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La Favorita – una storia di donne
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La Favorita – una storia di donne

Redazione
Articolo di Natasha Vagnarelli

Dopo la vittoria di Olivia Colman agli Oscar come Migliore Attrice Protagonista per La Favorita (The Favourite), penso sia doveroso parlare di questo film.
Prima di buttarmi a capofitto, però, vorrei fare una piccola parentesi sul discorso della Colman alla premiazione (che vi invito a guardare). Dolce, divertente, a mio parere portatrice di un grande concetto di sorellanza, mentre ringrazia le donne della sua vita: le sue colleghe Emma Stone e Rachel Weisz, oltre a Glenn Close per essere stata una fonte di ispirazione. Ringrazia i suoi figli con una battuta e senza calcare sul concetto di maternità, e accenna al seguire sempre i propri sogni, senza risultare pedante.

Trovo quasi ironico come anche nel film per cui ha vinto la statuetta si possa parlare di sorellanza e di seguire le proprie aspirazioni, anche se in modo decisamente differente.
La Favorita è, senza ombra di dubbio, una storia di donne. Di tre donne, in questo caso: la Regina Anna di Gran Bretagna (Olivia Colman), la fidata consigliera Sarah Churchill (Rachel Weisz) ed Abigail Hill (Emma Stone), cugina di Sarah, nobildonna caduta in disgrazia e alla ricerca degli agi di un tempo. Ben presto si instaurerà una competizione fra le due cugine, che si contenderanno il favore di Anna per avere, di rimando, più potere possibile.

Ne La Favorita questi tre personaggi rappresentano sicuramente tre modelli differenti di donne: Anna è una madre che si è trovata non solo senza i propri figli, ma anche in una posizione sociale che non è fatta per lei. Sarah è la donna di potere severa, schietta, dalle caratteristiche più “mascoline”. Abigail al contrario è estremamente “femminile”, secondo i canoni sociali, una donna che vuole compiere una scalata sociale senza se e senza ma, non interessata alla nazione quanto la cugina ma solo alla propria posizione.
Nonostante queste descrizioni potrebbero far pensare che ci sia un modello “migliore” ed uno “peggiore”, il racconto di Yorgos Lanthimos (il regista) le mette tutte allo stesso livello, come deve essere. Tutte loro hanno i propri pregi e i propri difetti e ciò che è criticabile esula dal loro essere donne: le caratteristiche negative come il sadismo, l’egocentrismo, l’inganno, sono negative in sé, non importa chi sia ad attuarle né il modo in cui esse vengano attuate.
Per fare un esempio più chiaro, tratterò l’argomento della sessualità, che era quello che mi spaventava di più, poiché temevo che il mostrare la seduzione come arma per raggiungere uno scopo potesse ricadere in un odioso slut-shaming. Tuttavia, a mio parere e per mia gioia, così non è stato. In questo gioco di potere il sesso è un’aggiunta, non vi è una lente di ingrandimento critica puntata contro. È mostrato come deve essere, ovvero come un atto che può avere più potere di quanto possa sembrare, ma non vi è un velo di vergogna o pudore ad avvolgerlo, anzi; si parla di sesso in modo crudo, quasi volgare in alcuni momenti.
Interessante risulta come, tramite la scena finale, si possa fare una riflessione sul consenso, o meglio sulla consapevolezza: Abigail usa il sesso in maniera davvero conscia, oppure anche lei in fondo è assoggettata all’idea di donna come ninfa? Questa riflessione su vittima/carnefice è molto importante e la nostra critica non va ad abbattersi contro un personaggio, contro una persona, ma contro il mondo.

Il sesso non è dunque vergognoso o cattivo in sé, ma è la società che può renderlo tale.

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Non c’è nulla di male ad utilizzarlo per raggiungere un obiettivo, il problema sussiste se non vi è un reale consenso, e questa riflessione distrugge ogni possibile barlume di slut-shaming che si sarebbe potuto creare nei confronti del personaggio della Stone.
Ho detto che questo film tratta di sorellanza, e non ho mentito. Anche se forse sarebbe più corretto dire che La Favorita tratta di sorellanza mancata. Abigail non mostra sorellanza nei confronti di Sarah che l’ha accolta a palazzo, così come le altre domestiche non mostrano sorellanza nei confronti di Abigail, Sarah è troppo cruda con Anna e lascia che la sua schiettezza la ferisca, e Abigail non è certo una sorella mentre si mostra così accondiscendente con Anna pur di acquisirne il favore.

Non si pensi che la sorellanza sia supportare le altre donne in qualsiasi circostanza, poiché ci sono mille variabili da considerare, ma è sbagliato creare una competizione assurda e dolorosa quando tutte le donne, in una società patriarcale, si ritrovano ad essere sullo stesso piano. Le altre domestiche avrebbero potuto rivedere se stesse in Abigail, Abigail avrebbe potuto capire che sia lei che Sarah avrebbero potuto essere vicine alla Regina, Anna avrebbe dovuto comprendere che l’amore non si dimostra in maniera univoca ed uguale per tutti, Sarah avrebbe dovuto ascoltare di più la donna che dice di amare.
Perché creare conflitti inutili se quando, unite le forze, si potrebbero superare mari e monti?
La Favorita è un film che consiglio a tutti, non solo perché si tratta di un vero gioiello cinematografico (dalla regia, alle interpretazioni, ai costumi) ma perché manda messaggi molto forti, messaggi crudi e violenti nello stile di Lanthimos, ma che sicuramente rimangono impressi proprio per la forza con cui ci vengono presentati.

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