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Il 25 aprile è
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Il 25 aprile è

Redazione

Ha ancora senso oggi parlare del 25 aprile? Ha valore la celebrazione della Resistenza? Ha significato nelle nostre vite la Liberazione? La risposta è .
E dobbiamo ricordarci perché.
Il 25 aprile si festeggia la Liberazione dal nazifascismo in Italia. Quella mattina il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, coordinamento dei partigiani, dà il via all’insurrezione nei territori ancora occupati dall’esercito nazista. Parallelamente le truppe alleate degli anglo-americani continuano la propria avanzata (iniziata nel 1943 dopo il crollo del regime fascista e la firma dell’armistizio, a cui seguì l’occupazione dell’esercito nazista) per costringere il nemico alla ritirata. Queste forze congiunte, coadiuvate nel corso di due anni grazie al sacrificio di migliaia di cittadini che combattono il giogo nazifascista, portano alla resa incondizionata dei soldati fascisti di Salò e al termine dell’occupazione tedesca. L’Italia è di nuovo libera. 
Sono passati 74 anni da quel 25 aprile del 1945. Una propaganda impostata sulla demagogia potrebbe dirci che 74 anni sono un’infinità, è un tempo che ormai non ci appartiene, un’epoca che non trova spazio nel nostro quotidiano, una battaglia non più nostra. Una propaganda simile potrebbe ancora dirci che continuiamo a discutere di cose senza valore, che paventiamo il ritorno di mostri estinti, che siamo anacronistici a utilizzare ancora certi termini desueti che non sono strumenti utili per raccontare la realtà dei nostri giorni, che si tratta di retaggi nostalgici. Potremmo anche credere a tutto questo, potremmo credere che il drago è stato sconfitto e non dobbiamo più pronunciare certe parole, perché non hanno più senso di esistere. Potremmo iniziare a dimenticare, a sostituire i vecchi termini con altri, nuovi e meno spaventosi, a chiederci se quella che ci hanno raccontato alla fin fine sia stata proprio la storia giusta e se non si possa rivalutare in positivo qualcosa che è successo.
Potremmo farlo e forse lo stiamo facendo.
Allora tocca fermarsi e chiedersi qual è la lezione che in 74 anni proprio non abbiamo imparato.
Perché se stiamo abbastanza attenti ci rendiamo conto che quella data, quel 25 aprile 1945, ci parla, ci racconta una storia che è la storia di tutti noi, riecheggia attraverso il tempo e ci travolge con la sua ineluttabile verità.
Forse è da qui che dobbiamo iniziare.
Per i 44700 caduti nella Resistenza.
Per i 21200 mutilati o invalidi.
Per gli 8500 ebrei italiani deportati dopo l’8 settembre 1943. Per i 7500 che non tornarono.
Per i 40000 Internati Militari Italiani morti nei lager nazisti.
Per le 4653 partigiane arrestate e torturate. Per le 2750 deportate. Per le 2812 fucilate o impiccate. Per le 1070 cadute in combattimento.
Per gli 8000 deportati politici che morirono nei campi di concentramento.
Per le 10000 vittime civili di rappresaglie nazifasciste.
Per i 350000 militari italiani caduti o dispersi durante la Seconda Guerra Mondiale.
Scusateci, se non abbiamo capito che il 25 aprile è.

Il 25 aprile è coraggio – RACHELE AGOSTINI

A volte mi dimentico di quanto ami questo Paese, di quanto sia fiera della sua storia, di quanto mi piaccia essere parte di questo popolo; autoassolvermi non mi farà onore, ma io penso non sia semplice farlo, con tutto lo schifo di cui siamo testimoni ogni giorno.
Poi però ci sono ricorrenze come questa in cui possiamo fermarci e guardare indietro anziché intorno, ricordando tutto quello che siamo stati.
Per questo il 25 aprile mi commuovo sempre.
Mi commuovo soprattutto perché quelle che (giustamente) vedo raccontate come gesta straordinarie, sono anche straordinariamente vicine a noi.
Ad esempio per me la Resistenza è innanzitutto Silvia, la mamma di mia nonna.
Durante la guerra andava di nascosto ogni due giorni a portare il cibo a suo cognato, che era tenuto in ostaggio perché sapevano essere il padre di un partigiano. Di tanto in tanto si faceva venti chilometri a piedi, fra andata e ritorno, per andare a vedere se in mezzo ai cadaveri scaricati come fossero bestie si trovasse anche questo partigiano, suo nipote. Una volta poi, si è caricata sulle spalle una gerla grossa abbastanza da nascondere qualche fucile, e ha pedalato fino ai boschi della mezza montagna qui vicino dove aspettavano rifornimenti di armi, sapendo che essere scoperta significava morire.
Ho avuto la fortuna di conoscerla, quando ero molto piccola e lei molto anziana, e proprio per questo ciò che so su di lei non l’ho sentito dalla sua voce, è stato qualcun altro a raccontarmelo.
Però me lo hanno raccontato.
E io nemmeno so ancora se avrò dei figli, ma so già che se li avessi glielo racconterei.
“Non perché l’odio e la vendetta duri / ma perché sappian quale immenso bene / sia la libertà.”

