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“Siamo l’eredità di Marielle”, dichiara Angela Davis, icona della lotta antirazzista

L’intellettuale e attivista è di 35 anni più grande della consigliera comunale, uccisa l’anno scorso, ma ha ricordato con riverenza la sua storia, oltre a criticare la brutalità poliziesca e l’incarceramento di massa (in Brasile, NdT).

Angela Davis ha perso il conto di quante volte è stata in Brasile. Dice di esserci stata otto volte; qualcuno in platea, invece, ha gridato che sono state di più. Ma lei effettivamente non era mai stata nel Sud-est del Paese. Questa volta, la casa editrice Boitempo, che pubblica i suoi libri in territorio brasiliano, ha deciso di portarla a San Paolo.

Donna, nera, femminista, marxista, intellettuale, attivista: questa è la descrizione di lei scritta da Zezé Motta (attrice nera e attivista antirazzista, NdT) presente sulla quarta di copertina dell’edizione brasiliana di “Angela Davis: Autobiografia di una rivoluzionaria”. Angela Yvonne Davis ha 75 anni ed è una filosofa e docente universitaria negli Stati Uniti.

Nel 1970, durante il suo breve passaggio alle Pantere Nere, Davis, a soli 26 anni all’epoca, è stata accusata di cospirazione, rapina e omicidio, diventando una delle 10 persone più ricercate dall’FBI. Con molta forza e bravura, ha affrontato lo Stato nonostante avesse una condanna a morte. La campagna per la sua libertà ha guadagnato proporzioni mondiali con le note urla “Liberate Angela Davis”, ripetute nei quattro angoli del mondo.

Senza volerlo, è diventata uno dei principali nomi della lotta antirazzista, della lotta per i diritti civili, dell’abolizionismo penale e del femminismo nero. Nonostante chieda che il protagonismo di queste lotte non sia personificato in lei, Angela riconosce che la sua traiettoria in passato ha fatto sì che lei diventasse un riferimento mondiale quando si tratta di donne, razza e classe. Però chiede: “Guardate alle donne nere brasiliane, perché con loro ho imparato molto più di quello che potreste imparare con me”.

“Credo che sia mia responsabilità far arrivare in America la voce e il lavoro svolto da personaggi brasiliani impegnati, la ricerca scientifica e l’attivismo”, sottolinea Angela nel citare nomi importanti del femminismo nero brasiliano come l’antropologa e intellettuale Lélia Gonzalez, la docente e politica Benedita da Silva, la filosofa e fondatrice della ONG Geledés Instituto da Mulher Negra Sueli Carneiro e la scrittrice e poetessa Conceição Evaristo. “Credo che noi, americani, abbiamo più bisogno di conoscere queste scrittrici, le loro idee e le pratiche che costituiscono il femminismo nero brasiliano” , completa Davis.

Il primo intervento della filosofa è avvenuto sabato 19 ottobre, durante il seminario “La Democrazia rischia il collasso?” (in portoghese: Democracia em colapso, NdT), nella zona ovest della città. I biglietti per l’evento sono esauriti poche ore dopo essere stati resi disponibili alla vendita. Per questo motivo, la casa editrice Boitempo ha aggiunto una nuova data, questa volta a ingresso gratuito e libero al pubblico. L’aspettativa era un’affluenza di pubblico di 15 mila persone la sera di lunedì 21 ottobre,dato che si è poi confermato.

Nello Stato federale di Doria (Governatore di destra dello Stato di San Paolo, NdT) e nel Paese di Bolsonaro, una filosofa nera e marxista è riuscita a riempire il Parque do Ibirapuera con un pubblico degno di un concerto rock, tant’è che parte degli spettatori l’ha chiamato “Angelapalooza” e “Davispalooza”, riferendosi al festival Lollapalooza (San Paolo è una delle sedi del festival, NdT). Mezz’ora prima dell’inizio della conferenza intitolata “La libertà è una lotta costante”, i posti a sedere erano praticamente tutti occupati.

