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Immigrazione nel Regno Unito: creare una spettacolarizzazione attorno ai richiedenti asilo genera solo paura e caos, non soluzioni

Immigrazione nel Regno Unito: creare una spettacolarizzazione attorno ai richiedenti asilo genera solo paura e caos, non soluzioni

Quando, la scorsa settimana, il Ministero dell’Interno ha lasciato bloccate alla Victoria Station di Londra un gruppo di persone in cerca di asilo, le scene erano crude. Affamati, infreddoliti e disorientati, i richiedenti erano stati trasportati dal centro per l’immigrazione di Manston, dove già 4.000 persone erano stipate in uno spazio costruito per 1.600.

Vari focolai di malattie e le denunce di violenze sono solo una parte della situazione sempre più disastrosa a Manston e, più in generale, nel sistema di immigrazione del Regno Unito.

Le immagini hanno riportato alla mente lo scenario del 2015-2016, quando un numero senza precedenti di persone in fuga da conflitti e povertà era arrivato in barca ai confini meridionali dell’Europa. Riecheggiano anche le file di rifugiati, infreddoliti e affamati, che si erano diretti verso i confini dell’Europa orientale, arrivando alle stazioni ferroviarie in Ungheria e successivamente a nord, in Svezia.

Sono in estremo contrasto con le immagini della ministra dell’Interno Suella Braverman, che arriva a Manston in elicottero militare, un mezzo di trasporto palesemente inutile per un posto a poche ore di macchina da Londra.

Ma per quanto queste immagini siano inquietanti, non sono una sorpresa. Il governo a guida Conservatori, al potere da 12 anni, ha progressivamente militarizzato il suo approccio ai migranti e ha usato la spettacolarizzazione per farlo.

Ciò che sta accadendo ora è fondamentalmente un problema creato dal governo stesso. Come ho scritto cinque anni fa, ogni decisione politica, ogni cambiamento legislativo, avrebbe potuto avere altri esiti. Invece, presentando situazioni che potevano essere gestite come ingestibili, il governo ha potuto giustificare politiche di frontiera sempre più dure.

Creare un teatrino

Ogni aspetto della recente visita di Braverman al centro nel Kent è stato calcolato. Le immagini militari complementano la sua scelta di parole, tutto per trasmettere il messaggio: la Gran Bretagna è stata “invasa”.

Questa strategia è meglio descritta come “spettacolo del confine”. Questa è la tattica di creare la scena, attirando l’attenzione sull’immigrazione in un modo che incoraggia il pubblico a equiparare “migrante” a “clandestino”. Nell’approccio di Braverman c’è, in aggiunta, l’estetica del controllo militare, un grandioso simbolo di invasione e protezione quando tale situazione non era presente.

Questa strategia è stata centrale in un’immagine determinante e controversa del referendum sulla Brexit. Il partito a favore dell’uscita del Regno Unito dall’UE, l’Independence Party, guidato da Nigel Farage, ha pubblicato un poster con code di rifugiati, e con scritto “breaking point” [letteralmente ‘punto di rottura’ NdT] a grandi lettere maiuscole rosse.

Farage sarà anche potuto essere politicamente (se non pubblicamente) periferico, quando si trovava di fronte a quell’immagine. Ma il suo messaggio è stato comunque tradotto nelle politiche. Sostenuto dai due Immigration Acts del 2014 e 2016, il Nationality and Borders Act 2022 ha ora reso quasi impossibile chiedere legittimamente asilo nel Regno Unito. È un diretto indebolimento del nostro impegno a sostenere la Convenzione sui rifugiati del 1951.

Dovremmo aspettarci di vedere cose del genere più spesso, mentre il governo si mobilita per ridurre gli arrivi di persone su piccole imbarcazioni. Misure dure richiedono il consenso pubblico e, come la storia ci ha insegnato, non c’è modo migliore per farlo che creare uno stato d’animo di rischio e paura.

