Stai leggendo
La sfida dell’accesso all’istruzione durante il lockdown
Dark Light

La sfida dell’accesso all’istruzione durante il lockdown

Redazione

La didattica a distanza da una parte impone una ristrutturazione del ruolo delle madri che fanno le insegnanti, dall’altra svela le sfide di quelle analfabete oppure che non hanno studiato abbastanza da poter aiutare i figli con i compiti

Quando la pandemia è arrivata in Brasile, Magda Sueli Procópio, 46enne, aveva appena iniziato una nuova fase nella sua vita: aveva appena affittato una casa solo per lei e per suo figlio in un punto strategico della città, ovvero, vicino casa di sua madre, il lavoro e la scuola dove studia suo figlio. Insegnante di terza fascia di lingua portoghese presso la Pubblica istruzione dello Stato di San Paolo e madre del 14enne Alexandre, si è ritrovata in bilico, senza sapere se sarebbe riuscita ad avere comunque lo stipendio a fine mese.

La prof. Magda Procópio fa parte di quella categoria che viene chiamata “categoria O”, cioè, viene assunta dall’Assessorato all’Istruzione soltanto dopo la “ripartizione” delle classi e lezioni tra i professori e insegnanti che hanno la cattedra. Per ora, riesce ad avere lo stipendio senza riduzioni. Però un provvedimento provvisorio approvato da poco in Senato permetterà al Governo federale e alle amministrazioni locali di prorogare le scadenze sia degli accordi di riduzione salariale, per più di 30 giorni, sia della sospensione dei contratti, per più di 60 giorni. Questa manovra potrebbe minare la sua stabilità economica.

“Ci si immagina un sogno che a volte finisce per diventare un vero e proprio incubo”, racconta dispiaciuta l’insegnante, la quale ha dovuto reinventarsi per mantenere la propria sanità mentale in smart working: “All’inizio, ovviamente, è stata dura, ma ora ho la mia routine, sia di lavoro sia con mio figlio, per rilassarmi e riuscire a tirare avanti”.

Di per sé il regime di lavoro di Procópio è precario, una volta che il personale docente possiede un contratto a tempo determinato di un anno. Secondo l’avvocata nonché Direttrice generale dell’Instituto da Advocacia Negra Brasileira (Istituto per l’Avvocatura nera brasiliana, NdT) e Vicepresidente della Comissão de Igualdade Racial da OAB-SP (Commissione per l’uguaglianza razziale dell’Ordine degli avvocati brasiliani – sezione San Paolo, NdT) Lazara Carvalho è molto più economico, per l’Amministrazione regionale, assumere i docenti a tempo determinato, con un contratto inerente soltanto a quello specifico anno scolastico; così anche i contributi a quello che sarebbe l’INPS brasiliano non verrebbero versati. In questi casi, come succede a Magda, lo stipendio è calcolato in base alle ore lavorate.

Con la DaD – iniziata il 13 marzo e senza previsione di ritorno alla didattica in presenza – il volume di lavoro è aumentato. La pianificazione delle lezioni, che prima durava da un’ora a un’ora e mezza, ora richiede il doppio del lavoro perché include altri elementi come l’editing di video e adeguamento del contenuto al contesto degli alunni. Al momento la professoressa ha cinque classi, con circa 180 studenti di una scuola secondaria di primo grado di Santo André (nei pressi di San Paolo) e tra una lezione e l’altra, deve badare a suo figlio Alexandre, all’ultimo anno di scuola media.

Se all’inizio suo figlio era entusiasta dalla dad, ora quasi un anno dopo, si mostra più stanco sia per la quantità di lezioni e attività da seguire come per la disciplina richiesta per studiare tramite internet. Secondo la mamma insegnante Magda, “usare le tecnologie non sempre ci aiuta. Anzi, ci confonde. Stiamo ancora imparando a utilizzarle per bene, ma siamo tutti ai primi passi. Ci vorranno mesi per poter riuscire a usare questo nuovo “format” di scuola, sostiene Magda Procópio.

Madre e padre “due volte”

Oltre ai casi di scoraggiamento e stanchezza nell’affrontare la routine della DaD, l’attenzione va posta a quegli studenti che provengono da contesti di violenza domestica, familiare e/o con disabilità, per non citare i casi di studenti che fanno autolesionismo e che grazie al personale scolastico, riescono a ottenere assistenza psicologica. “Quando si parla di fare il genitore solo, cosa significa? Beh, essere madre e padre due volte. Io provo ad essere presente nella vita di mio figlio e dei miei allievi”, racconta.

Insegnanti come Magda sono la faccia della scuola pubblica dello Stato di San Paolo, e sono loro che, molte volte, in un contesto scolastico in presenza, passano la maggior parte del tempo con i bambini e le bambine, ragazzi e ragazze. Nello Stato di San Paolo, dove troviamo il più grande numero di scuole pubbliche, il 64% dei docenti sono donne, nei più di 5.700 istituti scolastici (scuola di primo e secondo grado, tecnico e serale) e 1,4 milione di studenti iscritti, con 205 mila docenti, secondo i dati del “microcensimento” 2016 reso disponibile dall’Assessorato all’Istruzione dello Stato di San Paolo.

Per chi insegna ai bambini in tenera età, l’attenzione è ancora più alta, lo dice la 28enne Brunna Martins, neuro pedagoga, maestra e mamma della piccola Sara, di soli 3 anni. “In questa fase dello sviluppo i bambini di questa età hanno bisogno di sviluppare il tatto, del contatto con la maestra. Questo perché la maestra dentro la classe, a lezione, ha un ruolo importante, non potendo essere sostituita nemmeno dai genitori dei bambini”, osserva.

