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La donna in 100 oggetti

La donna in 100 oggetti

Che cosa hanno in comune un battipanni e una medaglia per lo sciopero della fame? L’autrice Annabelle Hirsch si avvale di questi oggetti per raccontare una storia delle donne, a partire dal 30.000 a.C. fino al 2017

fluter.de: Nel tuo libro racconti una storia delle donne racchiusa in 100 oggetti. Quale di questi ti ha colpito di più durante la tua ricerca?
Annabelle Hirsch: “La Machine”, un manichino ostetrico del XVIII secolo. L’ostetrica Madame du Coudray lo sviluppò, lo mostrò in giro per la Francia su incarico del re Luigi XV e spiegò alle donne la pratica dell’ostetricia. Fino a quel momento, le donne tramandavano il loro sapere di generazione in generazione. Tuttavia, tali signore non erano esattamente a conoscenza dell’aspetto dell’apparato riproduttivo femminile, cosa che du Coudray avrebbe rivoluzionato con la sua “Machine”. Ne ho visto una replica a Parigi, al Museo nazionale di Storia naturale, e l’ho trovata molto affascinante per la ricchezza di dettagli e per la parvenza di una scultura di Louise Bourgeois.

Ma come ti è venuta in mente l’idea di raccontare la storia attraverso gli oggetti?
Gli oggetti sono una sorta di piccola crepa nel muro attraverso la quale si può scorgere una grande stanza. Quando si guarda alla storia, spesso si prendono in considerazione le cose eclatanti, grandi, straordinarie e si trascura la quotidianità in quanto noiosa. È solo che, per molto tempo, la sfera di influenza delle donne è stata tendenzialmente quella della quotidianità e dell’intimità. Gli oggetti rientrano in questi ambiti, e sono dunque adatti a raccontare la storia delle donne e a farla conoscere in modo suggestivo e vivido.

Secondo quali criteri hai selezionato gli oggetti?
Ho approfondito le rispettive epoche, per esempio l’età della pietra, delle quali non avevo grandi conoscenze pregresse. Mi sono imbattuta in alcuni oggetti esposti in musei. Volevo raffigurare i grandi sviluppi, le rivoluzioni e le guerre, ma anche evidenziare temi che mi sembravano importanti, per esempio la sessualità, la posizione occupata nello spazio pubblico, la scrittura come mezzo di conoscenza di sé. Mi sono dunque chiesta: Quali oggetti sarebbero significativi al fine di delineare la posizione delle donne in un dato momento o in relazione a un determinato tema?

Quanto è rappresentativa la selezione in termini di regioni del mondo?
La mia selezione è molto soggettiva e non ha alcuna pretesa di esaustività. Purtroppo ha una prospettiva molto occidentale. In un primo momento la mia intenzione era quella di abbracciare l’intera storia del mondo. Tuttavia, mi sono resa conto che una simile prospettiva sarebbe stata impossibile per me, poiché allo stesso tempo ritenevo importante adottare un approccio intuitivo e soggettivo per questo lavoro. Per questo motivo mi sono limitata a ciò che io, storica dell’arte cresciuta in Germania con madre francese, conosco. Ecco perché è definita “una” e non “la” storia delle donne.

E la questione della classe?
Ho tentato di includere la cultura popolare, gli oggetti che venivano usati dalle lavoratrici, per esempio un battipanni. Tuttavia, data la carenza di fonti, è già difficile raccontare una storia delle donne. Se si desiderasse raccontare in dettaglio le varie classi, si dovrebbe probabilmente svolgere una ricerca decennale.

Quanto è durata la tua ricerca?
Due anni.

Cosa può raccontare di per sé un oggetto?
La storia è molto più di qualsiasi trattato ufficiale stipulato tra Stati. Cosa si mangiava in una certa epoca? Cosa indossava la gente? Che canzone si cantava? E che effetti aveva tutto questo sulle persone? Gli oggetti quotidiani lo raccontano: è così che si formano la cultura e la società.

