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Ma, alla fine, cos’è l’educazione sessuale?

“L’educazione sessuale che il senso comune tanto teme è, in verità, una delle forme più efficaci per affrontare la violenza sessuale”, sostiene una specialista in educazione sessuale.

Se c’è un argomento che dalle elezioni del 2018 suscita scalpore è la tale educazione sessuale. È stato tema centrale nelle agende delle campagne elettorali di molti politici brasiliani ed è anche un tema controverso e costante nei dibattiti sulle politiche pubbliche. C’è chi è contrario all’educazione sessuale nelle scuole, qualcun altro, invece, è favorevole. Ma quando si discute il tema dell’educazione sessuale, sappiamo esattamente di cosa si tratta?
“Le persone fanno molta confusione perché nell’immaginario collettivo, l’educazione sessuale consiste o nel parlare delle infezioni sessualmente trasmissibili (Ist) o in una lezione in cui si parli soltanto della riproduzione sessuale e di come mettere i condom. Tutto questo è un mito che nasce dalla difficoltà, da parte del senso comune, di capire cos’è veramente la sessualità”, dice Caroline Arcari, pedagoga specialista in Educazione sessuale presso l’Unesp (Università statale di San Paolo, NdT).
La pedagoga spiega che la definizione del curriculum dell’educazione sessuale parte da un concetto molto più ampio di sessualità, ovvero la ricerca del benessere nelle relazioni con gli altri e con noi stessi. “Ad ogni fascia d’età si cerca questo benessere in diverse forme. Quindi i contenuti programmatici vanno di pari passo con le fasce d’età dello sviluppo psicosociale dei bambini. Mai si insegnerà a un bimbo di tre anni cos’è un preservativo, anche perché questo non rientra negli interessi affettivi del suo mondo da bambino”, spiega.
La specialista ricorda che l’educazione sessuale non è insegnare ai bambini come fare sesso, come sostengono le fake news sui social media. “L’educazione sessuale che il senso comune tanto teme è, in verità, una delle forme più efficaci per affrontare la violenza sessuale”, chiarisce la specialista.
Ma nella pratica, come si svolge questa educazione sessuale? Si tratterebbe di una materia scolastica, con lezioni settimanali? Ma i biberon a forma di pene, come sostenevano le informazioni veicolate in rete durante le elezioni del 2018, esistono?

Come viene insegnata l’educazione sessuale

In primis: è falsa l’affermazione per cui i biberon erotici (con tettarelle di gomma a forma di pene) sono stati distribuiti agli asili nido (come è stato detto dai sostenitori di Bolsonaro durante la sua campagna elettorale del 2018, NdT).
L’educazione sessuale non è una materia scolastica. Il Ministero dell’Istruzione brasiliano, tramite i Parâmetros Curriculares Nacionais (le Indicazioni nazionali per il curriculum scolastico, NdT) suggerisce che l’educazione sessuale sia presente in maniera trasversale in altre materie – una volta che essa fa parte di una serie di insegnamenti trasversali che sul documento ministeriale vengono definiti come “Etica”, e puntano sull’educazione universale degli studenti, specialmente nel rapportarsi agli altri studenti e al pianeta.
Per trasversalità si intende la possibilità di trattare l’educazione sessuale all’interno di ciascuna materia scolastica. Caroline cita come esempio la possibilità di, in una lezione di geografia, lavorare con i diritti delle donne nel mondo, o in una lezione di biologia spiegare le parti del corpo, o ancora in portoghese insegnare ai bambini a dire “no”. L’importante è tenere sempre in conto la fascia d’età degli studenti e il linguaggio appropriato a ogni fascia d’età.
“L’educazione sessuale ha una varietà di argomenti che vanno dall’anatomia, fisiologia, competenze socio-emozionali e genere a relazioni, salute, autostima, piacere, affetto, ecc.”, spiega la pedagoga.

L’educazione sessuale fa diventare mio figlio gay?

No! Caroline spiega: “È impossibile ‘insegnare’ l’orientamento sessuale. Le persone oggi adulte omosessuali hanno trascorso la loro infanzia a vedere coppie eterosessuali (sui media, NdT) e questo non le ha fatte diventare eterosessuali. Non è un qualcosa che si impara o si insegna. Tuttavia (attraverso l’educazione sessuale, NdT), è sempre possibile insegnare a rispettare tutti gli orientamenti sessuali”.
L’orientamento sessuale è l’attrazione fisica o emotiva che un individuo prova verso un altro individuo, dello stesso genere o non. Ossia: chi ci piace. Dunque l’eterosessualità, l’omosessualità e la bisessualità sono tutti orientamenti sessuali.

E si insegna la teoria del gender?

La verità è che non esiste una teoria del gender. Il termine si riferisce a un grande numero di cose, ma principalmente a quello che si chiama “studi di genere”. Sono linee diverse di studi, aree accademiche e teoriche che prendono in analisi questioni come l’origine del maschile e del femminile, i diritti delle donne e altre tematiche correlate.
L’uso erroneo di questa espressione è comune e serve a disinformare e provocare il panico nella società, attraverso idee sbagliate. Andressa Pellanda, coordinatrice delle Politiche educazionali della Campagna Nazionale per il Diritto all’Istruzione, ha spiegato in un’intervista alla Revista AzMina che la presenza di termini come “gender”, nelle indicazioni curriculari dell’istruzione, hanno come obiettivo l’accettazione della diversità.
Sostiene Pellanda che “l’educazione alla diversità è importante perché aiuta a sfatare gli stereotipi e i pregiudizi, di modo da realizzare appieno sia la formazione scolastica e cittadina dei nostri bambini e giovani sia la costruzione di una società in cui si combatta qualsiasi tipo di violenza basata sulla discriminazione e sul pregiudizio”.

E perché l’educazione sessuale è importante?

Per Caroline Arcari, l’educazione sessuale è il punto centrale per la prevenzione della violenza sessuale. “(L’educazione sessuale, NdT) non si riferisce soltanto alla conoscenza dei genitali e sapere da dove vengono i bambini, bensì ai concetti come autoprotezione, consenso, integrità corporea, sentimenti, emozioni, sogni, identità, quali sono i tipi di contatti fisici permessi permessi agli adulti nei confronti del bambino e dell’adolescente, scelte personali, igiene, salute, rapporti – tutto questo è educazione sessuale”.
Un ottimo esempio dell’efficacia dell’educazione sessuale è l’episodio successo l’anno scorso, in cui una bambina di nove anni ha denunciato gli abusi sessuali subiti da suo nonno dopo aver capito, in una lezione di educazione sessuale a scuola, cosa le fosse successo. Secondo l’Annuario delle Statistiche della Pubblica Sicurezza 2019 (Anuário de Segurança Pública, NdT), più della metà (53,8%) delle vittime di stupro nel Paese sono bambine di età inferiore ai 13 anni.
Inoltre, l’educazione sessuale può avere un ruolo importante anche nello sviluppo di una vita sessuale sana. La sessuologa Luciane ngelo, che lavora con giovani donne, età media 20 anni, racconta che ha notato la completa mancanza di educazione sessuale in queste ragazze. “Loro arrivano da me completamente impreparate per la vita sessuale. Non sanno niente sui preservativi, non capiscono il significato dei contraccettivi, non conoscono l’anatomia del proprio corpo, neppure il funzionamento del ciclo mestruale”, spiega la dottoressa. Questa disinformazione ha dirette conseguenze sulla propria sessualità, oltre ad aumentare i rischi delle malattie sessualmente trasmesse e della gravidanza indesiderata.
Il tasso di natalità adolescenziale in Brasile è alto: 59 su 1000 donne, d’età tra 15 e 19 anni, hanno un figlio o sono incinte, secondo i dati Unicef. È il 30% più alto del tasso medio mondiale, che è di 42 donne su 1000. Un altro segno delle conseguenze della disinformazione emerge dai dati dell’IBGE (Istat brasiliano, NdT): il 35% dei giovani tra 13 e 17 anni dichiarano di non aver usato alcun metodo contraccettivo o contro le malattie sessualmente trasmissibili negli ultimi rapporti sessuali.

Educazione sessuale o astinenza sessuale?

Il Governo Federale a partire da febbraio inizierà una polemica campagna per la prevenzione della gravidanza adolescenziale e le Infezioni sessualmente trasmissibili: che le scuole orientino gli adolescenti a non fare sesso. La ministra Damares Alves del Ministero della Donna, Famiglia e Diritti Umani difende la politica dell’astinenza sessuale come forma migliore di affrontare tali problematiche.
Secondo il giornale O Globo il Ministero, in una nota tecnica, sostiene che insegnare i metodi contraccettivi ai giovani è controproducente una volta che “normalizza il sesso adolescenziale”, dato che spesso la maggior parte gli adolescenti, prima di frequentare le lezioni, non ha ancora iniziato ad avere rapporti sessuali (e dunque le lezioni potrebbero istigare al sesso in età precoce, NdT).
Per Luciane ngelo, tale campagna va nella direzione opposta dei lavori voltis a educare i giovani all’educazione sessuale. “Anziché trasmettere conoscenze, gliele stanno togliendo e questo è molto pericoloso”, sostiene.
Caroline concorda con lei. “Quando il focus è sull’astinenza, si smette di parlare della realtà dell’adolescente. Le persone credono che il silenzio e il non parlarne faccia sì che gli adolescenti non abbiano voglia di fare sesso. Ma la nostra realtà non è questa. Siamo il quarto Paese nel mondo per quanto riguarda il matrimonio infantile, bisogna rivedere cosa stiamo veramente insegnando a questi ragazzi e ragazze”, sostiene. La specialista ricorda inoltre che mentre ci si zittisce di fronte a tale situazione, i giovani comunque si educano sessualmente ma in altri modi, come ad esempio con la pornografia, in cui imparano la sessualità in modo sbagliato.
Studi scientifici sull’argomento mostrano che non ci sono evidenze dell’efficacia dei programmi di astinenza sessuale. Tra questi studi, il più importante, sono state analizzate 37 revisioni sistematiche di 224 studi clinici. La conclusione di tale studio è che appunto non ci sono evidenze di successo di nessun tipo di programma di astinenza, mentre altri programmi più ampi, come l’educazione sessuale trasversale, favoriscono il cambiamento dell’atteggiamento dei giovani verso il sesso.
“È sempre importante ricordare che l’astinenza sessuale può essere una scelta di ogni individuo, e proprio per questo motivo, bisogna avere tutte le informazioni a riguardo, oltre a conoscere le opzioni, affinché tale decisione venga presa coscientemente”, rafforza Caroline. “È un diritto dei bambini e degli adolescenti sapere del mondo là fuori, conoscere il proprio corpo, sapere come le cose funzionano e sapere da dove vengono, per imparare a fare le proprie scelte”.

Fonte
Magazine: Revista AzMina
Articolo: “O que é a tal da educação sexual”
Autrice: Helena Bertho
Data: 28 gennaio 2020
Traduzione a cura di: Bruna A. Paroni
Immagine in anteprima: Monica Ramos

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