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Il mercato del lavoro femminile e la pandemia: impatti e prospettive
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Il mercato del lavoro femminile e la pandemia: impatti e prospettive

Redazione

La pandemia ha influito negativamente sulla partecipazione delle donne nel mercato del lavoro non solo in Brasile ma in tutta l’America latina, secondo un’indagine sugli effetti della pandemia sull’occupazione e il reddito delle donne svolta dalla Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi delle Nazioni Unite.

La relazione mostra che nel 2020 118 milioni di donne si trovavano in situazione di povertà. Sono nientemeno 23 milioni in più rispetto al 2019. “Oltre all’aumento della disoccupazione, le donne si sono ritrovate a dover affrontare un sovraccarico del lavoro domestico tre volte più grande di quello maschile”, afferma Jandaraci Araújo, executive del mercato finanziario nell’ambito della Sostenibilità.

Co-fondatrice del “Conselheira 101”, programma di incentivo alla presenza delle donne nere nei consigli amministrativi delle aziende e Consigliera del CIEE (Centro per l’integrazione Aziende-Scuole, NdT), Jandaraci è stata Sottosegretaria di Imprenditoria, micro e piccole aziende dello Stato di San Paolo, nonché Direttrice esecutiva del Banco do Povo Paulista (Banca del popolo dello Stato di San Paolo, NdT) – prima e unica donna a svolgere questo ruolo sin dalla sua istituzione, avvenuta nel 1997. Le sue esperienze e la sua traiettoria professionale sono state raccolte nel libro “Mulheres nas Finanças” (Donne in finanza, NdT), che a breve verrà pubblicato in Brasile.

Le donne e il mercato del lavoro durante la pandemia

In base a quanto dice un report nordamericano pubblicato da LeanIn.Org insieme all’azienda di consulenza imprenditoriale McKinsey, tra il gennaio 2015 e il gennaio 2020, la rappresentatività delle donne aventi l’incarico di vicepresidente presso aziende è salita dal 23% al 28%; per quanto riguarda le posizioni all’interno del quadro direttivo, invece, si è passati dal 17% al 21%. Una piccola crescita c’è, ma la strada da percorrere è ancora lunga.

“Sappiamo che ci sono molte differenze tra il mercato femminile e le realtà aziendali americane e brasiliane. Nonostante questo, i numeri sono simili: non soltanto per quanto riguarda il numero di licenziamenti ma soprattutto per il doppio e addirittura triplo quantitativo di lavoro non pagato che dobbiamo affrontare ogni giorno, motivato dalla pandemia, una volta che scuole e asili nido sono chiusi e lavoriamo in smartworking.”

La PNAD Contínua (Rilevazione nazionale per campioni di residenze continua, specie di censimento continuo sul mercato del lavoro, NdT), svolta dall’IBGE (Istituto brasiliano di geografia e statistica, NdT), svela che 8,5 milioni di donne sono rimaste escluse dal mercato del lavoro nel terzo trimestre del 2020, se paragonato con lo stesso periodo dell’anno precedente (2019).

I dati resi pubblici dal Cadastro Geral de Empregados e Desempregados (Anagrafe generale degli occupati e disoccupati, NdT) seguono la suddetta tendenza di calo dell’occupazione femminile. Infatti, 897,2mila lavoratori hanno perso il lavoro nel periodo marzo-settembre 2020 dovuto alla pandemia e alle misure restrittive per il contenimento del contagio da Covid-19. Di questi, 588,5mila sono donne, il che corrisponderebbe al 65% delle persone licenziate.

“Si sa che in Brasile le donne sono state le più danneggiate dalla crisi del coronavirus, specialmente le donne nere, le quali sono state licenziate con la scusa, appunto, della pandemia”, racconta Jandaraci (in quanto in Brasile non c’è mai stato il blocco dei licenziamenti durante la pandemia, NdT).
Sulla proporzione di donne che hanno perso il proprio lavoro i dati rilasciati dall’IPEA (Istituto di ricerca economica avanzata, NdT) mostrano che le categorie più colpite dalla crisi economica dovuta all’emergenza sanitaria sono quelle in cui la presenza femminile è maggiore.

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Negli ambiti alberghieri e della ristorazione, ad esempio, categoria in cui il 58,3% delle persone professioniste sono donne, il 51% di esse sono state licenziate. Per quanto riguarda i servizi domestici e di cura, nel quale l’85,7% dei lavoratori sono appunto, donne, la diminuzione dei posti di lavoro ha colpito il 46,2% di donne. Nel mondo dell’istruzione, della sanità e dei servizi sociali, le perdite si aggirano sui 33,4%, se si considera che il 76,4% dei lavoratori sono, anche qui, donne.

Come afferma Araújo, la crisi serve a costruire le opportunità per il futuro. “Se le aziende facessero investimenti significativi nella costruzione di un ambiente di lavoro più flessibile ed empatico, riuscirebbero a tenere queste professioniste, le più colpite dalla crisi, creando un enviroment più equo e giusto”.

“Dobbiamo prenderci cura di noi stesse e fare il vaccino il prima possibile perché questo effetto venga contenuto e minimizzato evitando, dunque, che la disuguaglianza diventi, nel futuro, ancora più radicata e che tutte le donne possano vivere con dignità, sia nel mercato del lavoro sia come imprenditrici”.

Fonte
Magazine: Hypeness
Articolo: “Mercado de trabalho feminino e pandemia: impactos e perspectivas”
Scritto da: Redação Hypeness
Data: 8 aprile 2021
Traduzione a cura di: Bruna A. Paroni
Immagine di copertina: Christina @ wocintechchat.com
Immagine in anteprima: freepik

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