Chi è stata la prima donna ad aver vinto un Nobel? E la prima ad aver ottenuto una cattedra universitaria? Qual è il nome della prima infermiera, della prima scienziata e della prima medica condotta? A queste domande e a molte altre risponde il libro Le mille. I primati delle donne, a cura di Ester Rizzo ed edito da Navarra Editore. Frutto di un progetto nato online che prende il nome di Toponomastica femminile, Le mille ricorda attraverso dati, studi e ricerche tutte le donne che hanno raggiunto un primato, ottenuto un riconoscimento, un incarico o un’onorificenza e che la storia ha volutamente dimenticato. Toponomastica femminile, infatti, nasce nel 2012 come gruppo su Facebook e su iniziativa di Maria Pia Ercolini: l’intento è quello di «impostare ricerche, pubblicare dati e fare pressioni su ogni singolo territorio affinché strade, piazze, giardini e luoghi urbani in senso lato, siano dedicati alle donne per compensare l’evidente sessismo che caratterizza l’attuale odonomastica (branca della toponomastica)». La toponomastica, che è lo studio dell’origine e del significato dei nomi di luogo, in Italia e non solo, infatti celebra da sempre figure maschili, come spiega l’associazione:

«Nell’Italia preunitaria prevalevano i riferimenti ai santi, a mestieri e professioni esercitate sulle strade e alle caratteristiche fisiche del luogo. In seguito, la necessità di cementare gli ideali nazionali portò a ribattezzare strade e piazze dedicandole ai protagonisti uomini del Risorgimento, e in generale della patria; con l’avvento della Repubblica, si decise di cancellare le matrici di regime e di valorizzare fatti ed eroi, uomini, della Resistenza. Ne deriva un immaginario collettivo di figure illustri esclusivamente maschili».

Dal 2012, perciò, Toponomastica femminile ha indetto numerose campagne per far sì che strade, vie, piazze, giardini acquisissero nomi di donne che, non meno degli uomini, meritano di essere ricordate. Nonostante infatti i libri di storia abbiano cercato di emarginare, minimizzare e spesso mistificare le figure femminili, i primati raggiunti dalle donne sono tanti, e mille di questi sono raccontati appunto nel volume a cura di Ester Rizzo. Organizzato per ambito di competenza, Le mille nomina tutte le prime donne, soffermandosi sulle storie di cui si hanno più notizie, ma anche e soprattutto su quelle che – leggendole – sembra assurdo che siano state dimenticate.

Perché è così, i fatti raccontati in Le mille sono intensi, determinanti, pieni di coraggio e audacia. Sono vite di lotta e riscatto e ciascuna di esse meriterebbe studio e approfondimento a parte. Come quella di Franca Viola, la prima di cui abbiamo notizie che ha rifiutato il “matrimonio riparatore” mettendo in discussione usi, costumi e leggi. O quella di Matilde Serao, la prima a dirigere un quotidiano. O ancora la vita di Artemisia Gentileschi, prima donna a essere ammessa in un’accademia d’arte, e quella di Donna Eleonora Di Mora, prima e unica viceré di Spagna in Sicilia, che nel 1677 regnò per soli 28 giorni ma «fece cose più e meglio degli altri viceré», tra cui diversi provvedimenti in favore delle donne. Si tratta di donne che hanno avuto l’ardire di fare e di imporsi nonostante gli stereotipi, che hanno avuto fiducia nei loro sogni e che hanno sempre dato più credito ai loro studi che alle dicerie. Donne che attraverso l’attività intellettuale e politica hanno costruito il movimento femminista e a cui ancora oggi dobbiamo dire “grazie”.

Non aspettatevi un romanzo, ma neanche uno sterile elenco di profili fine a se stesso: Le mille è un volume che ridà alle donne lo spazio e la dignità che meritano, a volte semplicemente citandole. Leggendolo, vi ritroverete più volte a sgranare gli occhi di fronte ai soprusi, a sorridere per l’impertinenza, a incuriosirvi per quelle vicende che nessuno vi ha mai raccontato ma che sono successe davvero. Come sarebbe stato, mi chiedo, se oltre a uomini forti ed eroi invincibili, ci avessero parlato anche di loro, di tutte quelle donne che hanno lottato per avere una vita migliore? Cosa sarebbe successo se a scuola avessi letto di ragazze che sfidarono le proprie famiglie e paure per seguire i loro sogni? O se avessi conosciuto i nomi delle partigiane, delle politiche, delle scrittrici, delle giornaliste, delle scienziate? Cosa avrebbe provocato in me l’avere finalmente dei modelli e degli esempi da cui trarre ispirazione? Probabilmente avrei avuto più coraggio, avrei fatto scelte diverse, ma soprattutto mi sarei sentita meno sola.

So per certo cosa ho imparato leggendo Le mille ora, però: che l’ambizione non ha sesso e l’istruzione ha un ruolo primario; che non saranno gli ostacoli che continuerò a incontrare sulla mia strada in quanto donna a farmi sentire in difetto; che ogni volta che proveranno a inquadrarmi in uno schema e indicarmi un’altra strada, saprò che sto facendo la cosa giusta. Perché mille e più donne là fuori mi hanno dimostrato, con il loro esempio e la loro stessa vita, che posso fare più di quanto pensi e più di quanto mi abbiano fatto credere.

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