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“Odio gli uomini” e la necessità di andare oltre la provocazione
Dark Light

“Odio gli uomini” e la necessità di andare oltre la provocazione

Jasmine Mazzarello

Facciamo insieme un piccolo brainstorming delle reazioni dominanti che si ottengono alla frase “odio gli uomini”: ci si potrà imbattere in un comportamento aggressivo, alzate di occhi al cielo, qualcuno potrà smettere di ascoltare e prendere sul serio la persona che ha fatto l’affermazione. Se avete mai sbottato un “odio gli uomini”, o peggio “li odio tutti”, qualcuno – donna o uomo – vi ha mai chiesto perché? Al contrario, se siete mai stati i destinatari di queste parole, o le avete intercettate, che cosa avete pensato? Qual è stato il vostro primo istinto? Avete mai chiesto: perché?

“Odio gli uomini” di Pauline Harmange è un pamphlet pubblicato in Francia nel 2020 e, nella traduzione italiana edita da Garzanti, a febbraio 2021. Le parole di Harmange (in molti casi, è bastato il titolo del libro) hanno suscitato scalpore, polemiche e shitstorm, oltre a interessanti riflessioni, tanto che l’opera è in corso di traduzione in ben 17 lingue. “Odio gli uomini” ha il merito di aprire a una conversazione su un tema che per molte donne è un dato di fatto e allo stesso tempo un tabù. Quell’odio c’è, ma spesso non se ne può parlare.

L’odio è un sentimento negativo ma ciò non toglie che, se esiste, vada affrontato. Va però prima di tutto detto come di odio ne esistano diversi tipi e odiare può significare cose diverse, assumere forme e interpretazioni diverse. L’odio di cui parla Harmange, ad esempio, può essere (ed è stato spesso) interpretato come distruttivo, anche laddove non lo è nelle intenzioni: l’autrice infatti non è interessata a distruggere l’altro, ma piuttosto a interrogarsi sulle radici dell’odio e a trovare soluzioni che possano far sentire le donne a proprio agio in un sistema che, invece sì, le odia brutalmente e violentemente.

Nel libro, breve e scorrevole, Pauline Harmange affronta con franchezza e autenticità il tema della misandria. Ho sentito più commenti secondo cui la frase “odio gli uomini” sarebbe ammissibile solo come provocazione, mentre Harmange scrive chiaramente che lei, sì, odia gli uomini. Il fatto che solo questa ammissione provochi così tante polemiche, anche aggressive, nei confronti sia del libro sia dell’autrice, è già sintomo di un problema. Ok, Harmange parla di odio, ma che forma ha questo odio? Da dove viene? Come è espresso? Le pagine del libro non sono piene di insulti misandrici né tantomeno contengono piani malefici su come sterminare il genere maschile: si parla invece di sessismo, di lavoro di cura, di carico mentale ed emotivo, di rabbia femminile, dell’obbligo dell’eterosessualità e di sorellanza. Si parla di come la misandria esista unicamente in relazione alla misoginia e di come uno spazio di sole donne possa aiutare a fiorire chi è stata ripetutamente stroncata dagli uomini.

Sia chiaro, però, la misandria e la misoginia non si possono comparare, non sono facce della stessa medaglia, per il semplice motivo che la prima esiste solo in relazione alla seconda.

Il concetto di base su cui si fonda “Odio gli uomini” è proprio la differenza tra misandria e misoginia. Mentre la misoginia descrive l’odio verso le donne attuato tramite comportamenti sessisti e violenti perpetrati nel corso dei secoli, così come l’oppressione sistemica del genere femminile e lo squilibrio di potere tra i due generi, la misandria è l’odio verso gli uomini in risposta a questi comportamenti. In una società in cui la categoria maschile detiene socialmente il potere in praticamente ogni settore, l’odio verso la categoria “dominante” non potrà mai essere comparato all’odio e alle discriminazioni nei confronti della categoria che non ha lo stesso privilegio, e che anzi da questa subisce oppressioni.

