dark Light

I corpi standard delle donne nei videogames

Giovanni Storiale

I dati e le percentuali parlano chiaro: in America il 48% dei videogiocatori sono donne, e fra i gamers sono più numerose le donne adulte che i minorenni maschi. (2014, ESA)
Se lo stereotipo di qualche anno fa vedeva il mondo dei videogiochi relegato esclusivamente al sesso maschile, possiamo con sicurezza affermare che ora non è più così.
Ma come è rappresentato il sesso femminile nel medium dei videogiochi?
La massiccia ondata femminista degli anni ‘90 e l’ingente numero di giocatori in costante aumento hanno imposto agli sviluppatori di creare nuovi personaggi femminili di cui si può assumere il controllo: non tutte le donne (così come non tutti gli uomini) desiderano interpretare un personaggio, sì fatto di pixel, ma che rappresenti il proprio stesso sesso. In fondo ciò che i videogames permettono di fare è anche questo: sperimentare nuove identità e quindi variare il proprio genere.

Qualche tempo fa abbiamo già citato Lara Croft, a mio avviso una delle icone femminili (e femministe) più influenti nel mondo dei videogiochi e dei media in generale; ma – ahimè – questa volta neanche Lara, da troppi tenuta in considerazione più per le sue curve che per le sue abilità da archeologa, verrà risparmiata dal subire qualche critica.

Il pensiero che avrete modo di leggere all’interno di questo articolo parte da premesse molto semplici: ho analizzato esteticamente le protagoniste femminili più note e famose dei videogames più venduti degli ultimi venti anni, facendo particolare attenzione anche ai corpi delle controparti maschili.
Sono partito da videogames con una grande quantità di personaggi giocabili: picchia-duro come Tekken e Soul Calibur, o spara-tutto come Overwatch.
Al di là dell’innegabile qualità di questi prodotti, uno dei tanti motivi per cui hanno riscosso successo è proprio la quantità e varietà di personaggi. Varietà, certo, nelle parole ma non nei fatti perché – come vedremo – questa si riscontra solo ed esclusivamente nei personaggi maschili.

Analizziamo i personaggi femminili più noti in Tekken: Anna Williams, Lili, Julia Chang, Ling Xiaoyu e Zafina.
– 8 su 9 sono bianche;
– 9 su 9 sono estremamente magre;
– 9 su 9 sono giovani.

Analizziamo i personaggi femminili iniziali del quinto capitolo di Soul Calibur:
– 9 su 9 sono bianche;
– 9 su 9 sono estremamente magre;
– 9 su 9 sono giovani.

Caso a parte (ma il risultato non cambia) è Overwatch: in questo videogame del 2016 avremo la possibilità di interpretare personaggi esteticamente molti diversi tra di loro e con abilità completamente uniche. Fra questi spiccano arcieri, robot, nani con pesantissime armature e gorilla armati di bazooka che sembrano appena usciti da una versione post-apocalittica de Il Pianeta delle Scimmie, per un totale di ventitré personaggi di cui cinque sono donne.

No, mi dispiace cari lettori: nella prima versione del gioco non troviamo alcuna donna-gorilla o strano mostro verde con cromosoma XX.
Anche in Overwatch, tutte e cinque le protagoniste sono estremamente magre, belle ed in forma, con corpi molto simili tra loro, che vanno così ancora una volta ad omologarsi allo standard di “corpo perfetto” di donna che la società impone.
Tre semplici esempi che ci mostrano come anche nei videogiochi gli uomini possono essere belli, grotteschi, grassi o addirittura attempati, senza che ciò influisca sul gradimento che il pubblico palesa verso di loro, mentre le donne sono relegate a corpi umanoidi dal seno pronunciato e, nella maggior parte dei casi, meglio se poco coperto.
Come se tutta l’abilità e la fantasia dei disegnatori sparisse di colpo quando sono alle prese con la creazione di un personaggio femminile, limitandosi all’utilizzo di un corpo standard di cui – diciamolo – siamo stanchi.
Sì, voglio giocare con un mostro verde che ricordi più una donna che un uomo, lanciare frecce avvelenate con un elfo non necessariamente sexy, e distruggere le mura difensive di una fortezza con l’ascia di un’orchessa che indossa lo smalto. Che male c’è?
Dove sono finiti tutti questi personaggi?

