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Revenge porn: cosa intendiamo quando ne parliamo?
Dark Light

Revenge porn: cosa intendiamo quando ne parliamo?

Virgina Cafaro

Ok, è arrivato il momento di parlare di revenge porn.

Ma prima passiamo per uno scenario tipo.

Stai bene con qualcuno. Vorresti rimanesse un ricordo della serata trascorsa insieme.
O magari semplicemente ti piace farlo, ti appaga. Oppure non volevi ma la persona con cui stavi passando la serata sì e ha deciso di riprenderti di nascosto. Sta di fatto che qualcuno ha delle foto tue.

Ecco, le casistiche possibili sono molteplici e, in realtà, non hanno importanza.

Eppure ora sei davanti al computer e hai scoperto che l’unica persona (o anche più di una – di nuovo, non è questo l’importante), con cui avevi previsto di condividere foto sessualmente esplicite, di nudo o di rapporti sessuali, le ha messe online e quindi a disposizione di chiunque possa accedere a una connessione Internet. Non avevi permesso a quella persona di farlo, ma lo ha fatto comunque per vendicarsi di te, della tua sessualità o del tuo desiderio di troncare il rapporto. Lo ha fatto per vendetta e ora centinaia di persone stanno guardando quelle foto e magari ti stanno insultando o minacciando. Perché?

Revenge Porn: di cosa si tratta

Partiamo subito dalla parola chiave che delinea perfettamente i confini del revenge porn: il consenso.

Per capire meglio questa pratica, infatti, è importante tornare indietro all’esatto momento in cui il porno diventa vendicativo e cioè quando il desiderio di possedere e, allo stesso tempo, distruggere una persona si interseca con il “click” di una foto o di un video privato divulgato a terzi.

Stando alle definizioni standard, per revenge porn si intende “la condivisione pubblica di immagini o video intimi tramite Internet senza il consenso del/della protagonista degli stessi” e, secondo diverse indagini (come quella condotta nel 2017 da Amnesty International), una donna su cinque tra i 18 e i 55 anni ne è vittima. Sebbene a perpetrare revenge porn siano maggiormente uomini nei confronti di donne, questo non significa che i primi non possano esserne vittima.

Se “consenso” è infatti la parola chiave per conoscere i confini entro i quali si realizza il revenge porn, “possedere” e “distruggere” sono termini ugualmente essenziali per comprenderne le basi, che si radicano a pieno titolo nel terreno dei rapporti di potere.

Credere di possedere la vita di una persona e di poterla distruggere a piacimento, solo perché non rientra nei canoni di una sessualità sottomessa o prescritta, è un comportamento che trova sfogo in tutti i tipi di molestie e abusi e che va per questo combattuto sempre.

Il perché che ci si poneva prima come dubbio è quindi presto chiarito: chi ha divulgato i video o le foto, si tratti della prima persona ad averlo fatto o della centesima, crede fermamente di disporre della vita della persona ritratta e fa leva sulla stigmatizzazione del sesso per esercitare il suo potere verso chi, dal canto suo, ha l’unica “colpa” di essere nata in una società eteronormata.

Come difendersi dal Revenge Porn

Qui la chiuderò brevemente e laconicamente, perché tanto non servono molti giri di parole: non c’è da difendersi. Bisogna non praticarlo.
Per questo però, prima servono politiche di educazione affettiva, emozionale e sessuale, incentrate primariamente sul concetto di consenso come punto focale dei rapporti umani, supportate da leggi punitive e formative nei confronti di chi lo pratica.

Serve anche una narrazione differente, che pone chi subisce revenge porn al centro della discussione e chi lo pratica all’esterno, ma pur sempre come fautore attivo. Non è X una vittima di revenge porn. È Y ad averlo praticato. E così come X ha poi diritto a una rete sociale che protegga e non condanni alcun tipo di sessualità, è di vitale importanza che Y trovi spazio in una comunità che insegni come liberarsi dalle costrizioni delle dinamiche di potere.

Una società che non stigmatizza la sessualità (ma anzi combatte qualsiasi tipo di pratica non consensuale) è destinata con il tempo a diventare un luogo sicuro in cui il revenge porn (che sempre più spesso viene definito NCII, Non-Consensual Intimate Image – immagini intime non consensuali) perde significato e non viene perpetrato.

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Ok, ma ora che si fa?

In mancanza di una società che ha già estirpato ogni dinamica di potere esistente, è necessario soffermarsi sul primo gradino: la tutela di chi subisce revenge porn. Se in molti Stati al mondo diverse leggi e normative in vigore condannano legalmente il revenge porn, in Italia non è ancora così.

Per questo Bossy, con I sentinelli di Milano e Insieme in Rete, ha diffuso una petizione su Change.org per chiedere a Roberto Fico, attuale Presidente della Camera dei Deputati, una legge per contrastare il revenge porn.

È un primo e piccolissimo passo, ce ne rendiamo conto, ma è necessario per aprire una discussione a 360° sull’argomento.

Se è vero che quel che arriva online ci rimane (anche se non è propriamente vero, basti vedere le normative in merito al diritto d’oblio), è altrettanto vero che il problema più grande risiede prima di qualsiasi click di post, video o foto, ed è quello che dobbiamo combattere. Non possiamo più aspettare.

Cosa fare in caso di Revenge Porn

In caso di revenge porn, è possibile:

– denunciare subito l’accaduto alle autorità competenti;
– cercare il supporto di onlus che si occupano del tema

Per una storia di revenge porn riscritto secondo le regole di chi l’ha subito, vi rimandiamo alla potente testimonianza di Emma Holten.

Immagine di copertina: John Schnobrich
Leggi i commenti (1)
  • In realtà c’è un’altra prima cosa molto importante che possiamo fare tutti.

    Quando ci arriva un messaggio, un post, un video, ecc… Di materiale palesemente rubato o comunque che non siamo sicuri al cento per cento che sia stato messo in rete volontariamente dal/dalla protagonista, rifiutarsi di condividerlo a nostra volta.
    Interrompere la catena, il filo della viralità.
    Ed il passo successivo, spronare chi ve l’ha inviato o l’ha pubblicato, a cancellarlo e non riproporlo, a fare la stessa cosa a sua volta.
    Oltre che ovviamente ignorarlo, non giudicarlo, non commentarlo, visto che i fatti privati di ogni persona, tali devono restare e non essere commentati su pubblica piazza.

    Tra l’altro è pur vero che il revenge porn è perlopiù verso le donne, ma al tempo stesso gli uomini che lo subiscono, moralmente “non possono” arrabbiarsi, denunciarlo, offendersi, ecc… Perché deve essere un vanto, quando magari invece il protagonista non ha piacere che le sue parti intime e la sua sessualità siano in pubblica piazza.

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