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Pillola del giorno dopo: cosa dobbiamo sapere e perché non può essere negata

Articolo di Angelica Nucera, Dottoressa ostetrica

Perché chi ci nega la pillola del giorno dopo appellandosi all’obiezione di coscienza sta non solo violando un nostro diritto, ma anche affermando un’inesattezza scientifica? Per poter spiegare che la pillola del giorno dopo (adottata come contraccezione d’emergenza) non è abortiva e quindi non può essere soggetta ad obiezione di coscienza, è necessario conoscere alcuni semplici concetti di fisiologia della riproduzione.

La donna produce, ogni mese, un ovulo: la sua maturazione, la sua espulsione dal follicolo e la sua fecondabilità dipendono dalle fluttuazioni ormonali. Le fluttuazioni fanno sì che, durante il ciclo, l’ovulo attraversi questi processi e che l’endometrio (la mucosa che riveste internamente l’utero) maturi e proliferi dando nutrimento all’eventuale prodotto del concepimento, oppure si sfaldi e venga eliminato tramite la mestruazione. I principali ormoni deputati a queste funzioni sono FSH ed LH, prodotti dall’ipofisi, ed estrogeni e progesterone, prodotti dalle ovaie, la cui secrezione è dai primi stimolata. Gli estrogeni lavorano principalmente durante la prima fase del ciclo e fanno sì che nell’ovaio il follicolo che contiene l’ovulo cresca e maturi; il progesterone, dopo l’ovulazione, viene secreto dal follicolo che ha espulso l’ovulo ed è divenuto corpo luteo. Questo nutre poi l’endometrio, per renderlo ospitale all’attecchimento dell’eventuale prodotto del concepimento.

Se non c’è stata fecondazione, i livelli di progesterone si abbassano, l’endometrio si sfalda e inizia la mestruazione. Ogni mese, questi ormoni lavorano in maniera sinergica per garantire le funzioni riproduttive e sessuali e la salute globale (gli estrogeni, ad esempio, sono coinvolti nella salute dell’apparato cardiocircolatorio). Quando la donna è fertile significa che il suo corpo, in particolare vagina, collo dell’utero e ambiente uterino, modifica le proprie condizioni per favorire la sopravvivenza degli spermatozoi che, in condizioni ideali, possono sopravvivere in vagina fino a diversi giorni (5 circa). L’ovulo è fecondabile per sole 12-24 ore, ma gli spermatozoi, che sono rimasti ore o giorni in attesa, possono raggiungerlo e fecondarlo.

Come possiamo impedire che ovulo e spermatozoo si incontrino se c’è stato un rapporto a rischio (dal primo contatto diretto tra pene e vagina)? Assumendo progesterone sintetico (la classica pillola del giorno dopo al levonorgestrel che agisce entro 72 ore) o un modulatore selettivo dei suoi recettori (la più recente pillola dei cinque giorni dopo a base di ulipristal acetato). Se alziamo, tramite la pillola del giorno dopo, i livelli di progesterone nel sangue, all’ovaio arriva un “feedback” che gli impedisce di espellere l’ovulo, perché non è il momento adeguato: l’ovulazione viene bloccata (solitamente posticipata o inibita del tutto) ancor prima che inizi il processo di espulsione dell’ovulo, favorito dall’innalzamento dei livelli di LH che in questo caso vengono bloccati. La pillola a base di ulipristal acetato, invece, agisce impedendo l’ovulazione anche quando il processo ovulatorio è già avviato (ovvero quando i livelli di LH sono già aumentati): è per questo che risulta attualmente più efficace rispetto al levonorgestrel.