È possibile fare un discorso molto simile se andiamo ad analizzare l’età dei protagonisti di alcune delle serie più note, in particolare in videogiochi in single player.
Joel, il protagonista di The Last of Us, Nathan Drake in Uncharted 4 o Snake di Metal Gear Solid sono solo alcuni degli esempi di personaggi maschili che hanno superato da lungo tempo la giovane età.
Giochi con protagoniste anziane ed attempate? A meno che non andiamo ad esplorare i meandri dei (già poco presenti) personaggi secondari, non pervenute.

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Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, per carità. La situazione, soprattutto se paragonata col passato, è in netto miglioramento ed è probabile che alcuni videogames a cui io non ho giocato non presentino i personaggi fisicamente stereotipati descritti poco più su. Resta però innegabile il fatto che i prodotti di cui la massa fruisce quotidianamente straripano di donne la cui principale caratteristica è l’essere belle ed estremamente appetibili per i videogiocatori eterosessuali.

Ma cosa possiamo fare, noi, da videogiocatori?
Possiamo – e dobbiamo – farci sentire.

Al giorno d’oggi gli sviluppatori, molto più che in passato, grazie all’avvento dell’internet, sono particolarmente attenti al livello di gradimento che il loro lavoro riceve dai critici e soprattutto dagli utenti.
Non a caso Overwatch, il videogioco di cui abbiamo parlato poco prima, in un recente aggiornamento non solo ha aggiunto nuovi personaggi donne, ma si tratta anche di ragazze curvy.

Certo, siamo ancora lontani da una vera comparazione ed uguaglianza tra personaggi maschili e femminili, ma spingendo ed incentivando gli sviluppatori alla creazione di nuovi mondi, meno basati su luoghi comuni, e che presentino personaggi con etnie, generi, corpi ed età differenti tra di loro, otterremo anche noi i nostri videogames “oltre gli stereotipi”.

Leggi i commenti (6)
  • “Analizziamo i personaggi femminili più noti in Tekken: Anna Williams, Lili, Julia Chang, Ling Xiaoyu e Zafina.
    – 8 su 9 sono bianche;
    – 9 su 9 sono estremamente magre;
    – 9 su 9 sono giovani.”

    Un paio di appunti al volo su questa parte (che, da fan della serie, mi triggera non poco):
    1) Non puoi citarne cinque e usarne come esempio nove. Ho capito che c’è l’immagine, ma l’articolo dovrebbe essere coerente anche senza. (E in ogni caso nell’esempio legato a Soul Calibur neanche l’immagine aiuta la comprensione.)
    2) Di grazia, da quando l’etnia asiatica e quella caucasica rientrano contemporaneamente sotto l’ombrello di “bianche”? Forse ho vissuto sotto una roccia, ma questa mi è nuova.

  • Ma Lara Croft di Underworld che è oltre i 40? Ciri di the Witcher 3 Che é sfregiata? I personaggi femminili dei final fantasy classici (una donna topo, una cuoca obesa con la lingua gigante, una donna robot blablabla)? Mi sembra un discorso un po’ pressappochista… Tra l’altro se parliamo di immedesimazione io voglio immedesimarmi in un personaggio esteticamente bello, sia maschile che femminile. Parlando di Dead or Alive, hai visto quanto vengono utilizzati i personaggi maschili “diversi” rispetto ai bonazzi dalla comunità online? (Parlo di bass armstrong e gen fu). Praticamente zero rispetto ai bonazzi. Se c’è un problema è che ci sono poche donne, non che sono poco diversificate.

  • Sono un por’ perplessa da questo articolo, che è tornato in prima pagina dopo l’aggiornamento de sito.
    E’ pressapochista e perlopiù fornisce informazioni sbagliate. Cosa che tra l’altro rovina l’autorevorezza, perché sembra cercare a tutti i costi il problema.

    Parlo di quello che conosco, quindi parliamo di Overwatch:
    “Anche in Overwatch, tutte e cinque le protagoniste sono estremamente magre, belle ed in forma, con corpi molto simili tra loro, che vanno così ancora una volta ad omologarsi allo standard di “corpo perfetto” di donna che la società impone”

    Basta cliccare sull’immagine più sotto e si possono contare 8 donne e non cinque, di cui una ha delle linee tonde, una è una gigantessa muscolosa, una è in armatura da battaglia che fa invidia ad un soldato futuristico e di tutte ed otto solo una presenta una scollatura, e solo metà hanno una divisa aderente. Due di queste per altro hanno la pelle scura (rispettivamente indiana e nordafricana) e metà hanno superato i trent’anni.
    E stiamo parlando della prima versione uscita.
    Il primo personaggio aggiunto successivamente è una donna, che è madre di una delle precedenti (trentenne) di conseguenza ne avrà perlomeno cinquanta? Non giovane insomma.
    Le aggiunte successive sono state entrambe due personaggi femminili, una hacker (giovane in questo caso) ed una robot massiccia ed ottimista.
    E tutte e tre erano già state rilasciate al momento dell’articolo.

