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Las chicas del cable: quattro giovani donne alla conquista della Madrid del 1928
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Las chicas del cable: quattro giovani donne alla conquista della Madrid del 1928

Jasmine Mazzarello

Las chicas del cable, in italiano Le ragazze del centralino, è la prima serie televisiva originale Netflix prodotta dalla Spagna, la cui terza stagione è uscita il 7 settembre. Il fil rouge della storia è la relazione tra Alba (Blanca Suárez) e Francisco (Yon González), ma non lasciatevi ingannare dalla dose di drammaticità tutta spagnola perché la serie racconta molto di più: al centro della scena ci sono le vicissitudini di quattro giovani donne alla ricerca dell’emancipazione femminile e della loro riscossa. Vediamo assieme perché vale la pena immergersi in questa serie. Cosa rende innovativo e sorprendente Las chicas del cable?

Partiamo dalla tipologia. Si tratta di una telenovela revisionata in chiave moderna e arricchita di tematiche che non passano inosservate: i temi toccati vanno dall’emancipazione femminile alla comunità LGBT, dall’identità di genere all’orientamento sessuale, dal corteggiamento al rifiuto.
Troppo spesso, per paura di produrre contenuti “impegnati”, si tende a voler semplicemente intrattenere, senza fornire vari spunti di riflessione, soprattutto su temi caldi. La scelta della produzione de Las chicas del cable è stata invece vincente e la serie intrattiene, informa, sorprende e prende da morire.

Qual è la storia?

Nel 1928, le donne erano praticamente viste come degli accessori da mettere in mostra quando si va fuori, oggetti incapaci di prendere una decisione. La vita non era facile per nessuno, ma soprattutto per una donna. Per una donna, nel 1928, la libertà sembrava qualcosa di impossibile da ottenere; perché per la società noi donne eravamo solo delle casalinghe, delle madri, delle mogli. Non avevamo il diritto di avere sogni o ambizioni.

Madrid, 1928. Alba è una giovane donna con un passato difficile alle spalle: dieci anni fa è arrivata in città con Francisco, l’amore della sua vita, che ha però perso nella grande e confusa stazione centrale senza riuscire più a ritrovarlo. Negli anni Alba è diventata una criminale ed è proprio con l’intento di truffare che decide di entrare alla Compagnia dei telefoni. Alba cambia nome diventando per tutti Lidia Aguilar e con la sua nuova identità conosce sul posto di lavoro Carlota, Angeles e Marga. Le quattro ragazze legano profondamente condividendo gioie e grandi sfide, incarnando il primo importante tema, quello della sorellanza: tra loro non vi è mai competizione o astio, né per un ragazzo, né per qualsiasi altro motivo.

Torniamo ora a Alba, che proprio alla compagnia rincontra Francisco, ora sposato e alla direzione della compagnia assieme all’amico Carlos Cifuentes. Alba, sconvolta dall’accaduto, non riesce ad ammettere a se stessa quanto Francisco sia ancora importante per lei e cerca di dimenticarlo iniziando una relazione con Carlos. Francisco non si dà per vinto e fa di tutto per riconquistarla, in quello che diventa un corteggiamento pesante tendente allo stalking. Vediamo Alba, intenta ad autodeterminarsi, far fronte alle attenzioni di Francisco senza cedere. Tuttavia, verrebbe da pensare che ad Alba non venga data sul serio la possibilità di decidere di andare avanti e superare il suo legame con Francisco. La produzione sembra dirci che sì, Alba è una donna forte… però non può che cedere al belloccio di turno che la aspetta ripetutamente sotto casa. L’insistenza di Francisco sembra insomma ribadire che lo stalking selvaggio sia la strategia vincente per conquistare una donna.

Tuttavia, la cornice di questa storia d’amore è un contesto storico di emancipazione con personaggi femminili molto forti come Carlota, energica agli antipodi della passività, che lotta affinché le donne ottengano il diritto di voto e come Angeles, che affronta il marito violento e si fa valere decidendo di tornare al lavoro nonostante lui non glielo permetta. Proprio la storia di Angeles è particolarmente potente: è una donna forte che inizialmente cerca di negare e minimizzare il comportamento del marito, ma poi, anche con l’aiuto delle sue colleghe, riprende in mano le redini della situazione e reagisce. Viviamo assieme a lei la difficoltà di rialzarsi, l’amore per la figlia, la gravidanza indesiderata, i sensi di colpa, la sua richiesta di aiuto e la disperata ricerca di una via d’uscita.

Gli spunti di riflessione, però, non finiscono qui. Nella serie seguiamo anche i dubbi di Carlota sul proprio orientamento sessuale e la scoperta della collega Sara in merito alla propria identità di genere.

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Ogni protagonista ha, come avete potuto capire, una storia a sé, che si unisce però prima o poi a quella delle altre donne coinvolte nella trama. Ancora diversa è, infatti, la storia di Marga: il suo è un percorso alla ricerca di sé, un’evoluzione che parte dalle sue radici e sboccia splendidamente. Marga è forse il personaggio che cambia e matura di più nelle prime due stagioni della serie. Ci viene presentata come una timida ragazza di campagna che sembra avere paura della propria ombra, mentre alla fine la ritroviamo come una giovane donna molto sensibile, ma anche molto decisa e forte, che sa quello che vuole.
Una breve parentesi la meritano i personaggi maschili, purtroppo ancora parecchio stereotipati, come per esempio Pablo a cui manca il coraggio di lasciare la fidanzata e ha bisogno che qualcuno intervenga e agisca per lui, affinché possa finalmente coronare il suo sogno d’amore. O come Francisco, il primo amore di Alba, il cui corteggiamento, inizialmente molto insistente, lascia spettatori e spettatrici a chiedersi se sia corretto ricorrere a tanto per dimostrare il proprio amore.

Insomma, Las chicas del cable merita di essere guardata perché parla di carriera, aborto, tradimenti, violenza domestica, emancipazione femminile, scoperta di sé e del proprio corpo, parla di identità sessuale e di diritti. Ma soprattutto perché parla di sorellanza, di come e perché, se abbiamo una sorella al nostro fianco, tutto diventa più facile.

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