Queste sono strategie familiari anche in altri paesi con politiche di frontiera sempre più rigide. Nel 2017, l’ex ministro danese per l’immigrazione, l’integrazione e l’alloggio, Inger Støjberg, ha dovuto essere scortata via dalle guardie di sicurezza durante una visita al centro di espulsione di Sjælsmark. La tensione è aumentata quando alcuni dei detenuti, le cui richieste di asilo erano state respinte, l’hanno messa all’angolo nella sua auto.

Støjberg, che in seguito è stata incarcerata per aver attuato politiche di asilo illegali, è stata determinante nel facilitare condizioni invivibili per le persone in cerca di asilo. Ha fatto notizia con i suoi commenti secondo cui i migranti erano indesiderati in Danimarca, e che sarebbero stati fatti sentire così.

Entro il 2021, la Danimarca era diventata il primo paese in Europa a prendere in considerazione l’offshoring del suo processo di asilo. Controverso, il primo ministro e leader dei socialdemocratici Mette Frederiksen – altrimenti spesso lodato per le politiche progressiste – ha ora implementato un approccio di “zero netto” verso i rifugiati. Questo è il chiaro percorso che anche la Gran Bretagna ha intrapreso, con scarso riguardo per i nostri obblighi internazionali sui diritti dei rifugiati.

Opportunità mancate

I politici hanno a lungo sfruttato periodi di significativa instabilità per incoraggiare sentimenti anti-migranti. Quando le prime leggi britanniche sul controllo delle frontiere furono formalizzate nell’Aliens Act del 1905, l’obiettivo del governo era quello di ridurre la migrazione “indesiderabile”. Gli obiettivi principali erano i rifugiati ebrei in fuga dai pogrom in Russia, così come altri migranti dell’Europa orientale. La xenofobia e l’antisemitismo sono stati effettivamente racchiusi in questa politica.

Nell’ultimo secolo, la guerra, la carestia, e l’instabilità politica sono state il fondamento della ‘messa in sicurezza’  dei confini a livello globale. Questo approccio alla politica sull’immigrazione, che può essere visto in tutta l’UE così come nel Regno Unito, tratta il movimento delle persone attraverso le frontiere come una minaccia alla sicurezza piuttosto che come un’opportunità per l’assistenza umanitaria.

Fondamentale per la spettacolarizzazione del confine è che la situazione sia presentata come ingestibile – quando di solito non lo è. La situazione del Regno Unito è un esempio calzante. Dagli anni ’80 in particolare, i successivi governi britannici hanno cercato di limitare l’immigrazione equiparando la richiesta di asilo con la criminalizzazione. Leggi più restrittive sono poi state approvate anche dal governo del ‘New Labour’ tra il 1997 e il 2010 rispetto ai nove decenni precedenti.

I nostri politici ora parlano di “alternative” alla detenzione e dell’affrontare il crescente numero di persone che arrivano sulle coste meridionali della Gran Bretagna. Ma a questo paese era stata già offerta un’alternativa durante il 2015-16.

L’allora cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il suo omologo francese Francois Hollande proposero quote per garantire che gli stati dell’UE – di cui il Regno Unito era ancora parte – potessero rispondere allo stesso modo all’aumento delle domande di rifugiati. Ma il Regno Unito ha deliberatamente ignorato questa opportunità di collaborazione e, di conseguenza, è rimasto statisticamente non toccato, in gran parte, dal più grande movimento di massa di persone dalla seconda guerra mondiale.

Se l’allora ministro degli Interni Theresa May avesse acconsentito a quelle proposte franco-tedesche, la situazione nel Regno Unito oggi potrebbe apparire diversa. Invece, 12 anni di governo conservatore hanno spinto in avanti le narrazioni che disumanizzano le persone vulnerabili e hanno trasformato il confine in uno ‘spettacolo’. Queste tattiche hanno fallito su tutti i fronti, e i danni gravano pesantemente sulle persone che hanno già subito persecuzioni.

 

Fonte
Magazine: The Conversation
Articolo: UK immigration: creating a spectacle around people seeking asylum generates fear and chaos, not solutions
Scritto da: Victoria Canning
Data: 11 novembre 2022
Traduzione a cura di: Caterina Fantacci
Immagine di copertina: Unsplash
Immagine in anteprima: freepik

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