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Riflessioni sul matrimonio omosessuale: l’opinione di Nicla Vassallo

Commenti (4)
  1. Avatar Paolo ha detto:

    donna e uomo non è solo “socio-cultura”, io sarei un uomo in qualsiasi cultura ma lo sarei in modo diverso, ma l’identità di genere, che giustamente va distinta dal sesso biologico, non è un’imposizione culturale (non lo è quando coincide col sesso biologico come è il più delle volte sia quando è diversa dal sesso biologico). Il ruolo di genere è cultura ma una donna con un ruolo di genere tradizionalmente “maschile” sempre donna è quanto ogni altra, idem per un uomo.
    Sul matrimonio la penso come Vassallo

  2. Avatar Gionny ha detto:

    Per come la vedo io, il matrimonio in se per se è contro natura.
    Avete mai visto o sentito dire di due pinguini (che stanno assieme tutta le vita) andare di fronte al sindaco della loro colonia e sposarsi formalmente?
    Io non credo.
    Il matrimonio è un’istituto artificiale come ogni prodotto dell’intelligenza e creatività umana, e come tale può essere modificato e deve essere modificato nel momento in cui la società ne richiede l’adattamento per accordarsi alle mutate situazioni sociali.
    Per quanto riguarda la possibilità di due persone dello stesso sesso biologico di sposarsi, di principio, non ci trovo nulla di male. Come scrisse Giulio Rapetti, “le anime non hanno sesso” e il fatto che due persone si amino e vogliano condividere più del semplice divertimento, probabilmente è una delle cose più belle che questo mondo possa mostrarci, però credo anche che attualmente a livello legale (almeno in Italia) ci siano degli “inciampi” formali che debbano essere corretti/modificati, se non prima, almeno assieme al matrimonio stesso.

  3. Avatar Francesco ha detto:

    Parto con il dire che la natura dell’uomo è un pelino diversa da quella degli animali in genere, pur facendone parte l’uomo stesso. Lascio a voi l’ardore di documentarvi per trovare riscontro e nella scienza e nelll’osservazione della realtà che ci circonda, accessibile a tutti. Poi secondo me la dott.ssa dovrebbe trattare il tema non solo con l’aspetto della filosofia, che considero la madre delle discipline in generale, ma anche dal punto di vista biologico e psicopedagogo. Prima di affrontare argomenti simili sul termine “contro natura” bisognerebbe vedere più aspetti di questa realtà altrimenti possiamo dire tutto e niente.
    Riguardo al matrimonio sono d’accordo sulla questione della libertà di scegliere il proprio partner dal punto di vista dei diritti umani e giurisdizionale. Ma da lì in poi la questione si fa seria quando si inizia a parlare di adozione. Non facciamo gli ipocriti. Se parliamo di libertà dobbiamo parlare anche di responsabilità verso la libertà altrui. Non è sano per un bambino crescere in una dinamica familiare simile, come non lo è nemmeno in una famiglia etero immatura e inadempiente. Quindi la questione calda non è il pregiudizio su una famiglia same-sex ma sulla presunta prole che il matrimonio (ancestrale unione che nasce come sicurezza davanti alla morte, istinto di sopravvivenza e di “continuare nel tempo” con la prole che nella sua unicità é portatrice di una parte dei genitori) poi ha insito nel suo esistere. La pericolosità è questa strada egoistica che possiamo intraprendere a scapito di un figlio/a che non sceglie di nascere e che quindi almeno da parte nostra dovremmo assicurargli quella “libertà” che la natura da sempre ci ha assicurato e attraverso cui l’umanità è arrivata fino ad oggi.
    Quindi se noi vogliamo prenderci questa bella responsabilità di “cambiare” ciò che il corso naturale della vita ci ha consegnato possiamo farlo. Ma pensiamo alle conseguenze. Non mi riferisco alle conseguenze su di noi ma a quelle sulle future generazioni. Usciamo da noi stessi.

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