Così come una persona bullizzata odia il suo aguzzino. Così come l’odio di una persona nera nei confronti di una persona bianca non potrà mai essere chiamato razzismo al contrario (che non esiste) quando nel contesto sociale sussiste una discriminazione sistemica nei confronti delle persone nere.

Un odio di cui non si può parlare

Harmange sa che ciò che scrive sarà malvisto e male interpretato, ma fa comunque un tentativo – di cui in molte le saranno grate – di spiegare un odio che esiste e di raccontarne il (suo) perché. Possiamo parlare di odiare qualcuno? Per quanto possa sembrare sbagliato, la questione non scompare semplicemente evitando di parlarne. Moltissime donne odiano gli uomini, e questo è un dato di fatto, a prescindere dalla pubblicazione del pamphlet francese. Il punto è che dipende da come se ne parla e cosa si fa di quest’odio.

Una volta una cara amica mi ha detto che dire a una persona che la si odia è come darle una possibilità, mettere tutte le carte sul tavolo e, dalla reazione, capire se il rapporto sia risanabile o meno. Essere autenticə nei nostri sentimenti e comunicarli, soprattutto se negativi, comporta uno sforzo che si decide di fare solo se ne vale davvero la pena. Se l’odio espresso ha una componente costruttiva, comunicarlo dà la possibilità di decostruirlo.

Donne che odiano gli uomini

Viviamo in una società in cui 1 donna su 3 al mondo subisce violenza, in cui le donne vengono uccise per strada, in casa e nel sonno, a ritmi sconvolgenti, in cui non vogliamo nemmeno farci chiamare “direttrice” tanto è grande il problema che abbiamo con il genere femminile. Sarebbe assurdo se non ci fossero donne che odiano gli uomini, dal momento che l’oppressione è perpetrata proprio dal genere maschile. È assurdo che riconoscerlo sia controverso.

La reazione a un odio che nasce da una discriminazione sistemica spesso parla da sé e purtroppo non dice cose confortanti. L’aggressività, la mancata disponibilità di ascoltare, la necessità di chiarire che “non tutti gli uomini” sono così o addirittura la violenza con cui certi uomini reagiscono non fanno che acuire questi sentimenti e allontanarci da una conversazione sul tema e, quindi, da una soluzione.

Il modo in cui la società – donne incluse – zittisce e minaccia le donne che ammettono di odiare gli uomini è parte di un meccanismo ben consolidato, talvolta di tone-policing, che mette il veto a un pezzo di conversazione tanto complesso quanto essenziale. Che intima a donne arrabbiate di calmarsi, senza dare validità o senza riconoscere in alcun modo quella rabbia e chiedersi da dove provenga. La risposta ai soprusi secolari è un passo importante verso una soluzione, se entrambi le parti sono disponibili a portare sul tavolo un approccio costruttivo.

Spazi sicuri di sorellanza

“[N]on ho bisogno degli uomini per costruire me stessa”

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Qual è quindi la conclusione di Harmange? A cosa porta questa sua – e non solo sua – misandria, raccontata sotto un titolo che ha suscitato così tante polemiche? Nell’ultimo capitolo, dedicato alla sorellanza, l’autrice sostiene che da questo sentimento possano nascere ambienti esclusivamente femminili in cui sono possibili una maggiore connessione, una maggiore fioritura, una maggiore forza.

Io credo che l’odio per gli uomini spalanchi le porte all’amore per le donne (e per noi stesse) in tutte le sue forme. E che abbiamo bisogno di questo amore – di questa sorellanza – per liberarci.

Gli spazi esclusivamente femminili, ovviamente, esistono già, soprattutto nel contesto del femminismo radicale e, per quanto siano spesso mal visti, sono importantissimi per dare alle donne la possibilità di sviluppare reti e organizzazioni proprie, quando inserite in una realtà biased non hanno spesso le stesse opportunità. Quando la narrazione dominante sulle donne ricorda costantemente loro che il proprio valore dipende dagli uomini e che senza un uomo al loro fianco non valgono nulla, degli spazi in cui le donne sono complete e forti da sole diventano importantissimi. Gli spazi femminili non agiscono quindi nessun tipo di discriminazione al contrario, sono invece una conseguenza del patriarcato e un glorioso tentativo di resilienza e organizzazione.