Il 25 aprile è scelta – ROSSELLA CICIARELLI

Il mio bisnonno non era un partigiano; era un uomo che, arruolatosi e posizionatosi nel versante opposto della storia, avrebbe dovuto combatterla, la Resistenza. Parlo al condizionale perché di fatto non lo fece, non per molto almeno. Il mio bisnonno, che non ho mai conosciuto, era un uomo pentito che dalla guerra riuscì a fuggire, ma solo fisicamente. Creduto morto, tornò a casa che la guerra era finita, ma non nella sua testa. Mia nonna, che allora era solo una bambina, racconta di un uomo divorato dai sensi di colpa che instabile convisse, per gli anni che gli restavano, con i disturbi mentali che quell’esperienza gli aveva causato. Il mio bisnonno non ha potuto e non è riuscito a tornare indietro; noi abbiamo il dovere di fare scelte migliori. A me il 25 Aprile ricorda questo: che la resistenza è sempre possibile.

Il 25 aprile è memoria viva – BENEDETTA GEDDO

Il 25 aprile per me è fare il giro dei miei nonni e farmi raccontare quello che si ricordano della guerra, storie che ormai conosco come le mie tasche ma che ascolto sempre come se fossero nuove. Il 25 aprile è memoria viva, che si vede nelle mie campagne piemontesi in un ponte che la nonna si ricorda avessero fatto esplodere i partigiani e in una stazione della quale il nonno si ricorda il bombardamento. Credo che questa memoria sia uno dei beni più preziosi che abbiamo, perché ci aiuta a mettere tutto in prospettiva: la guerra non è poi stata tanto tempo fa, così come non lo è stato il fascismo. Consideriamo entrambi cose del passato, ma non lo sono: ricordarsene, e non prenderli sottogamba, è l’augurio più bello e più utile che possiamo farci in questa giornata.

Il 25 aprile è correre – ARIANNA LATINI

Per me il 25 aprile si corre.
Il Trofeo Liberazione è una ricorrenza nel mondo dell’atletica. Si corre per la libertà. Per ricordarci che sapore ha. Per ricordarci quanto sia preziosa. Per ricordarci di quando non era scontata, di quando non era per tutti, quando non era per sempre.
Il 25 aprile corro e faccio correre per festeggiare la libertà, quella conquistata e quella che verrà.
Vedere in pista trionfi di persone di ogni genere e colore mi sembra il modo migliore per onorare la fine dei fascismi. La Resistenza ha vinto e noi non smetteremo mai di festeggiare l’umanità intera, in tutta la sua ricchissima diversità.
Il 25 aprile si corre col sorriso.

Il 25 aprile è portare avanti – BARBARA GARGAGLIONE

Il 25 aprile mi piace svegliarmi presto, aprire le finestre per far entrare la musica dei canti partigiani che viene dalle case dei miei vicini e vedere il tricolore appeso ai balconi che sventola nell’aria primaverile. Doccia veloce, una colazione abbondante, preparo lo zaino con tutto il necessario per stare un pomeriggio sotto il sole, lucido le mie spillette antifasciste e volo in manifestazione. Il mio momento preferito in assoluto? Quello in cui sono in metropolitana per andare in centro e vedo persone di qualsiasi genere, età, etnia… con qualcosa di rosso addosso e un sorriso gigante stampato in faccia.

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Il 25 aprile è libertà – ELENA RUSSO

Alle elementari la maestra ci assegnò un tema bellissimo: “Fatti raccontare la guerra dai nonni”. Ricordo storie di paura e di resistenza, le bombe, la fame, i nazisti, i fascisti, gli americani. La nonna da quel pomeriggio cominciò a intonare un canto: “Avanti Popolo – Bandiera Rossa”, un canto che negli anni abbiamo intonato più volte insieme ed è diventato nostro. Era una specie di segreto e qualche volta la stuzzicavo con qualche strofa per sentirla cantare. Mi aveva chiesto di non far sentire quella melodia agli altri, io non capivo bene, ma non lo facevo. Soltanto da grande ho compreso che la sua era ancora paura. Paura di quella libertà, paura di vedersene privare ancora. Il mio 25 aprile lo dedico a lei, alla nostra canzone che difenderò e intonerò fin quando avrò fiato in gola. Viva la libertà!

Buona Festa della Liberazione, buon 25 aprile.

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