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Il prossimo goal per le Campionesse del Mondo: ottenere parità di salario
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Il prossimo goal per le Campionesse del Mondo: ottenere parità di salario

Caterina Fantacci

È recente la notizia, anche per gli States. Cinque delle top players della nazionale di calcio femminile chiedono parità di trattamento economico rispetto ai calciatori uomini. E lo fanno per vie legali.

Carli Lloyd, Hope Solo, Megan Rapinoe, Becky Sauerbrunn e Alex Morgan. Questi nomi possono suonare sconosciuti, nel contesto sportivo italiano. Per farla breve, l’attaccante Lloyd ha contribuito alla vittoria della World Cup con una tripletta, Solo è considerata da anni la numero uno al mondo, in porta, Morgan e Rapinoe sono decisive per il team rispettivamente come ala e attaccante, e Sauerbrunn è leader indiscussa della backline difensiva della squadra. Stiamo parlando di atlete di prima classe.

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Non è la prima volta che le atlete della nazionale statunitense fanno sentire la propria voce contro le disparità di trattamento che subiscono. Nel 2014, giusto prima del mondiale, si sono espresse contrariamente alla decisione della FIFA di far giocare le partite su sintetico. Ora, seriamente, avete mai sentito di Mondiali di calcio maschile giocati su erba sintetica?

Insomma, le giocatrici – che sì, sono tra le più pagate al mondo, nel calcio femminile – hanno deciso di far causa alla federazione calcistica. Sono stati presentati tutti i report finanziari, e sebbene sia evidente come la squadra femminile abbia generato 20 milioni di dollari di utile in più rispetto alla squadra maschile, in quest’ultima i giocatori ricevono stipendi quattro volte superiori.
La Commissione per le uguali opportunità di impiego (EEOC) sta indagando sulla questione, ed intanto la federazione US Soccer ha promesso di cercare “compromessi” e “negoziati” alla fine dell’anno.

Il rappresentante legale delle giocatrici Jefferey Kessler afferma che a inizio gennaio l’associazione della nazionale femminile di calcio ha inoltrato una ragionevole proposta di modifica dei contratti, il cui punto centrale è la richiesta di pari pagamento a parità di lavoro. Continua dicendo che la federazione US Soccer ha risposto facendo causa alle giocatrici, “per mantenere il trattamento disuguale e discriminatorio dei tempi passati”. Il sindacato delle atlete e la federazione sono ancora in disputa, dato che secondo il sindacato non servirebbe aspettare la fine dell’anno per modificare i contratti, come invece sostiene la federazione.

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È sconcertante vedere le differenze nei numeri: le donne guadagnano 99.000$ a testa, se vincono 20 amichevoli, il numero minimo di partite che devono giocare annualmente. Ma gli uomini guadagnerebbero 263.320 $ a testa per le stesse 20 partite, e e prenderebbero 100.000$ a testa anche se perdessero ogni volta. Inoltre, le donne non vengono pagate in più, se giocano più partite di quelle minime richieste, mentre gli uomini sono pagati tra 5.000$ e 17.625 per ogni partita in più, dopo i venti match.
Anche il premio della coppa del mondo femminile è stato diverso, rispetto ai numeri dei premi maschili. La Nazionale femminile ha ricevuto un totale di $2 milioni, nel Luglio 2015. Ma quando la Nazionale maschile si è fermata al turno dei 16, nel mondiale del 2014, la squadra ha guadagnato un totale di $9 milioni.

Hanno mostrato il loro appoggio alla causa delle calciatrici anche i colleghi della nazionale maschile Landon Donovan e Tim Howard. “Sappiamo come ci si sente. Siamo stati anche noi sottopagati per molto, e siamo dovuti scendere a compromessi” ha detto Howard. Anche Hillary Clinton, in corsa per le presidenziali tra le fila dei democratici, ha espresso la sua opinione al riguardo tramite Twitter “Ogni donna merita parità di stipendio”.

