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“Saturno”, le sue rivoluzioni e la musica pop: intervista a Nove
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“Saturno”, le sue rivoluzioni e la musica pop: intervista a Nove

Valeria Lucia Passoni

Nove è il progetto di Roberta Guerra, cantautrice e insegnante di musica e canto. Genovese, ha vissuto a Roma, Parma e in ultimo a Milano. Ha mosso presto i suoi passi nella musica: a cinque anni è arrivata in semifinale nazionale alla 39° edizione dello Zecchino D’oro e successivamente ha studiato coro, canto e pianoforte, per diplomarsi nel 2013 al LIM a Roma e laurearsi nel 2017 al Conservatorio Arrigo Boito di Parma in “Canto Popular Music”.

Nel 2018 ha scritto “Tagliati a Metà”, brano dedicato alla sua città dopo la caduta del ponte Morandi, ed è stata finalista del BMA – Bologna Musica d’Autore. Ad aprile 2019 ha vinto il premio per il miglior testo al Festival Discanto, a luglio 2019 si è aggiudicata il premio del pubblico e orchestra al Festival Un Mare di Stelle e a ottobre 2019 è stata tra gli otto finalisti del Premio Pierangelo Bertoli.

Lo scorso 30 aprile ha pubblicato il suo esordio, “Saturno“, un EP elettronico e “ironico-romantico”, un lavoro in cui si rinnova l’immagine enigmatica e allo stesso pop dell’artista alla quale abbiamo fatto qualche domanda per scoprire di più di lei e del suo universo musicale.

Roberta, per presentarti, ci fai una playlist delle cinque canzoni che hai maggiormente ascoltato in quest’anno di pandemia, e delle cinque che ascolti da sempre, da quando hai memoria di schiacciare il tasto Play e che non ti stancano mai?

Le cinque canzoni che mi hanno tenuto compagnia in questo anno di pandemia sono: Figures (Jessie Reyez), Fino a farci scomparire (Diodato), Wonder (Shawn Mendes), Questo corpo (La Rappresentante di Lista) e Pastello Bianco (Pinguini Tattici Nucleari).

Invece le cinque canzoni che ascolto da sempre sono: Il cielo in una stanza (Gino Paoli), Luce (Elisa), Fix you (Coldplay), Oggi sono io (Alex Britti) e Vivimi (Laura Pausini).

Il 30 aprile è uscito il tuo ep di debutto. Quali sono gli step professionali che ti hanno portato alla sua pubblicazione? Chi ha fatto parte della tua squadra di lavoro?

Sì, il 30 Aprile è uscito il mio primo EP, “Saturno”, e devo dirti che ancora adesso, dopo qualche settimana, mi fa un po’ strano sapere che sia diventato “di tuttə”. Il mio percorso artistico è partito un pochino di anni fa quando all’età di 5 anni ho chiesto a mamma e papà di poter andare a cantare allo Zecchino D’Oro (ride, NdR) e sono arrivata poi, inaspettatamente, alla semifinale nazionale all’Antoniano di Bologna. Da lì non ho più lasciato il canto e la musica in generale: crescendo, è diventata prima una passione sempre più grande, poi un percorso di studi  (mi sono laureata al Conservatorio A.Boito di Parma in Canto Popular Music) e infine anche una professione. Ho sempre avuto anche l’esigenza di scrivere, di creare qualcosa di mio e così, dopo aver pubblicato negli anni precedenti già diversi singoli, ho voluto fare uno step successivo. Ho unito una ventina di brani scritti negli ultimi due anni, ho cercato un nuovo produttore affine il più possibile a me, Danilo Mazzone, mi sono “costruita” piano piano tutto il mio staff che ho ritrovato in Studio Cemento e insieme siamo arrivati alla realizzazione di Saturno.

“Saturno” è il titolo dell’ep: di cosa parlano le tue canzoni? Come nasce una tua canzone?

