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Nato fuori legge: in un libro potente, l’infanzia sudafricana di Trevor Noah
Dark Light

Nato fuori legge: in un libro potente, l’infanzia sudafricana di Trevor Noah

Jasmine Mazzarello

Ebbene sì, lo ammetto: fino a un anno fa non avevo mai sentito parlare di Trevor Noah. È stata una scoperta recente, ma forse proprio per questo mi ha permesso di immergermi appieno nella sua storia e nelle sue battute. E mentre molte persone sicuramente già da anni ridevano alle sue battute e ascoltavano le sue storie, io qualche mese fa mi approcciavo a scoprire chi fosse questo giovane uomo che faceva ridere, ma con una comicità tutta speciale. Come se la sua storia desse più valore alle sue battute.

Ho scoperto i suoi spettacoli di stand-up comedy su Netflix, ho riso guardando Son of Patricia per le battute che, oltre a divertire, fanno riflettere: sul colonialismo, sulla multiculturalità, sulla povertà, sul razzismo. Dopo aver scoperto il Trevor Noah da palcoscenico, ho sentito il bisogno di addentrarmi nelle storie che aveva da raccontare e che ha racchiuso in un libro. Un libro che parte proprio dalla potente contraddizione della sua nascita: una nascita che non avrebbe dovuto aver luogo, perché essere figlio di una madre nera e un padre bianco, nel Sud Africa dell’apartheid, era un reato. Eppure è così che è nato Trevor Noah, è Nato fuori legge.

Mentre la maggior parte dei bambini è la testimonianza dell’amore dei propri genitori, io ero la prova del loro crimine.

Il Sud Africa

Il libro è una sorta di esilarante e profondo memoir dell’infanzia sudafricana del protagonista, a partire dagli anni dell’apartheid fino alla caduta del sistema e alla scarcerazione di Nelson Mandela. Trevor Noah narra aneddoti costellati da riferimenti storici, politici e sociali che educano lettori e lettrici inquadrando la narrazione in un contesto ben preciso. Da vero insider, ci spiega le mille meraviglie e le mille contraddizioni del Sud Africa, guidandoci per mano a conoscere le numerosissime tribù che costituiscono il panorama linguistico e culturale del paese, talmente variegato da richiamare più volte il paragone con la Torre di Babele. La voce di Trevor ci spiega i punti di forza e debolezza di un sistema basato sull’odio che mira a dividere in mille e più categorie isolate la sua popolazione, per poi metterle una contro l’altra. Ci spiega come l’apartheid venga insegnata in modo sbagliato nelle scuole, come se si trattasse di una sterile serie di fatti ed eventi, senza stimolare affatto il pensiero critico di studenti e studentesse. Senza insegnare loro a pensare, giudicare e soprattutto criticare la storia. Senza insegnare loro ad arrabbiarsi.

Né bianco né nero

I temi trattati nel libro sono numerosi, dall’identità sudafricana di Trevor, al rapporto con la madre, all’assenza di una reale figura paterna, dalle prime storie d’amore da ragazzino fino alle speranze per un futuro diverso; tuttavia l’aspetto che pervade forse maggiormente il testo, se non addirittura tutta l’infanzia di Trevor, è il colore della sua pelle. Trevor nasce da una madre (nera) della tribù sudafricana Xhosa e da un padre (bianco) di origini svizzere: nasce colored. Non è né bianco né nero, e questo mancato senso di appartenenza a una delle due principali categorie del Sud Africa influenzerà non poco la sua crescita, la sua formazione e il suo senso identitario.

Quando sua madre ha scelto di avere un figlio con il padre di Trevor, non si è soffermata ad analizzare nel dettaglio vantaggi e svantaggi di una decisione tanto controcorrente, una decisione illegale. Perché l’unione di più etnie, in un sistema fondato sul razzismo istituzionalizzato, rivela le falle del sistema e lo smaschera nella sua illogicità.

