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Si può ancora parlare di uomini? Da Fedez a Lil Nas X: come le nuove generazioni stanno ridefinendo il concetto di mascolinità

Si può ancora parlare di uomini? Da Fedez a Lil Nas X: come le nuove generazioni stanno ridefinendo il concetto di mascolinità

Se ne parla ancora troppo poco. Non degli uomini in generale, sia chiaro, di quello se n’è parlato a volontà per decine di millenni, ma del perché questi uomini si sentono costretti a mostrarsi superiori e devono sempre ostentare forza e virilità. Sono caratteristiche proprie del genere maschile oppure derivano da una cultura stereotipata che chiede agli uomini di essere sempre performativi per non essere tacciati come “femminucce”? Anche senza aver mai sentito nominare i men’s studies, è abbastanza ovvio propendere per la seconda opzione. La cultura nella quale siamo immersə è permeata di stereotipi di genere, e questi non valgono solo per il mondo femminile. Anche gli uomini sono sottoposti a un lavaggio del cervello fin da quando sono piccoli e più questo è attuato, più difficoltà avrà il ragazzo durante la sua crescita.

È inevitabile che le donne, per ragioni storiche, abbiano maggiore consapevolezza della propria condizione e più strumenti per affrontarla, e questa consapevolezza si è un po’ riversata su come crescere le figlie. La riflessione su come educhiamo i figli maschi sembra invece essere più misera e trascurata, con il rischio di lasciarli impigliati nei modelli del passato. Negli ultimi anni per le bambine sono usciti libri, giocattoli e cartoni che si allontanano dagli stereotipi. Per i bambini non è stato fatto altrettanto e ancora oggi sono spesso incoraggiati a primeggiare in giochi fisici e competitivi. Imparano presto a evitare i colori ‘da femmine’ e a vergognarsi di debolezze e tenerezze.
Il primo video pubblicitario in cui un bambino gioca con una Barbie è uscito nel 2015: l’idea è di Jeremy Scott, il direttore creativo dell’azienda di moda Moschino che vestiva la bambola per l’occasione.
In un articolo pubblicato sul New York Times nel 2017, il giornalista Andrew Rainer aveva raccolto una serie di studi che mostravano quanto i bambini maschi fossero emotivamente e intellettualmente danneggiati dal modo in cui i genitori, per primi, si rivolgevano a loro: sceglievano un linguaggio più involuto e povero, più assertivo e meno empatico di quello che utilizzavano per le femmine. Queste ultime sono anche più avvantaggiate sotto un altro aspetto: spesso i genitori sono meno perentori con loro e non si limitano a vietare una cosa, ma ne spiegano anche il motivo (cosa che con i maschi avviene meno frequentemente). Ecco il perché dei migliori risultati scolastici che bambine e ragazze ottengono solitamente rispetto ai loro coetanei maschi.

Sono numerose le ricerche svoltesi negli ultimi anni – perché solo ora cominciamo a renderci conto che non basta proteggere ə propriə figlə, ma è necessario educarlə prima – in riferimento ai differenti modelli di comportamento che le stesse famiglie impartiscono ai propri figli maschi, rispetto alle figlie femmine. Non è più solo una questione di credenze, oggi sappiamo che il binarismo di genere è ormai superato e, anzi, deleterio se applicato a bambinə in giovane età.
Un esempio eclatante ci viene dal noto rapper e imprenditore italiano Fedez che, con i suoi 14,8 milioni di followers su Instagram, si occupa del figlio e della figlia mentre la moglie gira il mondo per lavoro. Fedez incoraggia il maschio, Leone, a cucinare e a spazzare per gioco: “Ho un figlio di tre anni che gioca con le bambole e questa cosa non mi desta alcun tipo di turbamento e non desterebbe nessun turbamento in me nemmeno se un giorno dovesse decidere di truccarsi o di mettersi il rossetto, perché mio figlio ha diritto di esprimersi come meglio crede”.
Il padre è il primo a mettere in pratica gli insegnamenti che impartisce al figlio. Spesso lo abbiamo visto andare in giro con le unghie colorate – da poco ha anche rilasciato la sua linea personalizzata di smalti il cui ricavato servirà a sostenere le donne vittime di violenza domestica e ə loro bambinə – oppure con magliette bucate all’altezza dei capezzoli per promuovere l’inclusività di tutti i tipi di corpi sui social che sono soliti bannare i post delle donne in cui si vedono parti del corpo ‘sessualmente esplicite’ (mentre quando la stessa foto viene pubblicata da un uomo non accade nulla).

