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Sex Education: quello che doveva essere (e quello che è)
Dark Light

Sex Education: quello che doveva essere (e quello che è)

Redazione
Articolo di Carlotta Vagnoli

“Sex Education” doveva essere la nuova, rivoluzionaria serie sull’educazione sessuale per i giovani. O almeno, così era stata promossa, sottolineando anche la partecipazione della sex counselor ed educator Alix Fox alla stesura dello script.

Niente di più falso e fuorviante.
Ma procediamo con ordine.

Otis è un ragazzo di sedici anni (interpretato da Asa Butterfield, il piccolo protagonista de “Il bambino con il pigiama a righe”) figlio di una famosa terapeuta e sessuologa (Jean, nei cui panni troviamo una superba Gillian Anderson) troppo invadente ed attaccata al figlio e decisamente anaffettiva e scostante con tutti gli altri uomini che le gravitano attorno.

Tenendo le sedute di terapia in casa, Jean trasmette per osmosi gran parte delle sue nozioni ad Otis, che cresce ascoltando problemi sessuali e di coppia dei pazienti che passano per la loro abitazione in cerca di una soluzione professionale.

Durante il liceo, Otis e una sua compagna, Maeve, spalleggiati e supportati dall’inseparabile Eric (a mio avviso miglior personaggio della serie) decidono di mettere in piedi un servizio di counseling sessuale, vista la grande inesperienza dei coetanei nel sesso.

Otis riceve nei vecchi bagni della scuola le coppie o i singoli e, con le conoscenze acquisite da Jean, risolve i problemi dei compagni e promuove una sana interazione e dialogo tra loro.

Ciò potrebbe dunque far pensare che ogni episodio svisceri una tematica diversa e risolva, nel suo piccolo, un dubbio relativo all’educazione sessuale in modo diretto e sfrontato – tale da giustificare quel “Vietato ai minori di 14” che campeggia sul lato superiore dello schermo.

E invece no.

Sex Ed è una serie tv collegiale nel vero senso della parola. Uno splendido prodotto, piacevole e divertente, che pochissimo ha a che fare con l’educazione sessuale.

I temi, episodio dopo episodio, vengono accumulati come meri escamotage di narrazione, come macchiette comiche o drammatiche, che vengono enumerate senza mai una completa analisi approfondita. Nulla viene mai sviscerato fino in fondo e le tematiche rimangono a galleggiare senza trovare nella trama una reale risoluzione e il necessario spazio che avrebbero dovuto ricevere da una vera serie educativa, come da promesse inziali.
L’unico iter che viene seguito con più attenzione è quello del coming out di Eric e dei problemi derivanti dall’esprimere la propria sessualità con la sua famiglia, di fervente credo cattolico.

Il resto rimane utile soltanto al piano della narrazione.

Anche il tema dell’aborto viene trattato in modo pericolosamente leggero.

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Maeve infatti si sottopone ad una interruzione di gravidanza che non ha, per gli autori, bisogno di alcun approfondimento: è un episodio che succede e basta, si sviluppa in modo quasi sterile e si conclude con Maeve che esce dalla clinica e mangia un tramezzino. Del fatto, di un eventuale trauma, di una serie di approfondimenti necessari alla questione da un punto di vista educativo e di una serie di effetti indesiderati (o anche solo di un approfondimento su come questo non sia un metodo contraccettivo) non viene fatta menzione.

Questo però non avviene perché la serie sia imprecisa, capiamoci. Lo sarebbe in un’ottica prettamente educativa, come la sua promo voleva far pensare. Ma, essendo “Sex Education” una serie di mero intrattenimento e svago, non ci sono imprecisioni; tutto fila come dovrebbe e la storia scorre leggera, a tratti comica e in pochissime occasioni drammatica ma pur sempre soffice, mai opprimente. Una college comedy in piena regola, fatta per intrattenere la famiglia.

È infatti quasi irritante ed inutile la dicitura “v.m.14” perché in fin dei conti non ci sono contenuti così espliciti e non ci sono scene di violenza o impatto emotivo tali da giustificare una limitazione di accesso, anzi: in chiave ironica e divertente vengono presentate delle tematiche che un quattordicenne dovrebbe imparare nelle classi di educazione sessuale.

In definitiva: non sperate in qualcosa che vi apra la mente e ampli la conoscenza. Non sperate in una serie tv che abbatta i tabù sociali e porti nelle case la dottrina del buon sesso.

“Sex Education” è una bellissima serie sul sesso. Ma non più di quanto non lo sia una puntata di “Sex and the city”. Solo con dei minorenni in boom ormonale al posto di giornaliste appassionate di scarpe brutte e smodatamente costose.

Per le serie tv educative, ahimè, dobbiamo ancora aspettare.

