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In India il lockdown per Coronavirus colpirà donne e lavoratori migranti più duramente

Ieri (25 marzo 2020, NdT), a Chennai, capitale del Tamil Nadu, mi sono svegliata in un silenzio inquietante. La sera prima il Primo Ministro Narendra Modi aveva annunciato che il lockdown nazionale di 21 giorni sarebbe iniziato a mezzanotte.

La mattina successiva non c’era nessuno per le strade e il negozio di tè locale dove si aggregano gli operai delle fabbriche, gli addetti alla sicurezza e i conducenti di autorisciò era chiuso. Diversi carichi dai furgoni degli operai erano stati spostati fuori dalle fabbriche prima che iniziasse il lockdown. I venditori ambulanti di frutta, tè e snack se ne erano tutti andati. Vedevo solo le barricate della polizia e agenti che fermavano qualunque passante.

Sebbene le scuole e altre istituzioni educative e ricreative in tutta l’India fossero già state chiuse la settimana prima, la portata del lockdown di tutto il Paese – 1.3 milioni di persone – è senza precedenti.

Il Ministro delle Finanze Nirmala Sitharaman ha annunciato varie disposizioni, incluso un pagamento in contanti di 500R, circa 5£ (6€), al mese, per tre mesi, a tutte le donne che fanno parte di gruppi femminili autogestiti e un aumento dei salari come parte del programma indiano per la garanzia dell’impiego.

I Governi statali del Tamil Nadu, assieme a quelli di Kerala, Delhi, Rajasthan e Bengala Occidentale, hanno anche esteso le misure di protezione sociale durante la crisi. Nel Tamil Nadu gli operai delle fabbriche (molti dei quali sono migranti da altri Stati, specialmente del nord dell’India) riceveranno gratis riso, dal e zucchero, assieme a un supporto in contanti di 1000R (£11), così da poter affrontare le spese urgenti dei prossimi due mesi. Anche i conducenti di autorisciò e taxi potranno beneficiare di queste misure.

Su un miliardo e tre di persone in India, la metà si trova in condizioni di insicurezza alimentare, ovvero non hanno accesso ad abbastanza cibo che sia sicuro e nutriente. Circa il 60% delle persone più povere che fanno parte delle rigide caste e tribù indiane soffrono anche di anemia. Questo significa che in lockdown totale, sebbene sia utile frenare il diffondersi del coronavirus, è probabile che questo abbia ripercussioni sul cibo e sulla nutrizione. Mentre i primi casi del virus che hanno fatto notizia sono stati quelli nelle città e nei centri urbani, non si sa molto del contesto rurale.

Donne in prima linea

In un articolo nella rivista Nature Food, sostengo che sebbene le donne formino una parte fondamentale del settore agrario in Asia del sud e spesso siano la maggior parte di quella forza lavoro, sono frequentemente costrette a lavorare per una paga bassa o inesistente e in condizioni precarie, per far fronte ai bisogni essenziali delle proprie famiglie.

Mentre i loro contributi sono visti come centrali per la sicurezza alimentare e nutritiva di famiglie e delle comunità, il lavoro che svolgono è raramente riconosciuto da chi è in carica. Per esempio, durante i periodi di grande semina e nelle stagioni del raccolto, le donne si trovano a gestire un grande carico di lavoro e non hanno tempo per prendersi cura della casa e della famiglia. Questo ha ripercussioni per quanto riguarda la salute e la cura dei figli.

Tenendo questo a mente, ho tre principali preoccupazioni per il lockdown e il possibile impatto che questo potrebbe avere sulle donne in India.

Per prima cosa, le donne continueranno a prendersi carico della responsabilità di comprare il cibo e prepararlo per le proprie famiglie. Sarà loro responsabilità procurarsi rifornimenti dai negozi appositi che distribuiranno le razioni. Seppure non sia chiaro quali saranno le difficoltà pratiche nel distribuire tali razioni gratis, ci sarà anche bisogno di gas per cucinare, di verdure e spezie e di soldi per pagare affitti e bollette.

Devi*, che cucina e si prende cura dei miei genitori anziani, mi ha chiesto urgentemente che una parte del salario mensile sia trasferito nel conto del figlio. Voleva comprare una bombola del gas per la cucina e qualche provvista prima del lockdown. Tutti e due i suoi figli lavorano come conducenti e adesso non hanno lavoro o entrate, quindi lei è rimasta l’unica a prendersi cura di loro e ciò le causa ulteriore stress.

