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Muscoli e femminismo: perché ci alleniamo così?
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Muscoli e femminismo: perché ci alleniamo così?

Arianna Latini

Durante i primi mesi dell’anno, si è soliti fare liste di buoni propositi. Tra i più gettonati c’è senza dubbio la ripresa dell’attività fisica: non solo al fine di avere una vita sana e un corpo in salute, ma – sempre più spesso – anche allo scopo di somigliare all’ideale estetico in voga al momento.

Il trend attuale sembra decisamente più orientato alla tonicità e alla plasticità del fisico, a differenza di ciò che succedeva fino a poco tempo fa, quando i corpi magri – soprattutto se femminili – erano considerati anche i più belli.

Sembrerebbe che il canone di bellezza contemporaneo sia per questo più congeniale alla naturale anatomia umana e che anzi permetta a più persone di poter essere belle e in salute. In fondo si tratta solo di scolpire determinati muscoli, definire alcune forme e asciugare un po’ la figura… O forse no?

Canoni di bellezza e pratiche sportive

Lo sport è una realtà ben strutturata e regolamentata, fatta di tecnica, conoscenza e applicazione. Non si lascia di certo condizionare dalla concezione mondana di bello. Ultimamente però si sta diffondendo sempre di più un tipo di attività fisica che viene eseguita non allo scopo di compiere un determinato gesto tecnico ma piuttosto per modificare l’aspetto esteriore al punto da corrispondere a uno specifico canone di bellezza.

Lo sport, lo sappiamo, mira a ben altri obiettivi; e anche le attività focalizzate sulla definizione del fisico si distaccano da queste ultime tendenze. Ci viene perciò spontaneo chiederci: come mai ci alleniamo così?

Muscoli e funzionalità

Sia chiaro: nessuno può vietarci di modellare il nostro fisico a nostro piacimento. Siamo gli unici proprietari del nostro corpo e possiamo farne ciò che vogliamo. Qui non stiamo giudicando la volontà di modellare la propria fisicità, né tantomeno si vuole passare il messaggio che un corpo allenato in un determinato modo sia più attraente di un altro, o ancora che certi muscoli siano più importanti di altri. Ognuno è libero di inseguire il canone estetico che preferisce e di apparire esattamente come più gli aggrada.

Quello che qui si mette in discussione è la genuinità di certi propositi e l’autenticità di alcuni obiettivi che sentiamo come personali. Siamo veramente noi a volere quel tricipite? Ci piace davvero trascorrere tutto quel tempo a fare squat solo per vedere il volume del nostro sedere aumentare? E se sì, perché? Che cos’è che ci spinge a desiderarli? E perché non trascorriamo lo stesso quantitativo di tempo ad allenare altre parti del corpo?

Il fatto che in tanti ci ritroviamo a volere cose così simili è una coincidenza parecchio curiosa: è così assurdo pensare che ci sia una pressione sociale che condiziona il modo in cui ci vediamo e il modo in cui desideriamo essere visti?

L’assoluta libertà di apparire come vogliamo non ci vieta infatti di interrogarci sul perché, in assenza di finalità sportive, pratiche o di pura passione, mediamente tendiamo a essere più soddisfatti quando vediamo crescere una certa parte della nostra muscolatura piuttosto che un’altra. In altre parole, perché – pur trascurando la funzionalità di alcune parti del corpo – preferiamo comunque continuare ad allenare proprio quelle?

Bellezza femminile e femminilità

Il legame tra la bellezza delle donne e un certo tipo di femminilità (perché esistono infiniti modi di essere donna, tutti ugualmente validi) è ancora oggi molto forte. Basti pensare che tuttora ci si lascia condizionare dagli effetti che l’attività motoria può produrre sul fisico: un corpo muscoloso ad esempio è considerato meno femminile di uno esile e questo porta molte donne a evitare determinate attività fisiche proprio per non “subirne” le conseguenze su di sé.

Dall’altro lato, invece, la parte del corpo su cui oggi ci si concentra maggiormente negli allenamenti specifici per le donne sono i glutei. E questo, forse, può non essere un caso in una società votata all’ipersessualizzazione del corpo femminile come quella attuale.

Bellezza maschile e machismo

Gli uomini non se la passano tanto meglio. Se per le donne vale ancora l’equazione “femminile = grazia e delicatezza” è anche perché per gli uomini continua a valere quella corrispettiva “maschile = virilità“. Il machismo prevede infatti che si rincorra il mito del maschio-alfa, pena non essere riconosciuto come abbastanza maschio.