Leggi i commenti (3)
  • Mi mancano due episodi per finire di vederla, ma comunque posso dire anche ora che mi piace molto. Io, al contrario dell’autrice dell’articolo, ho trovato questa serie molto avanti rispetto alle altre, e non ha affatto deluso le aspettative. È bellissimo il fatto che tratti mille temi diversi in modalità e profondità differenti, è importante che dia così tante informazioni sulla sessualità e anche sull’adolescenza in generale. Non aveva le pretese di essere un documentario, dunque non sono contrariata per la mancanza di approfondimento dei temi (anche se è vero che la cosa dell’aborto e di ciò che succede DOPO potevano elaborarla meglio), anzi, è già tantissimo che abbia trattato così tanti argomenti cercando di far passare il messaggio che sesso et similia sono cose normali di cui non ci si deve vergognare. Il fatto che lo abbiano messo in forma di serie tv e non di documentario poneva degli ostacoli allo sviluppo a fondo dei temi trattati, ma non per questo mi pare che si possa definire un prodotto deludente. Credo che sia una buona trovata per avvicinare i giovani a temi che sono sempre stati considerati taboo, perché è tutto amalgamato in una storia adolescenziale che fa sembrare tutto più alla mano, meno “scabroso”, meno difficile e imbarazzante.

  • mah…in linea di massima avete ragione, ma questo articolo argomenta davvero male, ripete lo stesso concetto all’infinito. e quando entra nel dettaglio toppa o é perlomeno arbitrario. la storia di coming out di eric non é cosí particolare e non é messa poi coí tanto a tema. l’aborto di maeve é raccontato bene, con una ricchezza di sfaccettature. solo non indulge sul dramma della scelta o su un trauma postumo: e questa é la sua forza. l’aborto come normalitá, per quanto difficile.
    p.s.: la famiglia di eric non é di certo cattolica.

  • Sono molto stupita del tono che questo articolo ha riservato alla serie, in particolare valutando l’episodio dedicato all’aborto come trattato con leggerezza. Sembra che se chi subisce un IVG non si mostra affranta o indecisa, ma al contrario risoluta e priva di rimpianti o di eccessivo timore nell’affrontare l’intervento, allora il tema non è stato “realmente” affrontato con serietà. Il mio stupore è dovuto al fatto che Bossy ha pubblicato/condiviso riflessioni totalmente opposte, come le seguenti https://www.facebook.com/1386238278327752/posts/2125278361090403?sfns=mo e https://www.facebook.com/1386238278327752/posts/2125314111086828?sfns=mo in cui si porta a riflettere che se l’aborto è uno stigma e se molte ancora lo vivono come un trauma o con sensi di colpa è perché la stigmatizzazione avviene innanzitutto attraverso media e trasposizione letteraria/cinematografica/televisiva in cui la donna di fronte alla scelta di abortire è ritratta come estremamente sofferente o terribilmente combattuta/pentita. Ecco che finalmente una serie tv per adolescenti mostra quanto l’IVG possa essere una procedura semplice, veloce, quasi indolore e soprattutto superabile e…viene tacciata di “leggerezza”. ‍♀️ Addirittura ci si scandalizza perché il personaggio della serie mangia un tramezzino dopo l’intervento. Per chi non lo sapesse: per un IVG in UK come in Italia la maggioranza delle strutture pratica un’anestesia totale e ciò significa che la paziente resta a digiuno e senza bere dal giorno prima. Avere fame è più che naturale. Sempre per chi non lo sapesse: la prima sensazione fisica che si prova dopo un IVG chirurgica nel più dei casi è sollievo, dato che i sintomi della gravidanza scompaiono. Io ho abortito e ho sentito il mio corpo riacquisire il pieno di forze dopo l’intervento e indovinate un po’…l’infermiera mi ha fatto fare colazione subito dopo, cosa che mi ha fatto bene sia al corpo che allo spirito. Altra cosa che mi stupisce è il fatto che per questo episodio l’articolo ignori sia che la protagonista è nervosa ed ha paura per l’intervento, sia che si presenti un personaggio che è all’ennesima IVG poiché sicuramente vittima di abusi e nonostante la sua situazione (alquanto drammatica) cerca di distrarre e far coraggio alle altre pazienti in attesa dell’intervento. C’è anche un bell’episodio di solidarietà femminile dopo l’IVG. Basta saperlo cogliere. Ultima causa di stupore: aspettarsi che una serie tv si sostituisca a un corso di educazione affettiva e sessuale. Forse non basterebbe un documentario ben fatto in più puntate, figuriamoci una serie di intrattenimento. Certi argomenti vanno trattati in modo approfondito, umano ma anche tecnico (mostrando modellini, strumenti, disegni, statistiche ecc) da specialisti del campo. Se la serie lo facesse, non sarebbe più una serie di intrattenimento, per definizione stessa. Il parallelo con Sex&the city è giusto: come S&tC, Sex Education tratta di molte tematiche ancora tabù. In S&tC il pregio era che venissero trattate da un punto di vista totalmente femminile e l’innovazione stava proprio nel fatto che le donne dichiarassero ciò che volevano a letto e nella vita; Sex Education ha il pregio di far avvicinare i giovani a temi di cui ancora ci si vergogna a parlare (o anche solo chiedere), di far riflettere su realtà e gusti differenti dai propri, di dare un’infarinatura su nozioni che il singolo può approfondire rivolgendosi a fonti affidabili. Per citarne una consiglio di seguire il profilo Instagram dell’ostetrica e diVulvatrice Violeta Benini https://instagram.com/violetabenini?utm_source=ig_profile_share&igshid=fgl9h0vkx6xi in cui non mancano le informazioni anche per pene-muniti. E nuovamente ci tengo a dire: io ho abortito e sto benissimo.

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