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In principio era la dea: il sincretismo di un culto permanente

In principio era la dea: il sincretismo di un culto permanente

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Disclaimer: in questo articolo si parlerà di tutte le persone con utero come di donne (e di tutte le donne come di persone con utero), trattando testi e culture dell’antichità. Ma ricordiamo che le caratteristiche fisiche e sessuali delle persone non sono predittive della loro identità di genere, né dovrebbero limitarla.

Nella serie tv Le terrificanti avventure di Sabrina, reboot del celebre fumetto di Roberto Aguirre-Sacasa, assistiamo alla costruzione di un arco narrativo molto interessante: nel corso dell’opera infatti, le streghe sataniche della congrega di Greendale si ribellano al “Signore Oscuro”, il diavolo preso in prestito dalla tradizione cristiano-giudaica, per venerare Ecate, la dea greca dell’oscurità. Una volta liberate dalle costrizioni patriarcali, le streghe attingono la loro magia dalla dea, riscoprendo così un culto antico legato alla natura e all’intrinseca connessione che le donne hanno con Ecate.

È esistito davvero un culto esclusivamente femminile nella storia dell’umanità?
In principio era la Dea: la grande madre di dèi e uomini in ordine di tempo esiste prima di ogni altra divinità.
Intorno al 2300 a.C. il sommo sacerdote dei Sumeri compose il primo poema documentato nella storia dell’umanità dal titolo: L’esaltazione di Inanna; quello che oggi difficilmente ci si aspetterebbe è che sia il sacerdote-poeta, sia la divinità al quale il poema era dedicato, erano di sesso femminile.
Viene lecito domandarsi: perché agli albori della storia dell’umanità la donna ricopriva un ruolo centrale, tale da essere incarnata da una divinità?

Una prima ragione riguarda la connessione tra il femmineo e la natura: la donna, grazie al ciclo mestruale – che le permetteva di sanguinare senza morire -,  veniva associata alle fasi lunari. In secondo luogo vi era il miracolo della nascita: non conoscendo ancora il processo della riproduzione, era credenza comune e diffusa che l’uomo non avesse alcun ruolo nella nascita. Questi miracoli associati al femminile/femmineo, venivano traslati nella dea, madre di tutte le cose, libera di decidere per se stessa e per la sua sessualità.

Uno degli aspetti più rilevanti di questa figura era quello erotico che assumeva primaria importanza nei canti rivolti alla grande madre.
I Sumeri cantavano del suo “grembo di miele” e dei doni naturali che la dea fa “sgorgare dal suo ventre”, mentre gli indù Kali-Ma scrivevano “E lì c’è Kalee-Ma’ee, la madre oscura (…) Le sue mani sono rosso sangue e anche il cuore dei suoi fieri occhi è rosso, e rossa la lingua che sporge sui suoi enormi seni a punta, fino ad arrivare alla pancia rotonda”.

Emerge un’idea di maternità  profondamente diversa da quella accogliente e soggiogata che siamo abituatə a vedere rappresentata nelle grandi religioni monoteiste. La dea era sì madre, ma mai moglie. Non era mai sposata e non era mai casta. Aveva moltə amanti e il suo sesso e il suo godimento le appartenevano. In questo sistema, squisitamente matriarcale, gli uomini erano di passaggio.

La sensualità rampante della dea e la sua predilezione per il sangue si combinano, da un punto di vista mitologico, simbolico e storico, nella pratica arcaica di “uccidere il re”. In molti episodi del mito infatti possiamo cogliere questa dinamica di sopraffazione della dea su un uomo più giovane spesso mortale, come nei miti di Ishtar e Tammuz, Venere e Adone, Iside e Osiride. La dea affermava la sua femminilità nel rapporto con gli uomini, decidendo per se stessa.

La fine della Grande Dea e l’inizio del dominio maschile

Nella vita di tutti i giorni regnava il matriarcato, da non intendersi come rovescio dell’odierno patriarcato: il matriarcato cui si fa riferimento era una forma di organizzazione sociale incentrata sulla donna, sostanzialmente egualitaria, nell’ambito della quale era inusuale che il potere fosse tutto accentrato nella figura della donna.

In questo sistema fondato sul culto della dea, le donne mortali o incarnavano la dea o ne erano figlie. Il culto raggiunse il suo apice in Egitto, dove la donna dea era al contempo sacerdotessa, sovrana, dea e sposa della divinità.
La libertà fisica, economica, sessuale e di pensiero delle donne relegava l’uomo a un ruolo secondario che non venne accettato troppo a lungo.

Un punto di svolta rilevante interessa il passaggio, circa 8.000 anni fa, dall’orticoltura – attività generalmente svolta dalle donne – all’agricoltura intensiva di stampo maschile, che domina e piega la natura.

Questo cambiamento determinò l’instaurarsi di  un nuovo rapporto di potere tra uomini e donne. Con il susseguirsi dei secoli si assiste infatti a un massiccio rinforzo di questa dinamica: le civiltà umane, sempre più organizzate e stratificate, videro il ruolo della donna ridimensionato fino a ridursi in una semi-schiavitù, soprattutto sessuale.

