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Musica, tradizioni e ricordi: l’intervista agli Shkodra Elektronike
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Musica, tradizioni e ricordi: l’intervista agli Shkodra Elektronike

Valeria Lucia Passoni

Kole Laca e Beatriçe Gjergji sono originari di Scutari, città a nord dell’Albania. Lei è una cantante e lui musicista già noto per aver fatto parte del gruppo Il Teatro Degli Orrori. Insieme sono gli Shkodra Elektronike, un progetto particolarmente sui generis che rivisita in chiave elettronica parte del repertorio della musica tradizionale della loro città natale, inserendosi di diritto in quello che chiamano “post immigrant pop”. Dopo una serie di concerti in Italia e in Albania, hanno pubblicato il loro primo singolo a gennaio di quest’anno, “Ku e Gjeta vedin”, che al Festival della musica tradizionale scutarina, “Lule Bore”, ha vinto il premio della critica. Il nuovo e secondo singolo, uscito il 14 ottobre, è “Synin si qershia”, un brano del compositore Prenk Javoka scomparso nel 1969, la cui melodia fu originariamente composta secondo i canoni della tradizione scutarina e per questo è considerato un canto popolare: Kole e Beatriçe lo hanno reinterpretato conferendogli un taglio internazionale.

Con loro abbiamo parlato di musica, tradizioni e ricordi.

Beatriçe, Kole, siete di origini albanesi ma l’Italia ricopre un ruolo importante da tempo nelle vostre vite: qual è il ricordo, il pensiero, l’immagine più bella e che vi scalda il cuore quando pensate all’Albania? E quale invece all’Italia?

Beatriçe: per me i nomi Albania e Shkodra (in italiano Scutari) si accompagnano sempre a pensieri caldi e nostalgici, come spesso fanno i ricordi d’infanzia. Sono rimembranze ricche di odori e sensazioni, indimenticabili come il profumo dei fiori del parco in centro o quello della macina che usava mia nonna per preparare il caffè turco; come l’odore bagnato della polvere sull’asfalto o quello pungente dei sacchi della spazzatura abbandonati negli angoli dei quartieri. Per quanto riguarda l’Italia, se mai dovessi andarmene, sono sicura che verrei travolta dallo stesso tipo di nostalgia olfattiva.

Kole: i miei ricordi più belli sono legati ai ritorni, il più bello in assoluto riguarda un viaggio in traghetto, da Trieste a Durazzo. Ero solo e avevo preso un passaggio ponte. Ho conosciuto dei ragazzi con i quali abbiamo seccato una bottiglia di whisky sparando e facendo cazzate, tipo pisciare dalla poppa della nave per dare una ulteriore spinta al traghetto! Verso le due/tre di notte appare sul ponte una vecchia signora con un vestito tradizionale tutto nero. Ci vede al freddo e maternamente ci invita ad andare a dormire nella sua cuccetta, perché aveva tre letti liberi. Insomma invita tre perfetti sconosciuti in piena notte nella sua cuccetta! “Ah Signora, avesse trent’anni in meno avrei accettato” – le risponde uno dei ragazzi! Questa scenetta, seconde me, rappresenta abbastanza bene l’Albania e gli Albanesi: generosi, anarchici, impertinenti e ubriaconi.

Musicalmente, qual è il disco e qual è la canzone che non vi stancano mai e che ascoltate oggi come quando eravate piccini?

Kole: Io sono vecchio ed ero vecchio anche da bambino, perciò ascoltavo gli album e non solo le singole canzoni. Gli album che ascolto tuttora volentieri sono “Parade”, “Sign o’ the Times” e “Lovesexy” di Prince.

Beatriçe: in assoluto l’album “Off the Wall” di Jacko e la canzone “Lay All your Love on Me” degli ABBA.

Il vostro progetto consiste nella rielaborazione in chiave elettronica di classici della musica scutarina: di cosa parliamo quando parliamo del repertorio tradizionale di Scutari? Per chi non avesse alcuna idea, cosa dovrebbe aspettarsi? Quali sono gli elementi caratterizzanti? Chi, nel panorama italiano, potrebbe avvicinarsi per atmosfere e sonorità?

Kole: come tradizione in Italia possiamo dire che quella più vicina è la musica napoletana. Non a caso a Napoli c’è il festival della canzone napoletana come a Scutari il festival della canzone cittadina scutarina Lule Borë (“Festivali i këngës qytetare shkodrane Lule Borë”). Anche la nostra operazione in Italia credo che sia già stata fatta e proprio a Napoli! Vedi gli Almamegretta o Liberato, per citare alcuni dei nomi più noti, ma anche Salvio Vassallo con un bellissimo album del 2012 che si chiama “Il tesoro di San Gennaro”. Continuando il paragone con Napoli possiamo dire che, a grandi linee, anche gli elementi che caratterizzano la tradizione scutarina si assomigliano: sonorità mediorientali mischiate con il lirismo e le armonie italiane. A Scutari questo mix ha radici storiche complesse: dal dominio dell’Impero Ottomano, con le sue influenze turche, slave e romanì, a quello della Repubblica di Venezia, che ha generato un forte legame con la cultura italiana.

Come, in un Paese straniero, si mantengono vive le proprie radici/tradizioni senza farle morire? Voi avete una comunità locale di riferimento?