Siccome ha bisogno di silenzio per poter fare le lezioni online Martins ha optato per permettere a sua figlia di trascorrere un maggior numero di ore davanti al telefonino. Scelta difficile ma necessaria: “In quanto genitore si lotta per evitare di farlo ma ad esempio, alcuni compiti lei non riesce a farli da sola e purtroppo nel mentre io devo focalizzarmi sulle lezioni online, sul mio lavoro, perché è da lì che proviene il nostro pane quotidiano”.

Disuguaglianze accentuate

Nell’altra punta di questa nuova dinamica scolastica ci sono le madri che, da un momento all’altro, si sono ritrovate davanti alla sfida di dover seguire da vicino l’istruzione dei figli e di assumersi tale responsabilità. In questo scenario la chiusura delle scuole, imposta dal lockdown, va oltre al fatto di avere i bambini per più di 24 ore al giorno in casa.

Secondo i dati del Censimento scolastico, nel 2019 c’erano 47,9 milioni di studenti iscritti alla scuola dell’obbligo (scuola primaria, scuola secondaria di primo e secondo grado) in tutto il Brasile, sia nelle scuole private sia in quelle pubbliche. Nonostante la DaD sia stata la soluzione per far sì che gli alunni non perdessero l’intero anno scolastico, la realtà brasiliana mostra che gli ostacoli per un apprendimento egualitario sono molti, e per le madri che hanno smesso di studiare da molto tempo e/o hanno un basso livello scolastico, la sfida è ancora più grande.

Questo è il caso di Sueli Maria dos Santos, 39enne, che vive con i figli a Santo André, area metropolitana della città di San Paolo. La donna che fa la collaboratrice scolastica ha smesso di studiare a 16 anni e ha difficoltà a organizzarsi una routine di studi a casa per poter alfabetizzare e aiutare con i compiti che arrivano per mail dalla scuola a suo figlio Davi, di soli 8 anni: “Per me spesso risulta difficile assimilare la lezione per, in un secondo momento, poter spiegargli la materia”, dice la madre.

Vedi anche

Oltre ad essere diventate “insegnanti” da un momento all’altro, le madri fronteggiano la sfida di dover offrire ai figli un accesso adeguato a internet perché i loro studi non vengano ancor di più compromessi. E qua le difficoltà ancora una volta sono determinanti. Uno studio realizzato annualmente dal Centro regionale di studi per lo sviluppo della società dell’informazione ha messo in evidenza un dato allarmante. Anche se il 70% delle case in aree urbane sono connesse, le differenze nell’analizzare le classi sociali sono enormi: tra i più ricchi (classi A e B), il 96,5% delle case sono dotate di segnale internet; nelle classi più povere, invece, il 59% non riesce a navigare in rete. Tra la popolazione più povera il 78% delle persone con accesso a internet lo fanno esclusivamente dal cellulare. Secondo l’Ibge (il corrispondente all’Istat brasiliano, NdT), ogni 100 madri single, 35 non hanno accesso a internet, tra cui 21 sono nere e 14 sono bianche.

Le lezioni attraverso il telefonino

La scuola di Davi ha creato un gruppo su Whatsapp sia per rendere immediata la comunicazione tra il preside, gli insegnanti e i genitori, sia perché così i professori riescono a inviare le lezioni e i compiti direttamente ai genitori. Però Sueli dos Santos ha saputo della chiusura della scuola tramite la tivù. “Tutto questo sistema di comunicazione è nato dopo. Secondo me tutti dovrebbero essere bocciati quest’anno, sarebbe la cosa migliore”, afferma. La soluzione per aiutare Davi con i compiti è stata quella di chiedere aiuto alle altre due figlie già diplomate, Giovanna e Sanara.

Per la colf Maria Alcione de Noronha, 51 anni, le disuguaglianze nell’accesso a internet è un altro ostacolo nel percorso scolastico del figlio più piccolo. Analfabeta, lei abita con i suoi due figli, il 23enne Amauri ed il 14enne Alan, a Paraisópolis (la seconda più grande favelas di San Paolo, NdT). Alan è alla terza media e ha vinto una borsa di studi in un istituto privato che ha aderito alla DaD. La famiglia non possiede un computer e le lezioni, dal lunedì al venerdì, dalle h. 7 alle h. 12.30 vengono seguite dal cellulare.

“Io non sono mai andata a scuola, non so nemmeno firmare il mio nome, e quindi non riesco ad aiutarlo con i compiti”, ricorda dispiaciuta la madre.

Alan studia con il materiale fornito dalla scuola e fa i compiti da solo, attraverso il cellulare. Una triste realtà per molti studenti brasiliani durante la pandemia. Per Maria Alcione, infatti, è un sollievo ma al tempo stesso, anche tristezza: “Grazie a Dio Alan ha sempre fatto i compiti da solo ma io spesso ci rimango male perché non lo posso aiutare…”.

Fonte
Magazine: AzMina
Articolo: “O desafio da educação em isolamento social”
Scritto da: Camila da Silva e Glória Maria (Agência Énois) e Sanara Santos (AzMina)
Data: 24 giugno 2020 (aggiornato il 5 ottobre 2020)
Traduzione a cura di: Bruna A. Paroni
Immagine di copertina: freepik
Immagine in anteprima: vectorjuice

Leggi i commenti (0)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato

Associazione Bossy ® 2020
Via Melchiorre Gioia 82, 20125 Milano - P.IVA 10090350967
Privacy Policy - Cookie - Privacy Policy Shop - Condizioni di vendita