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Perché non rido di #escile

Perché non rido di #escile

Articolo di Margherita Brambilla

“Escile”, scrive, sotto la foto di una qualsiasi modella, attrice, presentatrice, amica, nemica. Si dà una pacca sulla spalla: l’ha fatto anche lui. Ha partecipato al gioco, ha fatto ridere gli amici, è uno che conosce il linguaggio, uno che è sul pezzo.

“Te la prendi troppo” dice “è solo uno scherzo” spiega. Si sente progressista, di mente aperta, liberale. Ti guarda dall’alto della sua lungimiranza e t’impartisce una lezione su quando hai diritto di offenderti e quando no. Ti ricorda che, se a lui intimassero di “uscirlo”, si farebbe due risate da buon amicone e anzi, già che ci siamo, non è che potrebbe “uscirtelo”, ché gli sembra tu ne abbia molto bisogno visto che sei un po’ troppo acida e per niente “amicona”?

Uno “scherzo”; quindi dovrebbe far ridere, lo scopo sarebbe farsi una risata tutti assieme. Però a molte persone non fa ridere; in particolare, non ridono molte delle persone che vengono prese di mira.
Ci sono due tipi di scherzi che fanno ridere poche persone: gli scherzi molto elevati, intellettuali, di nicchia, o comunque riferiti a un universo narrativo di cui fanno parte solo alcuni; e gli scherzi bassi, crassi, banali, universali solo perché universalmente già sentiti. Pensate un po’.
Mi si dice che “escile” sia uno scherzo che pochi capiscono, che il problema da sollevare non sta nell’offesa della battuta ma nel fatto che a me non fa ridere. Sono io, bacchettona, a non capire. S’innalza “escile” al livello di un motto di spirito per pochi eletti e mi si relega nel Purgatorio dei poveracci – più spesso, poveracce – che non apprezzano l’ironia di intimare a una donna avvenente di mostrare le minne su Internet utilizzando un imperativo sgrammaticato e una maccheronicissima dimostrazione d’inglese.

D’altronde, satura tota nostra est.

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Ed è colpa mia, certo, perché non so “farmi una risata”. Non so astrarmi dalle mie tette e farmi una risata. Colpa mia, che, volente o nolente, ho delle tette, e che non posso in nessun modo cancellare quest’informazione dalla faccia della terra; anche caricando online una foto delle mie ascelle, il concetto che a qualche centimetro c’è probabilmente una tetta è nell’aria. Ed io con quella foto volevo soltanto dire “ascelle” ma qualcuno capirà comunque “tette” e ci terrà a farmi sapere che, qualsiasi cosa io volessi esprimere, comunque ha capito “tette”, sempre e solo “tette”.

Perciò è offensivo: perché tutto si riconduce a questo, al fatto che non importa quello che dico, che penso, non importa cosa io abbia messo in quella foto, in quel post online, in quell’idea, quello che importa sono sempre e solo le tette. E ho il diritto di lamentarmene.

Leggi i commenti (1)
  • E poi ci sono delle ragazze che non solo lo trovano divertente, ma considerano quello di “uscirle” un buon metodo per recuperare un esame andato male.
    “In fondo il mio prof è un ragazzo così carino ed affascinante, se gli mostro le tette non solo mi sistema il voto dell’esame, ma chiede anche di uscire e se tutto va bene mi sistemo a vita!”
    Non so se sono io ad esser sbagliata, ma quando una mia amica mi ha detto tutto ciò io sono rimasta allibita e schifata, ma ovviamente le mie erano solo ciance di una ragazzette che vuole arrivare troppo in alto e faticare troppo, è meglio che io taccia, come alcuni mi consigliano… Ma per favore!!
    E poi alcuni continuano a dire che il maschilismo sia un problema diffuso solo tra gli uomini.

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