Beatriçe: sicuramente un ruolo importante lo gioca la famiglia. La mia è emigrata in Italia nel 1997, quando avevo sei anni. Se i miei non si fossero sempre rivolti a me in albanese, se non mi avessero fatto mangiare il nostro cibo e insegnato insistentemente le canzoni scutarine, forse queste tradizioni le avrei ricordate come in un sogno.

Kole: io sono arrivato in Italia che avevo 20 anni, quando le radici erano ben salde. Non conosco nessuna comunità in particolare, ma a Milano, dove vivo, come in altre parti d’Italia, ci sono molti scutarini che non vedono l’ora di venire a un nostro concerto!

Pensando di dover realizzare una compilation di musica elettronica di 5 pezzi, quali brani inserireste?

  • Massive Attack – Angel
  • Deena Abdelwahed – Insaniyti
  • Arca – Reverie
  • Azu Tiwaline – Omok
  • Andrra – Palinë

Non si tratta di pura elettronica, perché le cose che ci piacciono hanno varie contaminazioni.

Le vostre origini sono state presupposto per discriminarvi? Che consigli dareste a un* giovane figli* di migranti, a una seconda generazione, a chiunque subisca discriminazioni per le sue origini? Come vivete/cosa pensate delle politiche attuali in tema di migranti?

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Beatriçe: Come per ogni cosa che ami ma non riesci (o non puoi) condividere, l’Albania e il suo potenziale sono rimaste per tanto tempo chiuse dentro i nostri pugni stretti, pieni di rabbia contro i media e il razzismo che è stato veicolato. Per noi oggi è diverso: fino a pochi anni fa anche solo avere l’opportunità di poter rispondere a domande come queste sarebbe stato utopico. Finalmente il mondo sta posando gli occhi sul nostro Paese e sulla nostra cultura, con una sana curiosità e senza troppi pregiudizi.

Non abbiamo messaggi per i figli delle seconde generazioni di Albanesi, loro sono ben integrati ormai: combattono gli stessi dèmoni di qualsiasi altro giovane europeo. Il problema grave è il pregiudizio che può cessare nei confronti di qualcosa o qualcuno, ma non si estingue, cambia solo mira, mettendo in ginocchio qualcun altro. Quindi forse potremmo dire qualcosa a chi si fa incantare dai politici e dai notiziari, ma non siamo così presuntuosi da pensare di poter cambiare qualcosa. 

Per anni, e non solo nel passato recente, guardando al di là dell’Adriatico si è pensato a scontri, sofferenze, guerre: oggi a cosa vorreste si pensasse quando si pronuncia la parola Albania?

Beatriçe: l’Albania è un concentrato di natura incontaminata, tradizione, cultura e, oggi, di slancio. Ma come accade in molte altre parti del mondo, corruzione e povertà riescono ancora a minare le sue ambizioni. L’Albania ha però una fortuna: milioni di occhi da lontano la guardano, la tengono sotto controllo con premura. Questi occhi sono quelli degli Albanesi emigrati altrove, lontano, che ogni giorno si muovono nel mondo facendosi conoscere, rendendo nota una nazione che a lungo è stata ignorata. Uno degli aspetti più felici di Shkodra Elektronike è stato proprio questo: conoscere altri emigrantë (così ci chiamano i nostri connazionali rimasti in patria): giovani e non che coscienziosamente contribuiscono all’emancipazione di un Paese così piccolo eppure ricchissimo.

Ci sono artisti – emergenti e non – della zona di Scutari e non solo, che ci consigliate di ascoltare?

Kole: certo! Alcuni hanno origine scutarina ma vivono all’estero, mentre altri vi risiedono. Robert Bisha è un pianista che potremmo definire jazz ma sarebbe riduttivo. Anche lui, come noi, usa melodie tradizionali nelle sue composizioni. Vlashent Sata invece è un cantautore molto interessante. Poi c’è tutta la galassia di Shkodra jazz festival che non è un semplice festival ma anche una scuola di musica: sotto la direzione di artisti rinomati come Markeljan Kapidani e Paçalin Pavaci sta plasmando le nuove generazioni, dalla musica contemporanea al jazz, da quella classica al rock. Se ci spostiamo da Scutari, in Kosovo troviamo Andrra. Silvia Kacarosi, invece, è una giovanissima cantante che quest’anno ha partecipato al festival Lule Borë e ha vinto il secondo premio. Con una canzone composta da noi (Sh/E), tra l’altro!

Come state gestendo questo periodo di ripresa post lockdown che per la musica dal vivo e per il settore degli eventi persiste a essere tosto? Quali programmi avete nel breve/medio termine?

Kole: questa è una domanda che ci stiamo facendo anche noi in verità. Però siccome non si risponde a una domanda con un’altra domanda, possiamo dire che non lo stiamo gestendo! Nel senso che noi eravamo nati come un progetto principalmente live, volutamente in controtendenza con la discografia dilagante sulle piattaforme e sui social. Infatti, in tutto questo tempo, avevamo pubblicato solo un singolo, “Ku e Gjeta Vedin”. Ma questa situazione ci sta obbligando ad adeguarci! E quindi abbiamo messo online un altro nuovo singolo, “Synin Si Qershia”

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