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Lavoro minorile nella moda: “Il costo del tuo vestito non è sull’etichetta”

Lavoro minorile nella moda: “Il costo del tuo vestito non è sull’etichetta”

La modella e attivista del movimento body positive KhrystyAna ha condiviso su Instagram, dove la seguono più di 350.000 persone, una riflessione emotiva accompagnata da una foto ancor più significativa.

Riconosciuta sia all’interno che all’esterno della sfera del movimento sulla body positivity, ha utilizzato il suo profilo per mettere in discussione la nostra responsabilità rispetto all’abbigliamento che scegliamo.

Lo scorso 1 dicembre 2018 ha realizzato la terza edizione del The Real Catwalk (La Vera Passerella, NdT), una contro-sfilata che ha invaso Times Square a New York una sera prima della sfilata di Victoria’s Secret, la cui trasmissione televisiva ha registrato i minimi storici in termini di rating. The Real Catwalk ha visto come protagonisti più di 200 modelli e modelle in sovrappeso, transessuali, di colore e di diverse etnie, con disabilità (corpi emarginati e invisibili nell’industria della moda) provenienti da Stati Uniti, Italia, Canada, Inghilterra e altri Paesi, sintomo di qualcosa di più grande che continua a essere coltivato a livello mondiale. La sua creatrice ha dichiarato: “Spero che questo ispirerà altre persone a sentirsi a proprio agio nel loro corpo, perché tutti meritiamo di celebrare noi stessi, anche se i mass media ci dicono che non possiamo farlo a meno che non abbiamo un determinato aspetto”.

Lavoro minorile

In questa occasione, la modella ha utilizzato la propria piattaforma body positive per aprire una conversazione sul lavoro minorile nel settore moda: “Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, quasi 260 milioni di bambini in tutto il mondo lavorano. Tra questi, la OIL stima che 170 milioni facciano parte di dinamiche di lavoro minorile, definito dall’ONU come “Lavoro per lo svolgimento del quale il bambino è molto giovane, lavoro realizzato prima del raggiungimento dell’età minima, o lavoro che, avendo una natura e delle condizioni dannose, è completamente inaccettabile per dei bambini ed è pertanto proibito”.
La modella termina il lungo messaggio su Instagram aggiungendo: “Ogni acquisto che fai influisce sul tipo di mondo nel quale vuoi vivere”.

Riflessione

Tra i concetti messi in risalto dal movimento body positive troviamo la premessa di non vittimizzare, pertanto il messaggio di KhrystyAna cerca di avviare una conversazione che scavalca la colpa e mira all’azione: “È il momento di prenderti le tue responsabilità, di osservare le tue abitudini”.

“È il momento di coltivare ed esaltare l’amore nei confronti di te stesso e del mondo, per i tuoi fratelli che non hai mai conosciuto, ma con i quali condividi un legame quotidiano”, riferendosi alle migliaia di persone che lavorano nelle fabbriche e sono invisibili agli occhi dell’industria della moda. “Li vedi? Fratelli e sorelle con un’anima e un cuore come il tuo, con i quali hai già una connessione, in questo preciso istante”, ha proseguito.

Nella parte più accesa della sua lettera aperta ha espresso un’idea piuttosto scomoda, che invita a pensare e rivalutare il modo in cui partecipiamo al capitalismo: “Prendi una t-shirt: un ragazzino o una ragazzina ha passato la notte a cucirla PER TE, per tentare di guadagnare una cifra sufficiente a coprire appena la metà del suo fabbisogno calorico. Solo la metà”.

Fonte
Magazine: Lr21
Articolo: Trabajo infantil en la moda: “El costo de tu vestido no está en la etiqueta”
Autore: Non citato
Data: 25 gennaio 2019
Traduzione a cura di: Elisa Sanguineti

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