Now Reading
Perché la Francia odia i “sensitivity readers”

Perché la Francia odia i “sensitivity readers”

Ancora marginale in Francia, questa pratica mira a rileggere i manoscritti per individuare rappresentazioni false o offensive. Ma cosa fanno veramente i sensitivity readers?

Basta una piccola indagine su un motore di ricerca qualsiasi per rendersi conto che i sensitivity readers, talvolta chiamati “lettori sensibili”, non sono molto popolari in Francia. “Lettori-censuratori” secondo Le Figaro, associati a “ciò che stava accadendo durante la Rivoluzione culturale in Cina”, si legge sulle pagine di Charlie Hebdo… Il dibattito è tutt’altro che chiuso. Un sensitivity reader è una persona che rilegge i manoscritti, assicurandosi che non contengano stereotipi. Il sito Planète Diversité, che riporta la lista dei e delle sensitivity readers francesi, li definisce come “una sorta di beta reader che rileggono il vostro manoscritto ma che non cercano errori di ortografia o incoerenze, ma errori legati alla rappresentazione e parole ‘problematiche'”. Il sito elenca quindi persone coinvolte in prima persona che possono rileggere storie di disabilità, identità transgender, grassofobia, depressione, razzismo o i vissuti di una determinata comunità.

Il concetto di “sensitivity reader” è stato molto dibattuto oltreoceano nel 2016, quando l’autrice del romanzo “The Continent”, Keira Drake, è stata accusata sui social network di usare stereotipi razzisti nella sua storia. La sua casa editrice aveva chiamato due sensitivity readers che hanno aiutato l’autrice a rielaborare la sua storia prima di pubblicarla nel 2018. Da allora il dibattito ha attraversato l’Atlantico. Eppure la pratica non è nuova nel mondo dell’editoria, come ha spiegato il New York Times in un articolo pubblicato nel dicembre 2017. La giornalista Alexandra Alter ha sottolineato che è comune nell’editoria far rileggere un libro da un* specialista: storic*, psicolog*, avvocat*, eccetera.

Cosa rende i/le sensitivity readers così divers*? Sophie Nanteuil ha curato presso la casa editrice Casterman “Je suis qui? Je suis quoi?” (“Chi sono? Cosa sono?”, NdT), pubblicizzato come “il primo libro sull’identità di genere per adolescenti”. Lei e l’autore Jean-Michel Billioud hanno messo insieme un team di revisor*. Nanteuil non li chiama “lettor* sensibili” perché crede che la gente abbia già una visione favorevole del progetto. Ha fatto rileggere il libro dall’avvocato di Inter-LGBT, dai volontari e dalle volontarie di un’associazione LGBTQ+ di Tolosa, da un insegnante di scuola elementare e da un preside di scuola secondaria. “Il team di revisione ci ha guidato, soprattutto sul vocabolario, poiché quello che noi davamo per scontato, come il fatto di dire ‘persona trans’ e non ‘transessuale’, non lo era per i nostri lettori e le nostre lettrici. Viviamo in una società eteronormata, bianca e cisgender”, spiega Sophie Nanteuil. “Se fatto in modo corretto, trovo interessante collaborare con persone che ci aiutino a decostruire ciò che pensiamo di conoscere”.

Un nuovo anello della catena editoriale?

In Francia, lentamente ma inesorabilmente, il fenomeno sta prendendo piede. Questo è ciò che ha notato Nadège Da Rocha, che gestisce il sito web di Planète Diversité. “Vedo persone che ci chiamano e ricevo e-mail dalle case editrici”, spiega. “Ho lanciato l’annuario Sensitivity Readers all’inizio del 2020 dopo averne parlato con autori/autrici e lettori/lettrici. Volevo renderlo di facile accesso, dimostrando al tempo stesso alle persone reticenti che ci sono persone disposte a condividere le loro esperienze e storie per aiutarle”, spiega. Aggiunge che “come spesso accade, le piccole case editrici sono quelle che fanno più sforzi”. Case editrici come quella di Antonin Iommi-Amunategui, Nouriturfu, che recentemente ha utilizzato per la prima volta un sensitivity reader per un libro di prossima pubblicazione. “Questo libro si concentrerà in particolare sulla supremazia bianca e sul razzismo”, dice l’editore e co-fondatore di Nouriturfu. “L’autore è un uomo bianco. Egli è consapevole del suo essere bianco e del suo privilegio e il suo testo è molto inquadrato da questo punto di vista”. È stato il loro legale esperto in diritto estero a suggerire al team di correggere il testo. “Perché questo è un punto di vista che non può essere riprodotto, che non possiamo evitare o sostituire, a meno che non corriamo il rischio di lasciarci sfuggire osservazioni inopportune”, spiega Antonin Iommi-Amunategui. L’editore sa che le buone intenzioni non sono sufficienti.

