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“Nel mondo di Piccole donne”: intervista a Carolina Capria
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“Nel mondo di Piccole donne”: intervista a Carolina Capria

Redazione
Articolo di Beatrice Carvisiglia

Pochi giorni fa abbiamo annunciato il lancio di Sinossy, il book club di Bossy. La nostra idea è quella di leggere insieme, condividere opinioni, creare uno spazio in cui si parli di libri e, a partire da questi, si rifletta e si discuta su temi a noi cari. Il primo libro che abbiamo scelto di trattare a gennaio è Nel mondo di Piccole donne” di Carolina Capria, edito da De Agostini.

Sceneggiatrice, autrice televisiva e scrittrice, Carolina Capria ha un occhio speciale per le storie scritte da donne, spesso dimenticate e accantonate perché ritenute poco autorevoli. A partire da questa riflessione, l’autrice di origini calabresi ha aperto un profilo Instagram, @lhascrittounafemmina, in cui suggerisce e riflette su opere scritte da donne, per ridare loro dignità e spazio. Su Instagram, Capria parla di grandi classici, come le opere di Sylvia Plath e Virginia Woolf, ma anche di serie TV contemporanee e brillanti, come “Fleabag” e “The Marvelous Mrs. Maisel”.

Questa volta ha scelto di occuparsi del più famoso dei romanzi di formazione, “Piccole donne” di Louisa May Alcott, e di farlo a sua volta con un romanzo, dal titolo “Nel mondo di Piccole donne”. Le sorelle Beth, Jo, Amy e Meg sono personaggi che a distanza di 150 anni continuano a farci arrabbiare, emozionare, discutere. Jo è sempre irresistibile nella sua sfacciataggine: è la ragazza che vuole di più, che pretende e cerca l’emancipazione effettiva attraverso la scrittura. Beth è lo scricciolo di casa, la sorella che sa accogliere e dispensare consigli, che non si tira mai indietro davanti alle difficoltà. Meg è la maggiore, la figura materna e responsabile, ma anche l’inguaribile romantica sempre a rischio di sbattere la testa contro la dura realtà. Infine c’è Amy, la minore, capricciosa e volubile quanto adorabile nei suoi mille vezzi. Queste quattro piccole donne non smettono mai di affascinare nella loro diversità: la penna magistrale di Alcott le rende sempre contemporanee e presenti al nostro tempo.

In “Nel mondo di Piccole donne”, Capria entra nell’intreccio del romanzo di Alcott e ne tira fuori riflessioni e prospettive diverse. Lo fa attraverso un percorso tra 15 parole chiave, necessarie per comprendere la crescita e il cambiamento delle protagoniste. Parole positive, come “amore”, ma anche negative, come “invidia”. Un vero e proprio viaggio nei sentimenti delle quattro sorelle March, dunque, ma soprattutto un racconto della loro eredità al giorno d’oggi.

Con l’autrice di “Nel mondo di Piccole donne” abbiamo parlato del suo libro, del lascito di “Piccole donne” e dei suoi progetti futuri.

Partiamo da “Nel mondo di Piccole donne”: com’è nata questa idea?

In realtà è nata parlando con l’editor che mi ha seguita in questo progetto, Elisabetta Sedda. L’uscita del film di Greta Gerwig ha catalizzato nuovamente l’attenzione sul classico di Louisa May Alcott e allora ci siamo chieste se fosse possibile immaginare di partire proprio da quel romanzo per parlare alle piccole donne di oggi.

Qual è il messaggio che vuoi comunicare ai lettori e alle lettrici attraverso il tuo libro?

Tutto sommato spero che quello che rimanga sia l’amore per la letteratura, il rendersi conto che un libro e una storia si portano dietro un mondo di riflessioni ed emozioni che non hanno epoca e scadenza. Vorrei tanto che le ragazze (che saranno certamente la maggioranza) si rendessero conto che i romanzi sono vivi e ci prendono per mano.

E perché proprio “Piccole donne”?

Penso da moltissimo tempo a “Piccole donne”. Un bel po’ di anni fa ho scritto una versione moderna di “I tre Moschettieri” che si intitola “Tutti per uno!”: in quel caso ho voluto rendere omaggio a un romanzo che amo tantissimo. Ricordo perfettamente che una volta terminato quello, ho pensato “Se mai ce ne sarà un altro, sarà ‘Piccole donne’”. Insomma, è un libro che amo tanto, e che secondo me ha tantissimo da insegnare.

“Piccole donne” è un romanzo che cambia nel tempo e crescendo tendiamo sempre più a identificarci nelle sorelle protagoniste. Qual è il tuo primo ricordo di questo libro e a quale personaggio sei più affezionata?

Il primo ricordo è la mia insegnate delle medie che me lo piazza in mano dicendomi che è un libro per ragazze e che quindi mi piacerà. La cosa si è poi rivelata vera, nel senso che l’ho amato molto (anche se non come lo amo adesso), ma il primo ricordo è proprio quello di un libro che mi è stato consegnato in virtù del fatto che fossi femmina, e quindi il primo libro che ha insinuato il dubbio che ci fosse qualcosa di sbagliato in questo modo di vedere le cose.

Il mio personaggio del cuore è Beth. Ho amato molto Jo, come gran parte delle lettrici, ma la sorella March che mi è entrata subito nel cuore è stata Beth. Lei sembra fragile ma in realtà è fortissima: quando ho capito questa cosa, mi è sembrata una rivelazione. Beth appare come una personcina di cui ci si deve prendere cura, e in parte lo è, è quella dalla salute più cagionevole, ma è anche il personaggio più solido, quello che ha meno incertezze e sa bene come agire in ogni occasione.