Se l’ovulazione è invece già avvenuta, non ci sono conseguenze per la salute della donna e la mestruazione successiva si verificherà normalmente. Se tra il rapporto a rischio e l’assunzione della pillola (che va presa il prima possibile) lo spermatozoo ha già fecondato l’ovulo, la gravidanza si svilupperà e si instaurerà normalmente e senza conseguenze (entrambi i principi attivi non sono pericolosi per l’eventuale gravidanza). La pillola del giorno dopo impedisce l’incontro tra ovulo e spermatozoo agendo direttamente sul processo ovulatorio, come la classica pillola anticoncezionale estroprogestinica: la differenza tra le due è che quest’ultima agisce sull’ovulazione inibendola tramite assunzione quotidiana, mentre la pillola del giorno dopo consiste in un’unica assunzione da sfruttare quando il rapporto a rischio è già avvenuto. Non protegge dalle gravidanze indesiderate per il resto del ciclo, non protegge dalle malattie sessualmente trasmissibili, non agisce sulla capacità di concepire in futuro, il rapporto rischi/benefici per la salute propende sempre per i benefici.

Eventuali effetti collaterali, generalmente, sono piuttosto blandi e trascurabili (leggera nausea, mal di testa, perdite di sangue prima della mestruazione). Se si manifestano sintomi particolari ed importanti è bene rivolgersi al medico. È un farmaco la cui concentrazione è di molte volte maggiore rispetto ai classici contraccettivi ormonali: è bene valutare quale possa essere il sistema anticoncezionale più adeguato alle proprie esigenze e delegare alla contraccezione d’emergenza solo situazioni isolate.

In Italia non è necessaria la prescizione medica per le maggiorenni, in quanto il suo utilizzo è dichiarato sicuro e perché non è necessario il parere di un esperto per sapere quando assumerla: in caso di dubbio, è sempre più sicuro assumerla che non farlo. Le ragazze minorenni hanno bisogno della prescrizione medica: è possibile rivolgersi al pronto soccorso, alla guardia medica, al consultorio o al medico di medicina generale. Il costo di entrambe le pillole si aggira attorno ai 30 euro.

È molto importante che tutti conoscano queste semplici ed essenziali informazioni di base per non rischiare di incorrere in problemi quando si ha bisogno di assumere la pillola del giorno dopo. Anche se i primi a doverne essere a conoscenza e a garantirne l’accessibilità sono i professionisti sanitari: medici di medicina generale, di pronto soccorso e di guardia medica per quanto riguarda la prescrizione, ostetriche e ostetrici per il counseling e per l’educazione sessuale, farmacisti per la vendita.

I cittadini hanno il diritto di essere correttamente informati circa i meccanismi d’azione ma per i professionisti esserne a conoscenza in maniera accurata è un dovere: la legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza prevede l’obiezione di coscienza qualora il personale sanitario ritenga l’IVG contraria alle proprie convinzioni etiche, morali o religiose (non esenta però gli stessi dall’assistenza in caso di grave e imminente pericolo per la donna che ne fa ricorso) ma non è assolutamente applicabile alla contraccezione.

L’approccio paternalistico da parte del personale sanitario fa spesso sì che la donna che si rivolge a professionisti si senta inferiore, incompetente, ignorante e non in grado di esprimere le proprie volontà, incappando purtroppo in situazioni di negligenza e malasanità. Se abbiamo bisogno di rivolgerci alla contraccezione d’emergenza e un professionista si rifiuta di fornirci il servizio, è possibile contattare le autorità e le forze dell’ordine, in quanto esso sta venendo meno ad un obbligo professionale e deontologico.

La determina AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) del 1 febbraio 2016 ha revisionato il foglietto illustrativo della pillola a base di levonorgestrel, specificando in maniera accurata che non inibisce l’impianto del prodotto del concepimento ma agisce bloccando l’ovulazione: è possibile presentarla al medico o al farmacista a sostegno della richiesta qualora venga negata. Per qualsiasi dubbio o informazione è possibile rivolgersi gratuitamente ai consultori familiari della propria città, che sono il punto di contatto più facile e gratuito a disposizione dei cittadini, dove è possibile avere un colloquio con ostetriche/ci e ginecologhe/gi.

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