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La rapper che stavamo aspettando: intervista a Mc Nill

La rapper che stavamo aspettando: intervista a Mc Nill

Giulia Galli, in arte Mc Nill, classe 1990, dopo un lungo percorso e una fortunata campagna su Musicraiser, esce oggi con il suo album di esordio Femminill.
Dopo essersi fatta le ossa improvvisando rime in giro per l’Italia, dopo le finali nazionali di Tecniche Perfette, dopo la partecipazione a MTV Spit (in cui è arrivata in finale) e dopo il suo Presibbene Ep (2014), finalmente debutta con un disco che già dal titolo è un manifesto di rivendicazione contro gli stereotipi.

Femminill racconta in rime la ricerca di identità della giovane rapper, il coraggio di essere se stessi e di essere soddisfatti fregandosene dell’opinione degli altri. Questo disco dimostra che l’hip hop in Italia non parla solo di sesso, droga e politica da quattro soldi; Femminill è un disco introspettivo e sensibile, soprattutto ai temi sociali che stanno a cuore a Giulia, la lotta alle discriminazioni e l’attivismo per i diritti LGBT.

Abbiamo fatto a Nill una domanda per ogni traccia del suo disco, ed ecco come ci ha risposto:

Non farne un dramma

“Quante volte ho provato a dirvi chi sono, ma ora la musica parla per me”
Chi è Giulia, come è diventata Mc Nill e in che modo fare musica ti è stato di aiuto?

La musica mi dà modo di esprimere tutti i pensieri e i sentimenti che, senza di questa, sarebbero rimasti dentro di me. La vedo come una sorta di terapia, in un certo senso. Il freestyle, per esempio, mi ha aiutata ad abbassare la mia “soglia di timidezza”. Sono una persona che pensa in continuazione, se non mettessi su un foglio tutti questi pensieri credo che finirei per essere “mangiata” dagli stessi. Giulia e Nill coincidono, tutto ciò di cui parla Nill è qualcosa che appartiene a Giulia, non ci sono forzature e, di conseguenza, non mi sono mai appropriata, attraverso la musica/le rime, di cose/esperienze che nella realtà non mi riguardano o che non ho mai vissuto. Questo per dire che Nill non è un personaggio staccato da Giulia: molti cercano un “personaggio” da impersonare ma credo che i veri “personaggi” siano coloro che restano se stessi e che raccontano la propria realtà, che hanno un proprio discorso.

Cosa c’è sotto

“Mi chiedo spesso se cedere, ho questa forza grossa che mi porta a credere”
Nel’Italia delle “spintarelle” dove trovi la forza di seguire i tuoi sogni senza compromessi?

Credo in quello che faccio, nei miei progetti, nelle mie idee, in me. Naturalmente sempre con una bella dose di autocritica, con un’infinita voglia di fare sempre di più, senza scadere nell’ego-trip.

Prenditi tutto

“Mai ceduto, nemmeno un minuto, anche se ho il fisico minuto; mi nutro dell’odio di chi non mi ha sostenuto”
Fuori dall’Italia gli artisti vengono giudicati per il loro lavoro e non per la loro vita privata, ma il mondo del rap/hip hop nel nostro paese come vede le sue performer donne?