Il genere maschile è ancora difatti vessato dal dovere di essere forte, prestante, dominante, proprio come alle donne si richiede di mostrarsi deboli e fragili (o perlomeno più deboli e fragili degli uomini).

Anche tra gli uomini si registra la tendenza ad allenare prevalentemente determinati gruppi muscolari in luogo di altri. In questo caso si tratta generalmente di quelli delle braccia, del dorso e del petto che non solo sono i più visibili ma anche quelli che maggiormente danno un’idea di forza fisica.

Curioso che, in assenza di qualunque tipo di necessità pratica o di finalizzazione sportiva, mediamente in una palestra uomini e donne si concentrino su parti del corpo pressoché complementari, non trovate?

Al di là della passione

Un’ultima riflessione prima di concludere: è bene ribadire che l’obiettivo di questo contributo non è assolutamente la condanna di alcuni programmi di allenamento, né di determinati intenti di rimodellamento del proprio corpo. Non c’è nulla di sbagliato nel vedersi più belli o nel sentirsi più a proprio agio in un fisico diverso da quello di partenza, così come è del tutto legittimo scegliere che tipo di fisicità vogliamo ottenere, quale silhouette desideriamo raggiungere o mantenere. Ciascuno di noi ha diritto, se ne ha voglia (perché essere belli non è un obbligo), di perseguire il personale ideale di bellezza e di utilizzare i mezzi che ritiene più opportuni per raggiungerlo.

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Qui ci stiamo solo chiedendo se esiste una relazione tra ciò che desideriamo essere e ciò che la società ci chiede di essere. Si tratta semplicemente di interrogarci sulla genuinità della nostra volontà: mettersi in discussione d’altronde non limita né condiziona la propria personalità, piuttosto l’arricchisce, definendola. Aumentare la consapevolezza di sé, anche nelle azioni della nostra quotidianità – come l’andare in palestra – ci permette di conoscerci meglio e di vivere una vita più in linea con la nostra persona.

Va benissimo specchiarsi e vedersi più belli con un gluteo più voluminoso o con un tricipite più sviluppato. Dobbiamo solo ricordarci che siamo noi a doverlo scegliere e che, in ogni momento della nostra esistenza, siamo liberi di deviare dal trend estetico del momento.

Body positivity

Esiste una strada che permette sia di sfuggire alle insidie di una società ancora troppo poco inclusiva che di imparare ad amare il proprio corpo? Sì, e si chiama body positivity e, a differenza di quanto si pensi, non consiste in una mera e passiva accettazione del proprio aspetto fisico.

Body positivity non è una forma di rassegnazione. Si può amare il proprio corpo pur volendolo cambiare o, di fatto, modificandolo. Secondo la body positivity ci si può prendere cura di se stessi senza per forza soccombere ai dettami della società attuale. Amarsi non vuol dire nemmeno essere il contrario di ciò che normalmente è richiesto. Nemmeno la trasgressione è un dovere.

Semplicemente sarebbe bello far sì che ognuno di noi fosse libero di fiorire anche attraverso il corpo, secondo le modalità e i tempi che più si conformano all’individualità di ciascuno.

Il corpo fa parte di noi, ci rappresenta e dobbiamo averne cura. Tuttavia, esso non esaurisce la nostra persona e ciascuno di noi è molto di più di come appare. Non lasciamo che i messaggi che ci arrivano dai social media, dalle pubblicità, dai magazine, condizionino il modo di rapportarci al nostro fisico senza il nostro consenso o la nostra consapevolezza.

A breve potrebbe giungere un nuovo trend e quella forma fisica che abbiamo raggiunto, non per noi stessi, ma perché la società ci chiedeva di farlo, potrebbe non andare più bene per i nuovi canoni estetici.

La moda passa, la libertà di seguirla o trasgredirla resta.

Leggi i commenti (1)
  • Il fatto che in tanti ci ritroviamo a volere cose così simili è una coincidenza parecchio curiosa: è così assurdo pensare che ci sia una pressione sociale che condiziona il modo in cui ci vediamo e il modo in cui desideriamo essere visti?

    sì è assurdo. una donna che fa squat è donna libera e autentica come chi non li fa, una donna può farsi i tricipiti oppure no u uomo può farseli oppure no sono libere scelte. come è libera sceta andare in palestra per avere un corpo più bello (e c’è chi ce l’ha anche senza palestra) sono tutte libere scelte. ci sono corpi più belli di altri va accettato

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