“Piccole donne” è stato spesso tacciato di moralismo e di comunicare messaggi troppo religiosi. Per alcuni è addirittura un romanzo antifemminista. Qual è la tua interpretazione e perché ritieni il romanzo di Alcott una lettura fondamentale per le ragazze e i ragazzi di oggi?

Credo che l’errore sia nel pretendere che un romanzo complesso come “Piccole donne” sia una cosa o un’altra, senza tenere conto del contesto e del fatto che l’intento pedagogico sia palese. La verità è che sì, alcuni messaggi sono vetusti e fortunatamente superati, ma nelle pagine c’è anche tantissima modernità. La sorellanza, l’autodeterminazione, la ricerca dell’indipendenza economica: abbiamo ancora tantissimo da imparare da quella famiglia in cui le ragazze vengono invitate dai loro genitori a cercare la felicità anche se questo significa rinunciare a un matrimonio (cosa che per una ragazza dell’epoca era inconcepibile).

Nel romanzo, le protagoniste hanno difetti evidenti e moltissime diversità, ma questo non impedisce loro di sostenersi a vicenda. In tal senso, secondo te “Piccole donne” può essere letto come una celebrazione dell’imperfezione e dell’unicità?

Assolutamente sì. Le sorelle March sono personaggi complessi che sfuggono alle semplificazioni. Non sono buone/cattive, simpatiche/antipatiche, ribelli/conformiste. Ciascuna di loro è tutto. Ciascuna di loro si porta dietro un mondo. Questa ricchezza è rivoluzionaria, perché rivoluzionari sono i personaggi femminili tridimensionali e lontani dai cliché. “Le donne” come unicum non esistono, insomma, perché ciascuna è diversa dall’altra, e Louisa May Alcott ce lo dimostra pagina dopo pagina.

“Piccole donne” promuove la parità e l’uguaglianza? E se sì, come? Che tipo di rapporti di forza si delineano nel libro e come Louisa May Alcott affronta le differenze di genere e di classe?

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Essendo stato scritto così tanto tempo fa, la parità e l’uguaglianza erano veramente concetti lontani e sbiaditi (nonostante Louisa May Alcott fosse un’attivista per i diritti delle donne); tuttavia nel modo in cui le sorelle March vengono educate c’è molta modernità. Non viene mai insegnato loro che devono trattare i maschi diversamente, per esempio, e lo vediamo dalla naturalezza del rapporto che instaurano con Laurei.

Troppo spesso si creano stereotipi di genere attorno ai libri scritti da donne e si forma così l’idea che esistano romanzi “da maschi” e “da femmine”. Perché invece una lettura come “Piccole donne” è secondo te importante per tutt*? A tuo parere, la scuola e la società stanno compiendo passi in avanti da questo punto di vista?

Credo sia fondamentale che gli uomini si accostino a quel mondo di cui gli è stato insegnato ad avere paura. Hanno bisogno di riconoscere il femminile come parte di loro, e non rinnegarlo per timore di essere presi in giro. Noi ragazzine siamo cresciute e ci siamo formate identificandoci soprattutto in personaggi maschili, questo ci ha fatto solo bene. È vero che per noi è più facile, perché quello che ci insegna questa società è che “sei una femminuccia” è un’offesa, “hai le palle” un complimento, ma bisognerebbe fare un piccolo sforzo e capire la necessità di questo cambiamento di rotta. Magari iniziando proprio con “Piccole donne”, approfittando del film per ripescare un romanzo bellissimo.
E sì, si stanno compiendo dei passi in avanti, me ne accorgo nelle scuole. I ragazzini che sto incontrando negli ultimi anni sono molto diversi da quelli che ho incontrato dieci anni fa, quando ho iniziato a scrivere narrativa per ragazzi. I maschi sono meno ostili nei confronti delle storie che hanno per protagoniste donne, e le ragazzine dal canto loro hanno tantissimi modelli cui aspirare e verso cui alzare lo sguardo.

Con il tuo progetto @lhascrittounafemmina promuovi le autrici e i loro libri. Che tipo di insegnamento possiamo trarre oggi dalla figura di Louisa May Alcott e dal suo percorso di scrittrice?

Ho una grande passione per le biografie di personaggi celebri, perché penso siano davvero una guida, tanto nei momenti di sconforto quanto in quelli di soddisfazione. Quella di Louisa May Alcott è grandiosa, perché lei è sempre stata una donna controcorrente, grandissima lavoratrice e molto ambiziosa. Uno dei miei sogni sarebbe andare da lei e dirle “Guarda! Guarda che cosa ha generato il tuo romanzo in 150 anni, guarda quanta gente lo ama!”. Vorrei tanto sapesse.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Ci sono altri romanzi scritti da donne di cui ti piacerebbe parlare in maniera più estesa?

In questo momento sto scrivendo una storia per ragazzi che ha per protagoniste quattro orfane che decidono di cavarsela da sole senza l’aiuto di nessun adulto, che dovrebbe uscire in primavera. E per il resto vorrei tanto un giorno trovare il coraggio di parlare di Jane Eyre o di provare a fare qualcosa che da quel romanzo parta. È uno dei miei libri del cuore e ho quasi paura di sciuparlo, anche solo provando a raccontare perché lo adoro. Ma chissà.

“Nel mondo di Piccole donne” è il libro scelto da Sinossy, per gennaio. Seguiteci su Instagram per scoprire altre novità e per discutere insieme, il 31 gennaio, del romanzo di Carolina Capria.

 

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