La donna non era più il contenitore che plasma il mondo – come nel mito arcaico – ma era l’uomo a plasmarla come contenitore per se stesso.
Lentamente, le dee sparse per il mondo vennero prima affiancate da una figura maschile (figlio, fratello, amante), e poi definitivamente spodestate e soggiogate, come nella tradizione babilonese in cui il dio-re Marduk sconfigge in guerra Tiamat, la madre di tutte le cose, e la fa a pezzi per modellare il mondo a partire dai brandelli del suo corpo.

Tuttavia, la dea n non scomparve del tutto: la stessa Ecate rappresenta solo uno dei molteplici esempi di come la mitologia greca e latina abbiano rielaborato questa figura in molteplici divinità minori, spesso associate alla luna (Artemide, Selene) in quanto elemento naturale connesso al femminile.

In moltissime circostanza storiche, le donne hanno trovato modalità tra le più varie di emergere sfuggendo alle imposizioni del patriarcato: come studiose, regine, guerriere, artiste o nella vita tramandando antichi segreti e conoscenze sulle mestruazioni, il parto, l’uso di piante medicinali e molto altro.
Nascosto, mutilato ma mai morto, il culto della Dea è ancora tra noi.

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Riscoprire il “divine feminine” oltre i trend di TikTok

Le nuove generazioni, per lo più le giovani donne e le persone queer, si stanno riavvicinando sempre più a pratiche spirituali antiche come l’astrologia, la cartomanzia, la meditazione e la cristalloterapia.

La conoscenza di queste pratiche non solo è anticamente femminile, ma è anche una delle ragioni che indussero alla condanna e alla conseguente uccisione di molte donne durante i secoli della caccia alle streghe.
Sui social sempre più di frequente si fa ricorso alla scoperta di un “divine feminine”. Ma cosa significa nella fattispecie?
Questa riscoperta presenta degli aspetti molto positivi: la rigida divisione in ruoli di genere ha infatti attribuito valore negativo ad alcune delle qualità generalmente attribuite alla donna, come l’emotività ad esempio, spesso riassunte nell’espressione sminuente  “non fare la femminuccia!”.

Il nuovo scenario che si prospetta sembra essere quindi, per tutte le persone, quello di abbracciare alcuni lati “femminili” del proprio essere.

Tra questi figura un ritrovato rapporto di armonia con la natura, al posto dello sfruttamento selvaggio. Tuttavia, questo può anche essere una nuova strategia del patriarcato per riproporre i ruoli di genere. Come abbiamo visto infatti la Grande Madre non era rappresentata solo dall’accogliente grembo materno e sicuramente non era una divinità rassicurante, ma anzi in lei esistevano istinti di morte e vendetta. Il fatto che il femminile continui ad incarnare solo valori positivi e rassicuranti non è utile per raggiungere la parità di genere.
L’adorazione contemporanea della dea può infatti contribuire a rafforzare gli stereotipi che vedono le donne donne come badanti, intrinsecamente empatiche, pacifiste e amorevoli. È anche contaminato dai toni trans-misogini, perché il potere viene fatto coincidere con la biologia della donna cisgender.

Per questo è interessante approfondire anche altri tipi di divinità antiche, come ad esempio le numerose divinità transgender presenti in molte culture del mondo.
In un interessante articolo di VICE di qualche mese fa viene citato uno studio del 2011 coedito dal professore di scienze sociali David Voas, The Emergence of Conspirituality , che indaga “un movimento web in rapida crescita che esprime un’ideologia alimentata dalla disillusione politica e dalla popolarità di visioni del mondo alternative”, David Voas afferma che sono soprattutto le donne ad essere attratte dalla spiritualità alternativa per liberarsi dei valori convenzionali e dalle aspettative sociali. Il rischio è che queste siano solo vuota retorica che illuda di dare un potere senza di fatto cambiare le gerarchie reali.

Per approfondire:
Chi ha cucinato l’ultima cena? Storia femminile del mondo, Rosalind Millers, 1989
Madre Natura. La dea, i conflitti e le epidemie, Vittoria Longoni, 2021

https://i-d.vice.com/en/article/z345p3/what-is-divine-feminine-and-divine-masculine-tiktok
https://www.vice.com/en/article/d7ab5q/why-its-time-we-drop-gender-from-our-goddess-wors

Immagine cover sito – Venere di Willendorf (Public Domain Dedication)
Immagine sito verticale (statua) – Foto di Engin Binbas (pexels) https://www.pexels.com/it-it/foto/bianco-e-nero-arte-statua-scultura-16110940/
Immagine sito verticale (ragazza che tiene la luna) – Foto di Ruvim (pexels) https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-che-tiene-una-luna-3622517/
Immagine sito verticale (tarocchi) – Foto di Alena Yanovich (pexels) https://www.pexels.com/it-it/foto/rosso-arte-fiori-disteso-11437515/
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