In qualsiasi società costruita sul razzismo istituzionalizzato, la mescolanza razziale non si limita a sfidare l’ingiustizia del sistema, ma ne mette in luce l’insostenibilità e l’incoerenza. Dimostra che le razze si possono mescolare…e che in molti casi è quello che vogliono fare. Il frutto di una relazione mista è un grido contro la logica del sistema. Pertanto i rapporti interrazziali diventano un crimine peggiore del tradimento.

Nonostante tutto ciò, Trevor ci descrive la determinazione, la testardaggine e la forza di sua madre Patricia, che si mette in testa di volere un figlio, non necessariamente un marito o una famiglia: un figlio. Un figlio da amare incondizionatamente.

Un figlio che, però, fino alla caduta dell’apartheid, era costretta a nascondere nelle mura di casa e a fingere non fosse suo quando camminavano per la strada, perché non era possibile che una donna nera avesse un figlio con la pelle più chiara della sua. Trevor racconta del “gioco” che facevano quando incontravano qualcuno: smettevano di tenersi per mano e fingevano di non conoscersi. Fingevano di non essere l’uno il sangue dell’altra.

Patricia

Se volessimo riassumere Nato fuori legge, potremmo dire che narra di come Patricia Nombuyiselo Noah ha cresciuto Trevor, dandogli amore, insegnamenti (a volte troppo e a volte non abbastanza severi) e trasmettendogli tutta la saggezza, la furbizia, l’intelligenza e la speranza che ha in cuor suo. La presenza della madre è a dir poco fondamentale in ogni fase della crescita del nostro protagonista: vista anche l’assenza di una reale figura paterna per gran parte della sua infanzia, spesso Trevor e Patricia sono soli contro il mondo. Non è affatto difficile capire come affrontare la povertà e le ingiustizie di un sistema razzista e maschilista possa rafforzare il già forte legame che esiste tra una madre e un figlio. La figura della madre è costante in tutta la narrazione e, capitolo dopo capitolo, abbiamo solo alla fine il quadro completo di questa donna tanto forte e indipendente quanto dolce. La sua influenza, i suoi insegnamenti e il suo carattere ribelle ispirano continuamente Trevor nelle sue scelte di vita, lo stimolano ad essere una persona migliore e a mettere in discussione le regole, laddove ce n’è bisogno.

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L’aver vissuto accanto a personaggi femminili tutt’altro che passivi (come la madre, ma anche la nonna e altri membri della famiglia) insegna a Trevor l’assurdità del patriarcato e della violenza sulle donne, assurdità con cui più avanti sarà costretto a fare i conti da vicino.

Un libro da leggere

Insomma, i temi toccati sono tanti e sono “grandi”. Ma ciò che rende speciale Nato fuori legge sta nella semplicità con cui vengono raccontati al pubblico, tramite quella che è la voce di un adulto che rivive la sua infanzia, raccontandoci e riflettendo sugli episodi più significativi.

Se non avete ancora letto Nato fuori legge, le avventure del giovane Trevor vi stanno aspettando: dalla volta in cui perdere il suo amato Fufi gli ha insegnato una lezione sui tradimenti a quando, dopo essere stato incastrato dalle telecamere per aver rubato, viene scagionato perché nelle riprese la sua faccia risulta bianca. Trevor è in grado di rielaborare quasi ogni racconto della sua vita e trasformarlo in un grande insegnamento per il futuro, passando con estrema facilità dagli occhi di un bambino a quelli di un giovane adulto che ha sofferto molto, ma che non hai pensato di arrendersi. Dopo ogni botta, fisica e non, Trevor torna ad essere Trevor.

Nato fuori legge narra la storia di come l’amore incondizionato di una madre possa crescere, illegalmente, un figlio brillante sotto l’apartheid tentando, e riuscendoci, di rompere il ciclo della povertà: la loro storia non può che essere una meravigliosa fonte di ispirazione.

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