Ma c’è posto per gli uomini?

L’importanza dell’esistenza di questo tipo di spazi non deve, secondo me, presupporre che gli uomini non abbiano alcuno spazio all’interno del femminismo. Molte donne odiano gli uomini in conseguenza dei modelli maschili predominanti: per non scoraggiare gli uomini si preferisce dire che ciò che si odia è il patriarcato o la mascolinità tossica, ma è comprensibile che spesso ci si stufi di sottolineare che “No, non odio gli uomini, figuriamoci se odio tutti gli uomini. Mica generalizzo io!”. Per molte donne è stancante dover far sentire gli uomini calorosamente benvenuti in questa lotta quando loro stessi rappresentano parte di ciò che si sta cercando di combattere e non sono sempre pronti a riconoscerlo. Sottolineare costantemente che non si odiano gli uomini è sfiancante ed è per questo che il libro di Harmange permette a molte donne di tirare un sospiro di sollievo. Odiare gli uomini in risposta alla misoginia non mi rende un mostro, mi rende umana, e non sono sola.

Ciò che gli uomini hanno la responsabilità di fare è informarsi, capire da dove derivi questo odio e offrire il loro contributo in una lotta che – come il femminismo intersezionale non smette di ricordarci – fa bene anche a loro. Gli uomini dovrebbero fare la loro parte senza un invito ufficiale. E sì: molte donne credono che gli uomini non abbiano posto all’interno del femminismo, ma anche a loro avete mai chiesto perché? Magari non credono che sarete in grado di aiutarle davvero. Magari il vostro atteggiamento non è quello di un alleato, ma state invece rubando spazio alle donne che sono in trincea già da tempo e che, per la loro battaglia, non hanno ricevuto alcun riconoscimento. Il mio appello è di non demordere, di continuare a informarvi e di chiedere come potete essere d’aiuto. In quanto uomini non avete su di voi la colpa di tutto ciò che è stato fatto finora, ma avete la responsabilità di fare la vostra parte affinché la misoginia e di conseguenza la misandria abbiano sempre meno spazio all’interno della nostra società.

Ma mentre cerchiamo di costruire un modo in cui i vissuti delle donne e degli uomini possano coesistere e contribuire, insieme, a una società migliore, mentre gli uomini decidono di ascoltare e si impegnano ad amplificare le voci delle donne, mentre facciamo tutto questo e molto altro è importante che tante donne possano leggere le parole di Harmange e tirare insieme un sospiro di sollievo. Tutte le donne che hanno odiato gli uomini o li odiano ancora, tutte le donne che sono state rimproverate, minacciate, aggredite e trattate come pazze o con sufficienza perché si sono lasciate scappare che odiavano gli uomini possono leggersi e capirsi e sapere che non sono sole. Non lo sono mai state.

Che liberazione.

Artwork di Chiara Reggiani
Con immagini di: Jakayla Toney, Camila Quintero Franco, Jim Flores su Unsplash
Leggi i commenti (3)
  • odiare significa voler distruggere il nemico, se non è distruttivo non è odio, può essere diffidenza, avversione ma se non vuoi distruggere gli uomini non li odi.

    donne e uomini hanno bisogno gli uni delle/i altre/i (non parlo solo di rapporti sentimentali) perchè nessuno fiorisce o si salva da solo/a. il separatismo aveva senso negli anni ’70 non oggi, negare questo è grave come negare il maschilismo sistemico

    • e niente impedisce la sorellanza ed è vero che odiare chi appartiene alla classe che opprime è comprensibile ma odiare il singolo capitalista in quanto tale non serve a nulla, odiare il sistema capitalista sì. mi spiego?

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