La nostra è una società prettamente maschilista e misogina, con tutto quello che ne deriva, nell’hip hop come anche in altri ambiti. In questo paese, quando una donna muove i suoi passi in qualsiasi ambiente, è molto facile che scattino delle logiche maschiliste e “machiste” nei suoi confronti: è tristemente normale che sia così e chi non vede il problema solitamente è parte del problema stesso (ahah).
Frasi come “Brava per essere una donna” dicono tutto. Mi è anche capitato di sentirmi dire “Si, però rappi come un maschio”, per farvi capire. Ruota tutto intorno a un’idea della donna, a uno stereotipo di massa, appena qualcosa di te non corrisponde con questo stereotipo devi “prepararti” a sentire esternazioni di basso livello. È come se per le donne ci fosse sempre meno spazio, come se quelle che si mettono in gioco dovessero competere solo tra di loro invece che competere con tutti indifferentemente dal genere.
Scattano tutta una serie di etichette, molto legate all’aspetto fisico invece che al modo in cui si fa musica, quindi di conseguenza finisce che c’è quella “Troia”, quella che “Sembra un uomo”, quella che “Non è brava, ma una botta gliela darei”, quella che “È brava ma è un cesso”, quella “Bona e brava” ecc. C’è sempre una parte di giudizio legata al punto di vista sessuale dell’uomo eterosessuale. Questo è il frutto di una società che non ha investito nell’educazione all’affettività e nell’educazione sessuale, per dire, è tutto collegato. Ci sarebbe tanto da dire, davvero tanto. Personalmente non giudico una donna per come si pone o si veste, se il suo essere corrisponde allo stereotipo o meno non mi interessa, credo che sia giusto che una donna possa essere chi vuole e come vuole senza venire etichettata. Nel rap io giudico una donna per come fa il rap. E anche a me piace la figa, per dire.

Un attimo per me

“Solo per te, solo per una notte, perché poi arriva il giorno e le paure sono troppe, le tue bugie non hanno gambe ma braccia corte e non riesci più ad abbracciare neanche l’uomo che hai di fronte”
Cosa ne pensi di chi considera la bisessualità una fase?

Le persone bisessuali sono spesso etichettate e discriminate, in modo più o meno velato. Personalmente credo che ognuno debba vivere la propria sessualità con serenità.
Come dire, quando si pensa che una donna bisessuale è una “libertina” o una “pu**ana” non si sta facendo altro che il grande gioco del maschilismo, perché la nostra società è sommersa nello stesso. La sessualità è una cosa talmente personale che non mi sono mai permessa di giudicare quella degli altri o di trarne conclusioni tipo “è solo una fase”, “passerà”, “sì, è andata con un uomo ma le piace di più la patata” o “sì, è andato con una donna ma gli piace più il pipo”. Insomma, vivi e lascia vivere: il tempo che si spreca per guardare ciò che fanno gli altri potrebbe essere utilizzato in un modo migliore, no?

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Xena

“Se incontro chi mi ha fatto male non lo uccido mica, lo lascio guardare fino a odiare la sua stessa vita”
Il desiderio di vendetta nei confronti di chi ci ha trattati come diversi è comprensibile, ma forse proseguire per la propria strada e raggiungere la felicità nonostante tutti i “non puoi/non ce la farai” è più utile. Tu cosa ne pensi?

Inizialmente forse è anche normale che ci sia un sentimento di vendetta e di rivalsa nei confronti di chi ti ha fatto del male, poi crescendo ci si accorge che all’odio ricevuto non c’è migliore risposta che la propria felicità ed i propri traguardi. A energia positiva corrisponde energia positiva e viceversa, il karma fa sempre il suo dovere.

Parole libere

“Potrei uccidere per lasciare ‘ste parole libere”
Il titolo di questa traccia è lo stesso del laboratorio che stai tenendo al carcere di Bologna, ce ne parli?

È un’esperienza che mi porta a vivere tantissimi sentimenti e dalla quale sto imparando molto. Parto dall’idea che il carcere deve educare, non infliggere una punizione fine a se stessa. Attualmente sto svolgendo il laboratorio in una sezione della massima sicurezza, sta andando benissimo, non sono mancati i momenti in cui mi sono emozionata tantissimo. È una cosa difficile da spiegare a parole. Con questa classe, dopo aver chiarito la storia e alcuni aspetti della cultura hip hop, stiamo lavorando sulla scrittura e devo dire che sono molto contenta. C’è un rapporto di totale rispetto, ogni volta è un dare e ricevere stupendo. Sicuramente il laboratorio andrà avanti anche in altre sezioni, non vedo l’ora, per me è un onore. Nei prossimi mesi l’obbiettivo è produrre un Ep all’interno del carcere, ci stiamo muovendo per rendere possibile la cosa, vi aggiornerò!