“Saturno” è stato la mia costante dell’ultimo anno e di questo Ep: diciamo che ho finito la mia prima rivoluzione assieme a lui. Le mie canzoni parlano del coraggio di affrontare di petto anche le situazioni che ci sembrano più difficili, a costo di prendere delle facciate, della voglia di non avere mai rimpianti ma anche della malinconia che mi caratterizza. Quando scrivo lo faccio spesso in solitudine. Le mie canzoni di solito nascono sul letto, sul divano o nel mio piccolo studietto sempre con la mia fedele tastiera di fianco. Non sono una di queə cantautorə che scrive durante i viaggi in treno/autobus o al parco. Quello che faccio spesso è prendere appunti sulle note del telefono, che ormai stanno per esplodere, ma per realizzare poi il brano ho bisogno di entrare a casa per sentirmi “protetta”.

Il tuo è un mood che, leggo nel comunicato stampa, è “sfacciatamente pop”: quali sono i tuoi punti di riferimento nel genere – in Italia e all’estero? Cosa significa essere pop oggi? Che caratteristiche deve avere un brano per poter essere definito pop?

Bella domanda… un po’ come quando mi chiedono “Perché non sei indie?”. Ad oggi penso che definire un genere sia davvero complesso, ma quando dico che faccio “musica pop” è perché quella è la mia natura. Sono classe ’90 e sono cresciuta con la musica pop: la definirei la mia mamma artistica. Le caratteristiche di un brano pop in passato erano sicuramente quelle di essere una canzone vicino alle persone che l’ascoltavano, “orecchiabile” e con un testo che potesse essere facilmente compreso e assimilato. Infatti, pop è l’abbreviazione di “popular”. Ad oggi anche la musica indie e parte della musica rap e trap hanno le stesse caratteristiche.

Gli artisti che scorrono da sempre nel mio sangue, da genovese, sono sicuramente Gino Paoli e Luigi Tenco. Se parliamo invece di musica attuale e andiamo all’estero Lady Gaga rappresenta per me una grandissima artista pop.

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Saturno compie una rivoluzione in poco meno di trent’anni: pensando alle tue rivoluzioni, quali sono state in questi anni? Cosa diresti alla te di dieci anni fa riguardandoti in dietro?

Esatto, Saturno compie una rivoluzione attorno al sole in poco meno di trent’anni e io mi sono trovata a ruotare assieme a lui. Di rivoluzioni nella mia vita ne ho già fatte un po’, direi in primis dal cambio di città. A vent’anni mi sono trasferita a Roma per studiare al LIM, un’accademia di musical, poi sono finita a Parma per il Conservatorio e infine attualmente vivo a Milano ma quando posso torno a Genova.

Alla me di dieci anni fa direi di allenarsi e mettersi delle scarpe comode perché si troverà davanti tante salite e discese da affrontare, ma anche di non abbattersi perché troverà sempre un motivo per continuare il percorso e sorridere.

Studiare musica e insegnare musica: consigli per chi vorrebbe seguire le tue orme? L’insegnamento è per tuttə? Ci sono delle skill particolari da sviluppare?

Come per tutti i mestieri ci vuole prima di tutto una grandissima passione altrimenti è impossibile poter trasmettere qualcosa aə altrə e come dico aə mieə allievə, per ottenere dei risultati, è fondamentale studiare con costanza e determinazione e non dire mai “non ci riesco”.

La Liguria è la tua terra natale: quali sono oggi i posti di cultura che suggerisci di visitare/frequentare, e ə artistə emergenti che consigli di ascoltare e scoprire?

Genova è la mia casa e a lei devo tantissimo. Quello che mi ha sempre aiutato e dato stimoli, anche se non è un luogo di cultura “materiale”, è il mare. Le lunghe passeggiate in Corso Italia fino a Boccadasse, dove tra l’altro c’è la targa in onore di Luigi Tenco. Genova è tutta da scoprire, girando tra i vicoli (chiamati in genovese “caruggi”) si trovano mostre, chiese, piazze. Suggerisco la Cattedrale di San Lorenzo, Palazzo Ducale e la mostra dedicata a Fabrizio De André.

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