Un’altra celebrità nota per scardinare gli antichi rapporti uomo-donna è il frontman della giovanissima rock band italiana: i Måneskin. Damiano David è solito salire sul palco con abiti considerati femminili e volto truccato. Ogni sua foto postata sui social in cui indossa una gonna o un corsetto scatena fra i commenti una discussione dietro l’altra. Da un lato ci sono ragazzə della Generazione Z, abituatə alla fluidità di genere, che lo riempiono di lusinghe e complimenti, dall’altro, ə Boomers che si lamentano al grido di: “dove finiremo?”. Peccato che, questə ultimə, sono cresciutə con le canzoni di Boy George, Elton John e Renato Zero. Classici esempi di ‘veri uomini’ insomma.

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Mascolinità e virilità sono alcuni dei concetti trattati dai men’s studies, un ambito di studi interdisciplinari che si occupano delle influenze sociali, storiche e culturali esercitate sul genere maschile nella società contemporanea.
Approfondire il comportamento degli uomini nella società significa togliere spazio al femminismo e sottrarre l’attenzione alla battaglia che le donne portano avanti ogni giorno per conquistare la parità? Assolutamente no, lo studio della maschilità e delle esperienze maschili può completare e approfondire gli studi femministi. Ne è convinta Raewyn Connell, una delle autrici più influenti nell’ambito dei men’s studies, che per prima ha coniato il concetto di “mascolinità egemone”, ovvero l’insieme delle pratiche culturali e delle dinamiche psicosociali che legittimano la posizione dominante degli uomini e giustificano la subordinazione delle donne e delle persone con identità sessuali emarginate.
Uno studio pubblicato nel 2015 da Daniel Coleman mette invece in relazione i progetti di suicidio con la maschilità tradizionale. Gli uomini che si identificavano attraverso convenzioni rigide, come l’idea di dover per forza provvedere al sostentamento della propria famiglia, essere invulnerabili o autosufficienti, avevano maggiori probabilità di sviluppare pensieri relativi al suicidio e mostrare segni di depressione. I paesi in cui c’è una maggiore disparità di genere, infatti, hanno tassi di suicidio maschile più alti. L’emancipazione delle donne può dunque essere un fattore di protezione per gli uomini dalle difficoltà economiche.

A dimostrarlo è Lil Nas X, uno dei personaggi pubblici che più di altri hanno platealmente scardinato il concetto di mascolinità tossica negli ultimi anni. Montero Lamar Hill, classe 1999, è cresciuto nei sobborghi di Atlanta con sua mamma e sua nonna. Ha debuttato sulla scena musicale nel 2019, con Old Town Road che è rimasto per ben 19 settimane in cima alle classifiche. Oltre alla sua musica, Lil Nas X si esprime moltissimo anche attraverso il look e la personalità. Si è dichiarato apertamente omosessuale, contravvenendo a quella regola non scritta che prevedeva una eterosessualità dominante nella scena rapper internazionale – la stessa che obbligava i suoi rappresentanti a salutarsi con un ‘simpaticissimo’ “no omo” dopo il consueto bacio sulla guancia, come a dire: “ti bacio ma non pensare male” – e non ha paura di mostrare se stesso nemmeno nei videoclip delle sue canzoni. Industry Baby, con 274 milioni di visualizzazioni su Youtube, è ambientato in una prigione in cui i detenuti – tutti uomini con la divisa rosa shocking – ballano nudi sotto le docce sulle note di: !I don’t f**k bitches, I’m queer, ha!. “Thats what I want”, invece, è il ‘classico’ videoclip romantico che vede protagonisti due giovani amanti: Lil Nas X e il suo fidanzato.
«L’intero panorama è molto iper-maschile», ha detto il rapper, aggiungendo però che «il cambiamento sta accadendo».
E noi gli crediamo.

Credits
LILL NAS X – IG @LILNASX
FEDEZ – IG @FEDEZ
Foto di chloe s. su Unsplash
Foto di Markus Winkler su Unsplash
Foto di Jakayla Toney su Unsplash

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