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I film (online) che più ci hanno emozionato al Festival dei Popoli
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I film (online) che più ci hanno emozionato al Festival dei Popoli

Valeria Lucia Passoni

Domenica è iniziata la 61°esima edizione del Festival dei Popoli, una rassegna cinematografica internazionale che, in un periodo in cui gli eventi culturali sono stati annullati, si è spostata online, mettendo a disposizione del pubblico oltre 40 documentari sulla piattaforma Mymovies.it.

Una programmazione versatile e attualissima, che tocca tematiche discusse, sempre più al centro dell’attenzione pubblica, che non ci possono lasciare indifferenti e che riguardano la nostra quotidianità e coscienza civica.

Dal cambiamento climatico e i giovani attivisti green (“Now”) al lockdown vissuto in una cittadina del nord Italia (“Dissipatio“), passando per il tema della resistenza, imprescindibile contro le sopraffazioni di ieri (“Una Revuelta Sin Imagenes“), quanto di oggi (“Aylesbury Estate”, ambientato in una Londra in cui la speculazione ha prevalso sulla collettività).

Non mancano gli spunti per riflettere sui privilegi in una società patriarcale e maschilista, sul cambiamento, le tradizioni, il gap generazionale e l’integrazione culturale, come ci portano a fare i corti “Fadma: Même Les Fourmis Ont Des Ailes”, “Türkish Riviera”, “Dans La Maison” e “Lo Que Diran”.

E come da tradizione del Festival, non manca un intero spazio dedicato ai documentari musicali che si apre proprio con un ritratto di un’icona del mondo musicale, Patti Smith, di cui in “Patti in Florence“, si racconta il rapporto con Firenze. Tra i titoli in cartellone nella sezione “Let The Music Play” spiccano poi le anteprime italiane di “Bring Down The Walls” e “Sisters With Transistors”.

In Bring Down The Walls, il britannico Phil Collins affianca alla riflessione socioculturale sulla situazione delle carceri americane, l’analisi delle radici e dell’evoluzione della musica house. Se infatti oggi viene stereotipicamente associata al mondo delle discoteche, agli eccessi e al divertimento sfrenato, la musica house – influenzata dalle sonorità della disco music e del funk – si è sviluppata negli anni Ottanta in primis tra gli emarginati quali erano latinx, ner*, membri della comunità LGBT+, da cui era concepita come un’opportunità per rompere le barriere e un modo per sentirsi liber*, uno strumento per divertirsi e che al contempo aveva anche forti connotati politici.

Con “Sisters With Transistors”, il Festival dei Popoli invece regala una vera chicca agli spettatori e alle spettatrici, mettendo a loro disposizione questo appassionante documentario diretto da Lisa Rovner che porta alla ribalta, per la prima volta, le pioniere della musica elettronica.

Perché sì, la musica elettronica ha visto gli albori grazie a delle donne.

Clara Rockmore, Delia Derbyshire, Daphne Oram, Eliane Radigue, Bebe Barron, Pauline Oliveros, Maryanne Amacher, Suzanne Ciani, Laurie Spiegel.

Donne all’avanguardia, geniali e creative, incantate dalla tecnologia, dal suo potenziale quale creatrice del suono del futuro, dai nuovi strumenti. Donne che hanno sperimentato, scandagliato, scoperto territori fino a quel momento rimasti inesplorati, rivoluzionando lo studio e la creazione di sonorità, precorrendo e plasmando un genere – quello che oggi chiamiamo “elettronica” – utilizzando la musica come un mezzo di liberazione e indipendenza.

Donne visionarie e coraggiose che con le loro sperimentazioni e la loro attività hanno influito nel processo storico di emancipazione femminile, in un “macho world” in cui non solo l’industria musicale era dominata da uomini e in cui la composizione da parte delle donne non era vista di buon occhio, ma che hanno anche innovato un settore, diventando delle role models per le generazioni successive.

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La loro audacia e la loro creatività è stata però protagonista di un fenomeno di amnesia collettiva: di loro infatti si è parlato ben poco e sono state pressoché dimenticate.

In un’atmosfera eterea magicamente magnetica, avvalendosi della voce narrante della storyteller Laurie Anderson e di materiale d’archivio, interviste, testimonianze di artiste visive e sonore, producer, musicologhe (Caro Churchill, Mandy Wigby Maggi Payne, Jessica Rylan, Nadia Botello, Sarah Davachi, Ramona Gonzales, Holly Herndon…), registrazioni audio e filmati, Lisa Rovner rende finalmente giustizia a questo gruppo di donne al tempo considerate bizzarre ma che invece, in silenzio come spesso accade, hanno rivoluzionato la storia della musica.

Il programma completo del Festival dei Popoli, che presenta anche una sezione dedicata ai più piccoli e alle famiglie, è consultabile qui, dove è possibile acquistare gli abbonamenti per assistere alle proiezioni virtuali.

Tutti i documentari rimarranno in streaming fino al 29 novembre.

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