Il costo per i lavoratori migranti

La seconda preoccupazione è che nelle aree rurali degli Stati più poveri, al nord e nell’est dell’India, la maggior parte degli uomini migrano da agosto circa a maggio, dopo la stagione dei monsoni quando si può seminare, così da poter guadagnarsi da vivere nelle fabbriche, nei cantieri o in altri impieghi. Tendono a dirigersi verso Stati più sviluppati dell’India meridionale e occidentale, come Kerala e Maharashtra, i due Stati dove la pandemia sta colpendo più duramente. Oltre a contribuire alla sicurezza alimentare dei loro cari, cercano di risparmiare soldi per poi investire nelle proprie fattorie familiari.

Nel distretto di Koraput, nello Stato orientale dell’Orissa, i miei colleghi e io stiamo conducendo uno studio con i gruppi delle tribù, riguardo alle provvigioni sostenibili di cibo e all’agricoltura. Il coordinatore locale Vikas* mi ha detto che vagonate di lavoratori sono tornati, nella scorsa settimana, dai vicini Stati dell’Andhra Pradesh, Chhattisgarh, Karnataka e Kerala. Molti di loro non sono stati pagati né guadagneranno altro per i prossimi mesi. Potrebbero anche essere potenziali portatori del virus. Vikas e il suo gruppo di giovani volontari stanno lavorando per sensibilizzare sulla questione, chiedendo agli uomini che tornano di ridurre le interazioni con le altre persone nei villaggi. Ma molti di loro vivono in capanne di una stanza con le loro famiglie e ci sono pochi posti dove stare in isolamento.

È ancora troppo presto per dire quale sarà l’entità dell’infezione. Tuttavia, la mia precedente ricerca su quest’area ha mostrato che a causa delle strenue condizioni di lavoro, specialmente nei cantieri nella vicina Andhra Pradesh, i migranti spesso tornano ammalati. Nonostante gli uomini portino a casa un po’ di soldi, sono sempre le donne a prendersi cura di loro e della loro salute. Adesso, a causa del virus, la situazione potrebbe peggiorare ancora.

Per gli uomini che sono bloccati nelle città e che non possono tornare a casa, c’è un ulteriore rischio per quanto riguarda la sicurezza alimentare e salutare. I documenti per le loro razioni sono registrati alle loro residenze rurali e sono spesso a nome delle donne. Senza lavoro e senza entrate, in assenza di accesso alle razioni, la loro unica speranza si ripiega nell’assistenza da parte di associazioni umanitarie.

La minaccia alla sicurezza alimentare

La terza preoccupazione riguarda lo stato generale di povertà e mancanza di reddito di molte donne indiane; questi fattori potrebbero ostacolare la sicurezza alimentare delle donne e in particolar modo per quelle che hanno visto i loro mariti perdere il lavoro. Lo Stato del Kerala ha cercato di includere i gruppi femminili autogestiti come destinatari delle razioni di cibo, specialmente per le consegne di pasti pronti. Ma, oltre a garantire diritti alimentari, è fondamentale che le autorità rafforzino i servizi di cura. Sfortunatamente, come osservato da me e i miei colleghi in Bihar del Sud, i centri medici primari che ci sono sono chiusi in risposta al Coronavirus e gli ospedali hanno risorse scarse. Con anche asili e scuole in chiusura, i pasti del primo pomeriggio non vengono serviti. Stando al 25 di marzo, le razioni da portare a casa non sono ancora in fase di distribuzione.

Guardando il lato positivo, nel distretto Koraput di Orissa, abbiamo trovato che alcune autorità scolastiche distribuiscono le razioni del pranzo alle famiglie dei bambini. Le autorità del distretto hanno anche iniziato a pagare pensioni di Stato per vedove e persone disabili anticipandole per tre mesi.

Sebbene possa trattarsi di piccole misure, tali disposizioni delle protezioni sociali statali devono essere ulteriormente rafforzate per aiutare le donne a prendersi cura delle loro famiglie nelle aree rurali e per affrontare le nuove sfide poste da uomini potenzialmente infetti e dal lockdown istituzionale. La rapida ed efficace messa in atto delle misure di sostegno è della massima importanza adesso. Gli effetti a lungo termine della pandemia del coronavirus in India potrebbero altrimenti essere ancora più gravi e peggiorare l’insicurezza alimentare e nutrizionale per i più poveri e vulnerabili.

* I nomi sono stati cambiati per proteggere l’anonimato

Fonte
Magazine: The Conversation UK
Articolo: India’s coronavirus lockdown will hit women and migrant workers hardest
Autrice: Nitya Rao
Data: 26 Marzo 2020
Traduzione a cura di: Caterina Fantacci
Immagine di copertina: The Conversation UK

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