Articolo di Alice Picco

Cosa succede quando la figlia di una scrittrice da sempre interessata agli stereotipi di genere decide di volere la cartella di Spiderman per iniziare la prima elementare?
Succede che Giorgia Vezzoli scrive Mi piace Spiderman…e allora?, una breve narrazione per grandi e piccoli pubblicata dalla casa editrice Settenove.

Ma andiamo con ordine. Giorgia Vezzoli, bresciana, è cresciuta in una famiglia che ha cercato il più possibile di stimolarla in modi diversi, facendole prendere coscienza fin dall’infanzia della massiccia presenza di stereotipi nella società ed educandola a riconoscerli e a non alimentarli. Si occupa di comunicazione come consulente e copywriter ed è, come si può leggere sulla sua pagina web, specializzata in progetti di comunicazione etica e sociale. Si definisce “poeta”, perché “è un termine pieno, bello e eticamente corretto”. Narratrice e blogger, nel 2009 ha creato il blog Vita da streghe  e in seguito ha collaborato alla fondazione del sito Zero stereotipi, dove, tra le altre cose, è presente un decalogo per una comunicazione che rispetti a pieno l’immagine della donna.

Oltre a tutto ciò, Giorgia è anche scrittrice. Infatti nell’aprile 2014 pubblica il suo primo libro di narrativa, Mi piace Spiderman…e allora?, ispirato alla propria personale esperienza di madre e di donna attiva nell’ambito del dibattito sugli stereotipi di genere.
Questo libro può sicuramente essere definito pionieristico in un campo ancora poco frequentato della letteratura, cioè quello della narrativa per ragazzi che si ponga come obiettivo il superamento degli stereotipi.
L’impatto di questo piccolo grande libro è stato molto forte, tanto più che è stato recensito, solo per citarne alcuni, dall‘Huffington Post U.S Edition, da Vanity Fair, da Il Fatto Quotidiano, dal Corriere della sera ed è stato consigliato da Serena Dandini durante la sua trasmissione Stai Serena su Radio Due.
Ma c’è di più. Mi piace Spiderman…e allora? è stato adottato come libro di testo da Valentina Timpani, una maestra che insegna in una scuola italiana a Buenos Aires, proprio perché quello in questione è un libro che cerca di mostrare anche ciò che può sembrare complicato con la freschezza e l’innocenza del punto di vista di una bimba di sei anni.

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Già, perché la narrazione è in prima persona e a parlare è la piccola Cloe, una bambina che ha scelto di entrare nel mondo della scuola portandosi sulle spalle una cartella di Spiderman, non rendendosi conto inizialmente di quali conseguenze questa scelta avrebbe comportato. Infatti, ad eccezione dei genitori, tutti intorno a Cloe, cartolaio e zia compresi, commentano con un perentorio: “ma è da maschi!”, osservazione a cui la bambina risponde con un altrettanto perentorio “Spiderman è di tutti”.

Rapidamente Cloe si rende conto di come tutto il mondo intorno a lei sia rigidamente genderizzato: non si sente libera di giocare a calcio, gli inviti alle festine di compleanno sono diversificati per maschi e femmine, perfino la parrucchiera le dice che “è da maschio” tagliarsi i capelli corti.
Ed ecco che si arriva al punto di rottura: Cloe torna a casa da scuola e dice alla mamma che “la cartella di Spiderman fa schifo”. Non ne può più delle continue prese in giro dei compagni, delle occhiatacce, delle facce schifate.
Ma la mamma (leggi: Giorgia) ha un’idea: pubblica su Facebook la foto dello zaino di Spiderman per cercare l’aiuto e l’approvazione di altre persone. Il risultato è che la foto “ha preso tantissimi pollici in su ed è piaciuta a quasi cinquantacento persone”. Ed ecco che allora Cloe inizia a pensare che forse non sta facendo la cosa sbagliata, forse sono gli altri a pensarla in modo strano, ma soprattutto capisce che la sua personale esperienza è importante. Inizia così per lei un percorso educativo teso ad abbattere gli stereotipi di genere, con l’aiuto dei genitori e di tutti quei “pollici in su”, fino ad arrivare ad affermare, alla fine del libro, che lei dalla vita vuole “felicità, amore e calmezza”.

Attraverso l’esperienza di Cloe, con una narrazione semplice ma efficace, Mi piace Spiderman…e allora? introduce e tratta diversi tipi di stereotipi. La piccola protagonista, infatti, man mano che procede nel suo percorso di consapevolezza e di coscienza, scopre che esistono molti e diversi tipi di stereotipi.
Oltre a quello più evidente nel racconto, ovvero la sempre crescente divisione in generi all’interno della società (basti pensare alle corsie nei negozi di giocattoli: ci sono quelli per le femmine e quelli per i maschi), il libro punta l’attenzione anche sul problema del razzismo, dell’omofobia, del fat e dello skinny shaming, della sessualizzazione del corpo femminile nelle pubblicità. Tutti stereotipi e discriminazioni di cui Cloe si rende conto e che descrive con la semplicità e l’immediatezza propria dei bambini.
Ed è proprio questo il motivo per cui un libro come questo dovrebbe essere letto sia dai più piccoli, per educarli in modo semplice alla conoscenza e all’abbattimento degli stereotipi, sia dagli adulti, affinché riflettano su quanto i bambini possano assimilare e avere coscienza degli stereotipi stessi.

Quando ho chiesto a Giorgia quanto tempo dovrà passare, secondo lei, prima che libri come Mi piace Spiderman…e allora? diventino la normalità e non più solo una narrativa di nicchia, mi ha risposto ridendo e dicendo “Ecco la domanda da un milione di dollari”.
Quel che è certo è che sta crescendo sempre di più l’attenzione intorno al tema degli stereotipi di genere e sempre più persone ne parlano, quindi abbiamo (noi e lei) la speranza che il percorso continui in questo modo, senza battute d’arresto.

In conclusione, vorrei ringraziare in primis ovviamente Giorgia Vezzoli per la sua gentilezza e disponibilità.
Ringrazio l’associazione Kuma – Volontari della Cultura di Palazzolo (Brescia), per l’organizzazione dell’evento e la simpatia.
E un immenso grazie anche ad Alberto Bastianon che ha scattato le foto che accompagnano l’articolo.

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