    Ora, non dico che l’ambiente dei videogiochi sia tutto rose e fiori, ma se si parla di un argomento, bisogna documentarsi. Scrivere pressapochismo sensazionalista in questo modo, ha lo stesso valore degli articoli di chi fa giornalismo sensazionalistico. Fa rumore, ma il rumore nasconde solo la verità e rovina la campagna che vuole promuovere questo portale che invece si presume dia contenuti di qualità.

    Perché c’è il rischio che qualcuno passi, veda questo post (è facile che qualcuno arrivi portato qua da ricerche sui videogiochi) e si faccia una idea errata del portale.
    Consiglio di inserire se non altro una errata corrige in testa all’articolo, se non si vuole rimuovere, per evitare incomprensioni.

    In amicizia
    Barbara

    • Ciao Barbara,
      grazie per aver condiviso il tuo commento. Mi dispiace tu ritenga io abbia scritto in modo “pressapochista” e “sensazionalistico” questo pezzo. Da femminista ed “esperto di videogame” (non perché mi sia stata consegnata una laurea in merito, ne ho semplicemente giocati TANTI) ho cercato di palesare in maniera quanto più oggettiva possibile la situazione dei corpi delle donne in questo medium. Ritengo in verità le mie considerazioni abbastanza scontate giacché è possibile semplicemente guardare immagini tratte da questi prodotti, senza neanche dover possedere i giochi in questione, per poter trarre delle ovvie conclusioni. Il mio obiettivo era solo quello di far “aprire gli occhi” a chi magari, giocando, non ha mai riflettuto sull’omologazione a cui i personaggi femminili sono costretti.
      Circa Overwatch: ho provato (e quindi quella ho citato) esclusivamente la versione beta del videogame (era ottobre 2015), in cui i personaggi di cui tu parli non erano ancora presenti. Lo dico anche nell’articolo che, nonostante la pubblicazione, è stato scritto molti mesi prima. Il lavoro ed il tentativo (riuscitissimo) di Blizzard di andare oltre gli stereotipi attraverso l’aggiunta di nuovi personaggi femminili con fattezze molto diverse tra loro è senza dubbio qualcosa di positivo ed importante nel mondo videoludico e ci sarà modo di parlarne in nuovi pezzi. 🙂

      • Ciao Giovanni,
        sono felice che sia solo una questione di scarsa chiarezza, però nell’articolo non c’è scritto da nessuna parte che sia stata provata la versione beta, e neppure che l’articolo sia stato scritto molto prima della pubblicazione (un anno e mezzo prima?). C’è solo un piccolo accenno che parla di un “recente aggiornamento” ma ad un lettore che vede la data di pubblicazione non chiarisce la cosa.
        In ogni caso, anche così, a mio parere è una brutta impressione lasciare l’articolo in questo modo, pubblicandolo un anno e mezzo dopo, quando le cose sono nel frattempo cambiate parecchio, e perfino con una immagine in mezzo al testo che dimostra il contrario di quanto è scritto.
        Io neppure lo possiedo Overwatch, non è un genere che mi piace particolarmente e non sono ferrata, difatti non conosco gli altri giochi nominati così bene da poter obiettare in merito, ma su questo ci ho fatto caso perché mi aveva proprio colpito la varietà dei personaggi anche femminili.

        Continuo ad essere del parere che includere in un articolo simile, un gioco che invece ha fatto lo sforzo di migliorarsi in questo senso, dà purtroppo l’impressione di un articolo tirato via senza documentarsi, e può dare una brutta facciata a chi si approccia al sito magari arrivando proprio su questo articolo per ricerche su videogiochi… Che è molto probabile, essendo un argomento gettonatissimo!
        Un piccolo disclaimer in alto, a precisare che l’articolo è stato scritto molto tempo fa e/o che nel frattempo le cose sono cambiate, può indubbiamente aiutare a non avere una brutta impressione in merito.
        Ciao
        Barbara

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