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“Il cinema queer è diventato mainstream qui”

“Il cinema queer è diventato mainstream qui”

Monika Treut è considerata una delle pioniere del cinema queer. In questa intervista, la regista e produttrice parla di sviluppi positivi nelle società occidentali, di correnti repressive e di ciò che, nel complesso, non va ancora per il verso giusto.

Treut, lei è considerata una pioniera del cinema queer: ma cosa significa “queer”?

Il termine “queer” comprende tutto ciò che esula dalla società eteronormativa. Agli albori del cinema queer, nei primi anni Novanta, il termine queer aveva ancora un’accezione denigratoria. Nel frattempo, la comunità LGBTQIA+ ha rivalutato il termine e adesso lo utilizza in maniera consapevole come appellativo proprio, ormai accettato nella maggior parte dei Paesi occidentali.

Tale accettazione sul piano concettuale rispecchia anche un’accettazione tendenzialmente più diffusa di progetti di vita alternativi?

La parte liberale della società tedesca ne è venuta a capo alla grande, mostra un interesse crescente nei confronti di stili di vita queer e li considera un arricchimento. Di base, lo stato d’animo della società tedesca è positivo a tal riguardo. Tuttavia, è evidente che sia in corso anche una sorta di guerra culturale. Nelle cerchie conservatrici-nazionaliste, ove la famiglia è considerata sacra, si continua a stigmatizzare identità non conformi: per esempio, il partito Alternativa per la Germania (AfD) in Germania, il partito Front National in Francia e cerchie politicamente influenti in Ungheria e Polonia non accettano affatto modi di vivere queer e li vedono come un attacco alla società borghese. Naturalmente, anche la Chiesa cattolica svolge un certo ruolo.

Quali Paesi si distinguono in maniera positiva?

L’Argentina è leader mondiale in materia di tutela diritti di persone lesbiche, gay e transgender, ivi comprese l’inseminazione artificiale e l’adozione. Negli Stati Uniti dipende molto da dove ci si trova: New York, per esempio, è molto diversa dall’Arkansas.

Qual è la situazione dei diritti delle persone queer in Germania?

In Germania, il clima sociale nei confronti della comunità queer è complessivamente favorevole, anche se ovviamente vi sono luoghi in cui il livello di comprensione è minore. Sul piano legale, però, c’è ancora molto da fare. Le adozioni, ad esempio, sono molto complicate e impegnative per le coppie omosessuali e per le persone trans la modifica dello stato civile è talora un processo degradante. Vengono poste domande che sono assolutamente dei colpi bassi.

Che ruolo ha il cinema in tutto questo: i film possono influenzare positivamente l’opinione pubblica?

Assolutamente sì. Ecco un bell’esempio che lo dimostra: abbiamo girato un film – Von Mädchen und Pferden (“A proposito di ragazze e cavalli”, NdT) – su giovani ragazze lesbiche al confine tra Germania e Danimarca. Si tratta di una zona rurale in cui aziende a conduzione familiare contano sul sostegno della propria progenie, laddove c’è da lavorare e da accudire il bestiame. All’inizio, la tematica ha suscitato un certo clamore. Dopodiché il film è stato proiettato per tre mesi nel cinema del Paese e pian piano tuttə lo hanno visto e ne sono rimasti incantatə. Le persone erano semplicemente poco avvezze alle tematiche queer, e quindi le hanno respinte all’inizio. Tuttavia, quando hanno avuto modo di conoscerle meglio, la situazione è cambiata completamente; mancava semplicemente il contatto e l’accesso a persone con un’identità sessuale diversa. È stato grandioso vedere questo cambiamento. La nostra squadra cinematografica è ora molto ben accetta lì e abbiamo persino sviluppato dei legami familiari.

In passato i film queer si occupavano di politica. Per esempio, Rosa von Praunheim, all’inizio degli anni Settanta, invitava la società a confrontarsi con identità sessuali e modi di vita diversi da quello eterosessuale.

Sì, era una dichiarazione di guerra. E un appello alle persone gay e lesbiche a diventare politicamente attive. All’epoca, l’omosessualità era considerata un argomento di nicchia poco chiaro. La svolta è arrivata solo nel 2005 con il film “Brokeback Mountain”, che vinse persino un Oscar. Da allora, la tematica è entrata a pieno titolo nella società, soprattutto perché il film è stato realizzato da un famoso regista etero. Nel frattempo, il cinema queer è diventato mainstream nelle società occidentali. Non da ultimo perché i servizi di streaming come Netflix propongono film di questo tipo in maniera del tutto consuetudinaria. Persino un’emittente pubblica quale rbb (Rundfunk Berlin-Brandenburg, l’emittente radiotelevisiva pubblica locale degli Stati federali tedeschi Berlino e Brandeburgo, NdT) trasmette regolarmente film queer, il che è un fatto relativamente nuovo. Quando Elfi Mikesch e io presentammo il nostro film “Verführung: Die grausame Frau” (“Seduzione: la donna crudele”, NdT) alla Berlinale nel 1985, ci scontrammo ancora con un’estrema ostilità. Dovemmo difenderci sul serio in quanto minoranza oppressa. La situazione è cambiata parecchio negli ultimi trentacinque anni.

Se tutte le porte sono già fondamentalmente aperte, cosa vuole ancora ottenere il cinema queer dal punto di vista politico oggi?

Ottima domanda. In questo Paese c’è molta tolleranza, liberalizzazione, comprensione. Qui viviamo nel lusso in termini di opportunità liberali. Tuttavia, il movimento queer è internazionale. La comunità guarda con attenzione ai luoghi in cui le persone LGBTQIA+ sono perseguitate e subiscono rappresaglie. Anche la Berlinale presta attenzione a questo aspetto. Vengono promossə ə cineastə provenienti da questi Paesi. Quest’anno, per esempio, c’è stato un film queer dal Libano.

Fonte
Magazine: Goethe-Institut
Articolo: QUEER CINEMA GEHÖRT HIER ZUM MAINSTREAM
Scritto da: Eleonore von Bothmer
Data: Settembre 2021
Traduzione a cura di: Grazia Polizzi
Immagine di copertina: Myke Simon
Immagine in anteprima: freepik

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