“Tendo a pensare che le case indipendenti, che pubblicano meno titoli per principio e a un ritmo più lento, siano generalmente più attente ai testi che pubblicano”, spiega l’editore. “E quando il soggetto è complesso, scivoloso, per non dire fastidioso, questa attenzione deve essere naturalmente raddoppiata”. Monstrograph, la piccola casa editrice gestita da Coline Pierré e Martin Page, che ha recentemente riscosso un grande successo con la pubblicazione del saggio di Pauline Harmange “Moi les hommes, je les déteste” (Io gli uomini li odio, NdT), ha così accolto con entusiasmo il desiderio di Lou Sarabadzic, autore di “Poétiques réjouissante du lubrifiant” (Poetica gioiosa del lubrificante, NdT), di far rileggere il suo testo in modo che sia il più inclusivo possibile.

Per Floria Guihéneuf, editrice a Scrineo edizioni, azienda che ha già fatto appello ai sensitivity readers, è fondamentale che un direttore/una direttrice di una casa editrice sappia rispecchiare una molteplicità di esperienze. Ciò è notevolmente facilitato da quest* revisor*. “Ci sembra molto importante trattare certi argomenti della letteratura per ragazzi”, spiega. “Ma trattare questi temi in modo maldestro o presentare una diversità di personaggi non credibili non è davvero interessante a nostro avviso. Le persone che si trovano ad affrontare certe situazioni sono più capaci di parlare dei loro sentimenti, di sapere quali termini usare, ecc. Quindi è importante ottenere un feedback dalle persone direttamente coinvolte per trasmettere il messaggio giusto”.

Discutere e rispondere alle domande

Ma allora cosa fanno quest* revisor* di bozze? Yume Pulido ha iniziato una carriera come sensitivity reader sei mesi fa per arrotondare il suo stipendio, ma questa attività rimane ancora marginale. Rilegge testi sull’identità transgender, l’omosessualità, la bisessualità e la neuroatipia. “Offro due tipi di feedback che possono essere combinati”, dice, “ossia consigli e correzioni.” La prima fase consiste nel rispondere alle domande dell’autore/autrice e nel discutere sulle esperienze dei personaggi. Poi, Yume rilegge l’intero romanzo. “Tengo conto dell’intenzione dell’autore/autrice. Se una scena deve essere omofobica, non ho intenzione di riprenderla. Comunichiamo con l’autore/autrice durante tutto il processo”.

Coline Pierré si è rivolta ad alcun* sensitivity readers per il suo romanzo “Nos mains en l’air” (Le nostre mani in alto), in cui uno dei personaggi principali è una giovane ragazza sorda. “Volevo essere il più accurata possibile su come potrebbe essere la vita di una persona sorda”, spiega. Quali ricordi ha di questa esperienza? “I feedback sono stati molto diversi, alcune persone hanno trovato il mio personaggio troppo ‘performante’ rispetto alle difficoltà di comunicazione e di apprendimento che possono avere adolescenti sord*, altre persone invece si rispecchiavano piuttosto bene nel personaggio”, ricorda. “La varietà di feedback mi ha fatto capire che non esiste una universalità dell’esperienza. Un personaggio non è mai rappresentativo di un gruppo sociale, di una minoranza… Egli incarna una possibile esperienza, un’esperienza”. Così, si rielabora il “realismo dei dettagli”, e si cancellano le incongruenze.

“* sensitivity reader dà la sua opinione generale sul trattamento del personaggio e segnala errori, luoghi comuni, con talvolta proposte di modifica. Può confermare alcuni passaggi e suggerire aggiunte”, spiega l’autrice Cordelia. Anche lei ha fatto ricorso ad alcun* sensitivity readers per le sue due prossime pubblicazioni: “L’Éveil des sorcières” (Il risveglio delle streghe, NdT) pubblicato da Scrineo e “Tant qu’il le faudra” (Finché ce ne sarà bisogno, NdT), un romanzo che sarà pubblicato da Akata edizioni. “Poi – continua – spetta all’autore/autrice fare il suo lavoro e proporre una nuova versione. Quello che dovete anche capire è che il sensitivity reading non è una cura miracolosa. Solo perché un sensitivity reader valida la lettura, ciò non significa che il testo finale sia perfetto”. Floria di Scrineo edizioni spiega che si tratta per lo più di una “discussione”, “uno scambio molto costruttivo”. Lo testimonia l’autrice Louise Mey, che si è rivolta a una sensitivity reader anche per l’adattamento a libro dello spettacolo sul ciclo mestruale “Chattologie” (scritto in collaborazione con Klaire Fait Grr), al fine di avere un discorso “il più inclusivo possibile”. “Vedere qualcuno evidenziare proprio i punti problematici del testo incita ad una maggiore umiltà”. L’autrice insiste sul fatto che questo tipo di rilettura non è obbligatoria. “C’è poca enfasi su questo aspetto, ma i/le sensitivity readers si limitano a fare delle osservazioni. Siamo liberi di tenerne conto o meno”.