Le cose cambiano

“Accanirsi è più facile che aprirsi, popolo sordo che si ostina a guardare il mondo con un solo occhio, ti vuole sotto torchio tra lumi d’incenso, vuole la pace sì, ma poi ti urla DIVERSO”
Il titolo di questa canzone è un omaggio al progetto “It Gets Better”. Quanto è importante per te esporsi in prima persona e aiutare la comunità LGBT? Nello specifico, qual è l’obiettivo dei video Chi Dice Lesbica Dice Dramma?

Sin dai tempi del liceo ho capito che “metterci la faccia” è importante. Quando ci si espone si dà la possibilità a qualcuno di capire e vedere che non è solo, che c’è qualcuno che lotta anche per le sue battaglie e che ha vissuto le stesse cose. Penso sempre che alla me dodicenne, nel suo paesino sperduto, avrebbe fatto piacere vedere qualcuno esporsi, metterci la faccia. Lo faccio per questo. Perché io adesso ho 26 anni ma se anche solo una ragazzina di 12 anni in un paesino sperduto sente un mio pezzo e si sente meno sola per me è una vittoria immensa. “Chi Dice Lesbica Dice Dramma” usa l’ironia per far avvicinare le persone alle tematiche LGBT, è un progetto nato per caso che piano piano è cresciuto sempre di più. Cercavo “meme” italiani a tematica lesbica senza trovarli e allora ho pensato “Ok, li faccio io”. Ora tra meme, video, feste ecc. si è sviluppata una piccola comunità fatta di tantissime ragazze (ma anche ragazzi, i nostri “drammatici”) che ogni giorno ci scrivono, si raccontano, ci ringraziano. Cosa mi importa se quando mi espongo vengo criticata e insultata da qualche ignorante quando vedo che è stato proprio l’espormi a cambiare la mia vita e a dare qualcosa a quella degli altri? Esporsi è importante, per se stessi e per gli altri, sempre.

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Non ci prendono

“Ché certe volte non rispondo, crolla il mondo, spesso ti chiedi se c’è stata un’altra, che sarà successo”
La gelosia è un sentimento universale, eppure c’è chi pensa che le coppie etero siano più tradizionali e quelle omo più “libertine” (per usare un eufemismo). Cosa ne pensi di questa distinzione?

Penso sia una distinzione nata da uno stereotipo alimentato da una morale cattolica, nella quale volenti o meno siamo immersi sin dalla nascita. Per mia personale esperienza non credo corrisponda alla realtà.

Scattane un’altra

“Non servono doti non serve talento, ma servono idioti per farti contento, richiede sbatti ed impari col tempo: la posa, gli scatti, i filtri. Un portento!”
Ti definiresti social addicted o riesci a mangiare una pizza senza fotografarla?

Mi diverte usare i social ma senza esagerare, ci sono cose che condivido con tutti mentre altre credo vadano semplicemente vissute nel privato. I social mi danno la possibilità di essere sempre in contatto con amici lontani o con chi segue la mia musica, questa è una gran bella cosa, ma non rischierei mai di non vivermi un bel momento per scattare una foto. Magari prima lo vivo e poi, se mi va, lo condivido. Non bisogna perdere il senso della realtà, altrimenti perdiamo noi stessi, ecco.

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Sexy shop

“Più le cose che ho fatto delle cose che ho detto, più cazzi per la testa di quelli che ho nel cassetto”
La donna deve sempre essere innocente e non parlare di sesso, pena l’etichetta “cagna”. Ritrovi questa discriminazione anche nel mondo lesbo? E com’è stato parlare di certi argomenti collaborando con un’altra artista come Marti Stone?