Una decisione a favore di 100 oggetti è anche una decisione a sfavore di altri. Per esempio, l’appendiabiti, simbolo associato all’aborto praticato autonomamente, non compare nel tuo elenco.
Ho optato per un altro oggetto che rappresentasse l’emancipazione sessuale: il “Manifesto delle 343” del 1971, che ha spinto alla legalizzazione dell’aborto in Francia. Naturalmente, si sarebbe potuto ricorrere anche all’appendiabiti o alla sciarpa verde indossata dalle donne che, in Argentina e ora anche negli Stati Uniti, si battono per il diritto all’aborto.

Cosa dicono questi 100 oggetti sull’evoluzione del ruolo della donna?
Che non è lineare. Alle persone piace pensare che oggi tutto sia meglio di un tempo, eppure l’evoluzione si manifesta a ondate. Le donne lottano per ottenere diritti e fiducia in se stesse, che poi vengono loro nuovamente negati. Inoltre, alcune cose si percepiscono come progresso in un determinato momento ma non in seguito.

Come il corsetto o il rossetto?
Esattamente. Oggi consideriamo il rossetto o il rasoio come simboli dell’oggettivazione della donna, mentre in passato rappresentavano la fiducia in se stesse e la forza.

Quali oggetti del libro simboleggiano l’oppressione e quali la ribellione?
L’oppressione è rappresentata, per esempio, dal “Malleus maleficarum” del 1486, opera di un teologo tedesco che giustificava e fomentava la caccia alle streghe, nella quale si palesa uno dei vertici della misoginia. La ribellione è, tra le altre cose, simboleggiata da una medaglia per lo sciopero della fame del 1912. Tali medaglie venivano assegnate dalle femministe britanniche dell’epoca alle attiviste che si battevano in carcere a favore del suffragio femminile facendo lo sciopero della fame.

Ci sono anche oggetti che non possono essere mostrati? Molti oggetti sono stati probabilmente saccheggiati, distrutti o semplicemente non conservati in ragione di strutture patriarcali o coloniali.
Sicuramente, ma ovviamente non sappiamo nulla di molti oggetti perché sono stati distrutti. Nella mia selezione, per esempio, è presente l'”Ashley’s Sack”, un sacchetto di cotone del 1852 trovato per caso in un mercatino delle pulci a Nashville nel 2007. Racconta della separazione di madri e figliə nella tratta degli schiavi. Ci sono sicuramente molti altri oggetti appartenenti alla quotidianità delle donne schiave, e delle donne in generale, che sono andati distrutti o perduti da qualche parte. La consapevolezza di dire “ciò che mi accade, ciò che costituisce la mia vita, ciò che mi è appartenuto è importante per la posterità” era un privilegio maschile.

Quale oggetto non dovrebbe mancare in una storia degli uomini?
Forse sceglierei un oggetto che ha plasmato o addirittura contribuito a consolidare la differenziazione di genere nel XIX e XX secolo: si potrebbe trattare di una tutina blu o di una pistola giocattolo. Tali oggetti alimentano lo stereotipo di come dovrebbero essere i ragazzi e compartimentalizzano il maschile rispetto al femminile.

La tua storiografia termina nel 2017. Quale sarebbe l’oggetto del 2022?
Un simbolo delle leggi restrittive sull’aborto negli Stati Uniti, forse il già citato appendiabiti.

E quale pensi sarà un oggetto significativo nella storia delle donne nei prossimi 50 o 100 anni?
Un utero artificiale. Ma sarebbe un oggetto riguardante l’umanità intera. Se avessi iniziato la mia narrazione della storia solo 50 anni fa, non l’avrei comunque chiamata storia delle donne. Dopotutto, esistono più identità sullo spettro di genere. Eppure, per moltissimo tempo, è esistita solo l’entità “donna”.

Fonte
Magazine: fluter.
Articolo: Die Frau als 100 Objekte
Scritto da: Intervista a cura di Cora Wucherer
Data: 7 ottobre 2022
Traduzione a cura di: Grazia Polizzi
Immagine di copertina: Unsplash
Immagine in anteprima: „Die Dinge. Eine Geschichte der Frauen in 100 Objekten“

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