See Also

Una censura?

In Francia, tuttavia, questa pratica è ancora associata a una forma di censura. L’autrice Laura Nsafou, che ha già effettuato questo tipo di rilettura, rigetta totalmente l’idea di una “polizia del pensiero”. In particolare, ha partecipato alla traduzione di un romanzo per aiutare nella descrizione dei capelli, per spiegare ad esempio che “twist” in inglese si dice “vanilles” in francese. “L’idea è semplicemente quella di assicurarsi che non ci siano commenti sessisti, razzisti, omofobi o abilisti in un romanzo”, dice. “Se la gente pensa che un’opera perderà qualità perché non ci sono commenti discriminatori, ci si chiede quale letteratura stia difendendo”. Perché la Francia è così contraria al concetto? “In Francia siamo educati a pensare che ‘l’Autore’ sia quell’entità che dà mentre noi riceviamo passivamente”, dice. “Per fare un’opera universale, bisogna lavorarci sopra”. Coline Pierré sottolinea anche questa “sacralizzazione dell’arte e dello sguardo dell’artista”, molto francese. Pierré preferisce pensare che lei “amplia la sua empatia”.

“I sensitivity reader sono figure controverse solo nel momento in cui non si tiene in considerazione che in questo Paese fatto di diversità, alcuni libri sono ancora selezionati, letti e pubblicati unicamente da persone bianche”, scriveva Brit Bennett su Twitter nel 2017. Cordelia fa un discorso simile. “Il mondo dell’editoria è molto uniforme, molto privilegiato, molto bianco, molto etero, molto cisgender”, dice. “Il loro parere si presume oggettivo, mentre quello delle minoranze sarebbe distorto dalle loro esperienze personali. Alla fine, il sensitivity reading è un aiuto per gli autori e le autrici che non vivono le discriminazioni e le oppressioni che narrano. Ma c’è bisogno di una diversità dietro a chi scrive, e non solo nella narrazione.

I sensitivity readers non sarebbero quindi il rimedio miracoloso a una mancanza estrema di diversità nel mondo dell’editoria francese. Un’idea sviluppata da Delphine Nguyen in un articolo sull’argomento, dove spiega che i sensitivity readers potrebbero diventare dei capri espiatori, essere strumentalizzati dalle case editrici. Con il rischio che l’autore o l’autrice si nascondano dietro le riletture delle loro bozze per scaricarsi di tutti i problemi. “Non è un rimedio magico a tutti i problemi del mondo dell’editoria”, sottolinea Nadège Da Rocha, che ritiene piuttosto che si tratti di uno “strumento”, e non di una “soluzione definitiva”. Peraltro, molte persone intervistate in questo articolo sono convinte che il cambiamento abbia preso la giusta direzione. “L’arrivo di giovani scrittori e scrittrici, lettori e lettrici ed editori ed editrici più sensibili a queste questioni trasformerà lentamente ma sicuramente il nostro paesaggio letterario”, spiega Coline Pierré. “Ci sarà anche, e lo spero, un numero più elevato di scrittori e scrittrici non bianchi, provenienti dalle comunità LGBTQI+ e dai quartieri più popolari, che formeranno la base di un movimento di fondo.” Non una polizia del pensiero, ma un invito ad aprirsi a nuovi vissuti e a nuove storie.

Fonte
Magazine: Cheek Magazine
Articolo:
Scritto da: Pauline Le Gall
Data:
Traduzione a cura di: Charlotte Puget
Immagine di copertina: Tamarcus Brown
Immagine in anteprima: stories

View Comments (0)

Leave a Reply

Your email address will not be published.

Associazione Bossy ® 2024
Via Melchiorre Gioia 82, 20125 Milano - P.IVA 10090350967
Privacy Policy - Cookie - Privacy Policy Shop - Condizioni di vendita