Approfondimenti

La bellezza delle donne nelle pubblicità: due esempi

Commenti (1)
  1. Avatar Silvia ha detto:

    Scusate, vorrei fare un commento un po’ lungo :’)
    Innanzitutto, anche io preferisco la seconda pubblicità, la trovo molto più particolare e fonte di riflessione. L’altra lascia in effetti un po’ con l’amaro in bocca: l’intento è lodevole, ma non è bevendo dell’acqua che io mi sento sicura di me stessa e non è bevendo dell’acqua che io mi lavo via dalle critiche. Non essendo io Giuseppe Sapio, le critiche non me le bevo né nel latte né nell’acqua, e quindi in effetti credo che la bottiglia della Vitasnella sembri piazzata lì perché volevano pubblicizzare la Vitasnella, non per altro. Quella di Dove è invece più un “Dove per il sociale”: compare solo la marca alla fine, ma nessun prodotto Dove appare esplicitamente. Lo scopo è quindi rendere più apprezzabile la marca in generale, piuttosto che un prodotto specifico. In effetti la trovo una scelta più calzante, almeno per questo tipo di pubblicità. In ogni caso c’è da dire che tutte e due hanno raggiunto il loro scopo, dato che ne state parlando 😉

    La riflessione che aggiungete voi è vera: bisogna sentirsi anche belle dentro (giusto per continuare a parlare in stile pubblicità). Il punto però è che in generale, quando una persona è “bella dentro”, lo si scopre dopo averla conosciuta e, se così non è, si è mossi da pregiudizi che derivano da come questa persona si atteggia, da come si veste, da come parla e da come si presenta: da come appare. Quindi è molto più probabile che una persona si senta brutta fuori, piuttosto che brutta dentro, perché gli altri in generale, e l’internet più nello specifico, possono giudicare molto più facilmente l’esteriorità piuttosto che l’interiorità. Quindi in queste pubblicità si parla di più del sentirsi belli fuori.
    Spostare il focus potrebbe essere interessante dicendo ad esempio che sentirsi belli fuori aiuta a renderci anche belle dentro – un esempio banalissimo: quando ti offendono, sei nervosa e stressata, e quindi ti incazzi facilmente con la gente, non risultando “bella dentro” anche per chi invece ti vuole bene – ma ovviamente un discorso sull’interiorità sarebbe molto più complesso da fare in televisione: gli spot non possono durare ore, bisogna giocare sull’immediatezza, i registi di uno spot pubblicitario e soprattutto gli spettatori danno molta importanza all’immagine degli attori che vi recitano, e quindi alla persona. Ci si ricorda di un certo prodotto perché c’era Cristiano Ronaldo o George Clooney a pubblicizzarlo. O magari di alcune persone ci si ricorda di più lo spot pubblicitario che fanno piuttosto che di quello che fanno davvero.
    Vi faccio un esempio limite. Mi è capitato su facebook di vedere la foto di un bambino, di nome Noah, che aveva sconfitto il cancro – quella famosa foto che mostra il “prima” e il “dopo”, la conoscete? http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/noah_cancro_prima_e_dopo_foto/notizie/413722.shtml – e c’erano tanti tizi (stupidi, ehm) che avevano commentato dicendo “Eh, ma è il bambino della Kinder”. Ovviamente non era lui, ma per dire: chi aveva commentato probabilmente non sapeva manco chi fosse il bambino della Kinder, però si ricordava che c’era un bambino con una faccia simile a quello in foto che faceva la pubblicità della Kinder, e quando ha visto la foto, ha pensato alla Kinder. Il fatto che poi non abbia pensato anche al cancro (o che ci abbia pensato e abbia detto “ma è Photoshop”, secondo commento più frequente) dipende dalla stupidità della persona, ma è comunque innegabile che la pubblicità della Kinder con quel volto di bambino abbia giocato un ruolo notevole nel suo immaginario. Oppure anche solo il nostro “puliti dentro e belli fuori” che abbiamo detto fino ad adesso: chi non si immagina Cristina Chiabotto che lo dice mentre beve Rocchetta?
    Tutto questo solo per dire che è vero, parlare dell’interiorità si può anche fare; ma, almeno in pubblicità, lo si fa moooolto di rado, non solo perché non venga in mente agli sceneggiatori di farlo, ma anche perché è difficile parlarne in modo approfondito e serio in uno spot da tre minuti. Se ci si riuscisse, ovviamente, sarebbe un interessante cambio di prospettiva, ma occorrerebbe davvero farlo bene, perciò non saprei proprio cosa proporre …

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *