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Mamma, papà: sono demigirl
Dark Light

Mamma, papà: sono demigirl

Redazione
Articolo di Natasha Vagnarelli

Illustrazione di Pheyros

 

 

Cara mamma, caro papà;

forse sarebbe meglio parlare di una cosa tanto delicata faccia a faccia, ma mi conoscete, sono molto più brava a scrivermi che a spiegarmi.
Avrei potuto designare come destinatari tutti quelli che leggono i miei articoli, ed in fondo è così, ma per poter spiegare il tutto al meglio ho preferito rivolgermi direttamente a voi; forse, in questo modo, le mie parole saranno più dirette, più accorate.
Cari mamma e papà, in questa lettera non tratterò qualcosa di facile. O meglio, per me è una delle cose più facili del mondo, è quello che sono… però dirlo a qualcun altro non è sempre così semplice. Ci sono ancora tanti pregiudizi, tanta ignoranza.
Ma mi fido di voi. Sento che non mi giudicherete dopo aver letto, ma che capirete e che vi sentirete consapevoli di conoscere qualcosa in più su di me.

Mamma, papà; io sono demigirl.
Posso immaginare le vostre facce stranite; probabilmente starete pensando a qualche moda, a qualche orientamento politico, ma non a ciò che davvero è; non perché non siate intelligenti o colti, semplicemente perché vi conosco, e so che non sarebbe il vostro primo pensiero.
Demigirl è un genere, un genere non binario, per l’esattezza; se volete un discorso più approfondito al riguardo, vi consiglio di dare una sbirciatina qui per poi riprendere a leggere la mia lettera. Molto sinteticamente, però, posso dire che essere non-binary significa non rientrare necessariamente nella dicotomia uomo/donna. Ci sono tante sfumature della non-binarietà, ma qui voglio parlare di ciò che sono io.
Essere demigirl significa sentirsi donna, non importa quale sia il sesso biologico, ma non del tutto. Io sono “parzialmente donna”. E oltre a quell’essere donna, cosa c’è? La parte grigia cos’è? Be’, può essere un altro genere, come può non esserlo. Ogni persona demigirl può identificarsi in modo differente, non vi è una rigida definizione; posso raccontarvi come mi sento io.

D’accordo, non è comunque così facile. Non ho delle percentuali stabilite sempre costanti, ma posso provare, indicativamente, a darvi qualche numero: l’80% di me è donna, quindi la maggior parte. La maggior parte di me si sente bene con il proprio sesso biologico. Il restante 20% è un po’ più complicato, perché si tratta anche della parte variabile. Anzi, diciamo che si potrebbe dire che questa parte è anch’essa suddivisa in due parti, ma molto fluide fra di loro. Mettiamola così: il 20% del mio essere è genderfluid, e questa fluidità si muove tra il genere maschile e il nessun genere, ovvero l’agender.
Lo so, sono tante parole, tanti concetti che per voi possono suonare strani, nuovi. Ma noi esistiamo, e se non iniziamo a parlarne molte persone continueranno a non riconoscerci. Mi fido di voi, so che capirete, anche se vi sentirete un po’ persi, all’inizio.
Dicevo, quel 20% a volte è maschile; per quanto la mia espressione di genere, ovvero come mi mostro, sia decisamente femminile, io sento spesso in me una forte componente maschile che non riesco ad ignorare; è lì, è con me, è me, e non posso far finta che non esista.

Se cambierei il mio corpo fisico per questa parte maschile? No, non è così forte da crearmi disforia fisica, però ammetto che a volte mi piacerebbe avere dei tratti più androgini, poter non sembrare così femminile, come voi sempre dite che io sia. Sì, a volte penso anche a come sarebbe avere un pene, e non credo mi dispiacerebbe se lo avessi, ma allo stesso tempo amo la mia vagina, la adoro, e non ho intenzione di modificarla.
Va bene, forse parlare a voi di genitali in modo così esplicito è imbarazzante, ma mi conoscete, parlare di sessualità non è un problema per me. A volte mi prendete in giro per questo, ma credo sia impossibile che io cambi, e sinceramente mi vado bene così.

Ora, torniamo alla mia parte genderfluid. Ho parlato di quando quel 20% è di genere maschile, adesso parlerò di quando mi sento agender. In quei momenti, non penso a come sarebbe avere un pene, non penso a come sarebbe essere un uomo; in quei momenti, quella zona grigia è senza sesso. È difficile da spiegare, ma è come se la mia parte agender fosse la parte di me che più si sente libera dalla binarietà, che mi dice che non importa che io sia uomo o donna: io sono io. Se anche non avessi un genere, sarei comunque io, non è quello a definirmi. Mi piace pensare che sia la mia anima che, ogni tanto, emerge da dentro di me e mi abbraccia. Le anime non hanno sesso, non hanno genere.

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Come può questo andare a braccetto con l’80% femminile, vi starete chiedendo. Queste mie due parti vanno perfettamente d’accordo, non cozzano fra di loro, si completano, come si completa la parte femminile con quella maschile. Quel 20% tiene per mano il mio essere donna, lo sostiene, lo completa.
Parlarne è molto più difficile che esserlo e basta. Sto cercando di spiegare qualcosa di estremamente personale, di estremamente mio, ma spero di essere stata il più possibile chiara.

Ora, mentre elaborate queste informazioni, so cosa vi starete chiedendo. Nel concreto, cosa cambia?
Nulla, davvero. Mi trovo a mio agio con il mio nome, con i pronomi, aggettivi e sostantivi femminili, sono quelli che uso anche io, dopotutto io mi sento per lo più donna; tuttavia apprezzo i pronomi neutri they/them, di cui purtroppo i corrispettivi italiani non esistono, e mi va bene anche il pronome maschile. Diciamo che con il femminile mi sento assolutamente a mio agio, il neutro è addirittura preferibile, dato che racchiude il mio non-binarismo, ma so che è difficile da usare e da spiegare, mentre il maschile mi sta bene, anche se essendo solo una piccola parte del mio essere, per lo più non sempre presente, su una scala di preferenza lo metto all’ultimo posto.
Insomma, chiamatemi come sempre Natasha, dite pure che sono una ragazza, a me va bene, l’importante, per me, è che sappiate che dietro a quel nome c’è qualcosa di più.

Non so se leggerete effettivamente questa lettera. Spero davvero che lo facciate, ma in caso contrario, va bene così. Io ho fatto finalmente coming out riguardo la mia identità di genere, e anche se voi non lo saprete subito, io mi sentirò più libera, perché so di essere riuscita a parlare.

Mamma, papà, e a tutti quelli che sono arrivati fin qui: grazie.

Leggi i commenti (3)
  • Carissima Natasha, la tua lettera è bellissima e decisamente chiara! Ho apprezzato molto la tua spontaneità e libertà di pensiero che non è da tutti!
    Ti ringrazio per queste tue informazioni che arricchiscono il mio bagaglio culturale…ho imparato un nuovo termine “Demigirl”, molto interessante e mi chiedo se nella sfera sel Sè nn lo sia anche io…come dire? Il mio Io( ciò che si vede di me e che vedono gli altri è femminile e prima molto di più…) la persona come direbbe un grande psicoanalista è femminile e la personalità è maschile!
    Ci convivo benissimo e trovo che ci sia un giusto equilibrio…
    Grazie di cuore, Natasha, i tuoi scritti sono sempre molto interessanti e culturali…concludo dicendo “ Viva la demigirl”!
    Sarò lieta di leggerti ancora….
    Un caro saluto.

  • Ciao Natasha! Sono arrivata alla fine di questa meravigliosa lettera e ne sono felicissima. Sono felice perchè è diventata qualcosa di pubblico, qualcosa che aprire la mente e il cuore e cosa più importare capire senza giudicare!
    Ti ringrazio di aver scritto questo, ho appreso una cosa nuova!
    GRAZIE Natasha e GRAZIE Bossy!

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