“Ogni giorno lavoriamo quanto gli uomini” afferma Alex Morgan a “Today”. “Psicologicamente e fisicamente attraversiamo le stesse difficoltà. I nostri fan ci apprezzano ogni giorno per questo. Lo abbiamo visto la scorsa estate [dopo la vittoria al mondiale, ndr]. Stiamo quindi chiedendo, pretendendo, che la nostra federazione, il nostro datore di lavoro, faccia un passo avanti e ci apprezzi”.

Hope Solo, outspoken come sempre, ha espresso così la propria frustrazione: “Siamo la migliore squadra del mondo, abbiamo tre Coppe del Mondo, quattro medaglie olimpiche; gli uomini vengono pagati di più di noi solo giocando, mentre noi veniamo pagate di meno anche se vinciamo competizioni più grandi“.

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Da appassionata di calcio e da italiana, capisco la differenza abissale tra il contesto americano e quello italiano. E di come sia percepito il calcio femminile in questo paese (ma di questo potrei parlare a lungo in un altro articolo). Ed è vero, anche il calcio maschile europeo e americano sono incredibilmente diversi. In Europa si investe di più nel calcio. Negli States sport come Football Americano e Baseball sono certamente più seguiti. È chiaro che gli stipendi dei calciatori – uomini o donne – americani siano diversi da quelli europei. Ma il lavoro per le donne e gli uomini in ogni caso è lo stesso (anzi, spesso la squadra femminile statunitense disputa più amichevoli di quella maschile!) e ci si allena con la stessa intensità, sacrificando molto della propria vita personale e familiare, dando tutto alla squadra. Non ci sono più scuse, non ci sono più giustificazioni. Il trattamento economico di atleti e atlete deve essere paritario e non ci devono essere discriminazioni basate sul genere.

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È questo il momento giusto?, si chiedono in molti. Risponde Carli Lloyd.
“Il tempo è quello giusto, penso che abbiamo dimostrato il nostro valore, in questi anni. Appena dopo aver vinto di un Mondiale, è ancora più chiaro che la disparità di stipendio tra uomini e donne è troppo grande. Vogliamo continuare a combattere. La generazione precedente di giocatrici ha combattuto. È nostro compito continuare la battaglia”.

Hope Solo concorda :

“In questo momento storico, si tratta di uguaglianza. Di pari diritti. Stiamo facendo pressioni per questo. È il tempo giusto, perché crediamo sia nostra responsabilità verso lo sport femminile e specificatamente il calcio femminile, fare qualsiasi cosa per ottenere pari stipendio è pari diritti, e per essere trattate con rispetto”.

Fonti: espn.com cnn.com

Leggi i commenti (2)
  • Tutto molto giusto, ma non sono d’accordo sulla questione del “mondiale giocato in erba sintetica” con le gals; secondo me hanno fatto una lamentela sterile, giusto per fare flame (e secondo me non ce n’era bisogno), perché l’erba sintetica c’era in quanto giocavano in Canada, paese in cui gli stadi non sono progettati per il calcio in nativo, ma nascono come polivalenti per progetto in sé; non a caso questa lamentela non è sorta per niente nel mondiale precedente, giocato in Germania, e quindi in strutture nate per il calcio (peraltro strutture in cui si disputano partite di Bundesliga come a Francoforte, Wolfsburg, Sinsheim o Moenchengladbach). Aggiungo che almeno una partita importante a livello maschile è stata disputata con quel tipo di erba, tipo la finale di UEFA Champions League a Mosca, nel 2008 al Luzhniki tra Chelsea e Manchester United, e per scherzo del destino lo stesso stadio sarà sede della finale di Coppa del Mondo maschile fra 2 anni. Togliendo ciò chiaramente la loro denuncia è giustissima, legittima e doverosa, dato soprattutto la loro importanza nell’economia del soccer americano.

    • Il problema del sintetico era la sicurezza: è verissimo che non ci sono molti campi da calcio in erba in Canada…sono pochi ma ce ne sono! La preoccupazione delle giocatrici era data dal fatto che ovviamente il terreno influisce sulla qualità di gioco, sui cleats da usare e soprattutto presenta più rischi, quando si cade per infortunio!

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