Questa discriminazione esiste, può capitare anche nel meraviglioso mondo delle lesbiche, sempre per il fatto che tutti nasciamo in una società che ti immerge in certe “idee”. Il maschilismo e la misoginia non riguardano solo gli uomini etero, che sia chiaro. Marti è prima di tutto una “sorella non di sangue” per me e non c’è un modo specifico per far scattare la giusta chimica, scatta e basta. Sia umanamente sia artisticamente confrontarmi e portare avanti un discorso con lei è sempre stato interessante ed è sempre venuto tutto in modo molto naturale. È assurdo quando una donna parla di “strap-on”, “vibratori” e “punti g” o è assurdo che qualcuno si prenda male nel sentire una donna che affronta certi argomenti? Credo che tutti sappiamo benissimo la risposta a questa domanda.

Ciò che vali

“E anche quando farà male, la presa resterà salda. E anche se la rabbia sale, la testa resterà calma”
Questo è il pezzo più introspettivo dell’album, Nill racconta Giulia; cosa vorresti dire ai giovani che stanno affrontando sfide simili alle tue?

Non mollate, tenete duro, per quanto può sembrare difficile. Un giorno quando per un attimo porgerete uno sguardo al passato, sorriderete.

Non andremo all’Inferno

“Non andremo all’inferno, lo stiamo già vivendo”
Ti definisci “ex cattolica”, com’era e com’è il tuo rapporto con la religione? E con la chiesa?

Sono un essere umano e, in un momento abbastanza duro della mia esistenza, la religione è stata qualcosa a cui aggrapparmi. È una dinamica molto comune. Andavo in chiesa quando non c’era nessuno e, più che pregare, meditavo. Ho cercato di analizzare il mio essere, me stessa in relazione alla religione, di capire. Poi è arrivato il giorno in cui mi sono detta che non credevo realmente a certe cose e che di conseguenza non potevo definirmi “credente”. È stato un processo molto logico. Sono cresciuta, ho sviluppato un certo senso di critica nei confronti delle religioni in generale. Sarebbe un discorso estremamente prolisso, diciamo che Bill Maher al momento esprime ciò che io reputo più vicino al mio pensiero su queste tematiche.

Femminill (copertina)

Grazie

“Grazie per i tuoi abbracci, per il tuo amore sincero, in ciò che faccio te ci hai sempre creduto davvero”
Quanto sono importanti associazioni come AGEDO (Associazione Genitori Di Omosessuali)?

Sono fondamentali, punto. Ho avuto l’onore di conoscere Flavia Madaschi, “Mamma Agedo”, una donna che ha cambiato la vita di tante persone attraverso il suo operato e che ha lasciato un segno anche nella mia. I genitori che spendono la propria vita per il riconoscimento dei diritti dei propri figli, per parlare con altri genitori che sono alle prese con il Coming Out del/della proprio/a figlio/a, sono da ammirare. Anche loro magari avevano “aspettative” su un figlio, anche loro si erano fatti “i viaggi mentali” sul futuro ma quando è arrivato il Coming Out hanno cercato di comprendere, hanno compreso e alla fine si sono adoperati per la felicità della persona che hanno messo al mondo mettendo da parte tutta quella serie di “sogni” e “aspettative” spesso egoistici. Come dico sempre, per fare un esempio: ringrazio mia madre perché non mi ha mai spinto a realizzare i suoi sogni, perché il suo sogno ora è che io sia felice. La mia speranza è quella di vedere sempre più genitori al fianco dei propri figli durante le manifestazioni, i Pride ecc.

Femminill esce oggi e Mc Nill sarà a Milano il 19 giugno per presentare il suo disco durante un evento molto grande che stiamo organizzando in occasione del Gay Pride del 25 giugno…
Per saperne di più, continuate a seguirci!

Leggi i commenti (1)
  • anche una donna lesbica e bisex può dire “bona e brava”, anche una donna etero e un uomo gay può dire “bono e bravo” a un rapper uomo. non ci vedo nulla di male.
    E una donna coi capelli lunghi non è “stereotipata”, è se stessa come una donna coi capelli cortissimi: ci sono look più statisticamente frequenti e altri meno ma sono tutti legittimi

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