Il pubblico che ha riempito il prato del Parque do Ibirapuera era realmente diverso. Donne e uomini neri, di tutte le età, erano la maggioranza, però c’erano anche molte persone della comunità LGBT+ e donne e uomini bianchi. Tutti ascoltavano con molta attenzione ogni parola detta da Davis che, alla fine di ogni frase, veniva applaudita ed esaltata dalla platea.

L’assistente sociale 34enne, Gorete Martins, fino a poco tempo fa accettava la sua origine afrobrasiliana; ma poter ascoltare Angela Davis per la prima volta dal vivo ha un che di speciale. “È bellissimo riconoscere me stessa nel suo discorso. Prima, quando io sentivo parlare di femminismo, spesso avevo la sensazione di non farne parte, non capivo e pensavo ‘Cos’è questo femminismo di cui si parla tanto?’. Però quando ho scoperto un tipo di femminismo fatto da persone che la pensano come me, ho capito allora che, sì, io mi vedo in questo spazio, è proprio qui che mi riconosco. E da allora mi ci sono avvicinata. Io, però, continuo a non riconoscermi nel femminismo bianco”, dichiara.

Il discorso di Angela Davis è iniziato con i ringraziamenti al grande pubblico presente lì davanti ai suoi occhi e al quale Angela ha detto che avrebbe voluto salutarli uno a uno. Ha ricordato, ulteriormente, la forza e l’importanza delle lotte e le recenti manifestazioni avvenute in suolo brasiliano.

“Io sento che tutti noi facciamo parte di qualcosa di molto più grande della somma di tutti noi che siamo qui presenti stasera. Voi mi permettete di ricordare la vasta quantità di persone che sono scese in piazza nel 2015, alla Marcia delle Donne Nere? Vi ricordate le proteste avvenute qui a San Paolo contro la brutalità poliziesca e il razzismo in divisa?”, domanda la filosofa.

Dopodiché, Davis ha citato Marielle Franco, consigliera comunale di Rio uccisa nella notte del 14 marzo 2018, a Rio de Janeiro. Angela, 35 anni più grande di Marielle, sostiene: siamo la sua eredità. “E le grandi proteste avvenute come risposta alla sua uccisione? Lo spirito di Marielle è un’ispirazione per continuare a lottare. Siamo la sua eredità. Ed è per lei che dobbiamo continuare a lottare in difesa della giustizia razziale, delle comunità LGBT+, dei movimenti per il diritto di abitare (il Movimento dos Trabalhadores Sem Teto – MTST) e alla terra (il Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra – MST), della libertà di Lula. Lula livre! (Lula libero!, NdT). Lottiamo per la democrazia e per il socialismo. Marielle presente, oggi e sempre!”, esclama Angela Davis, acclamata dal pubblico, che prosegue con il grido di pace per Marielle Franco.

In un’ora di discorso, Angela Davis ha citato anche l’importanza della preservazione dell’ambiente, ha ripudiato i casi recenti di incendi in Amazzonia e la perdita di petrolio nelle spiagge del Nord est brasiliano. Inoltre, ha ricordato che tutti noi dobbiamo molto ai popoli indigeni. Poi è entrata nel merito della questione della pubblica sicurezza e del razzismo istituzionalizzato nelle forze di polizia. “Credo di non dovervi spiegare il perché la questione della brutalità poliziesca è anche un fatto razzista. Voi, in Brasile, lo sapete meglio di noialtri in America, come la brutalità poliziesca possa devastare le comunità (in quartiere poveri, favelas, NdT). La brutalità poliziesca e il razzismo in divisa è ancora più comune qua in Brasile”, spiega.

Angela mette in risalto che la morte di Ágatha Sales Félix, una bambina di soli otto anni uccisa a Rio de Janeiro il 20 settembre, avrebbe dovuto causare commozione a livello mondiale. “Perché una bambina bellissima e nera dovrebbe perdere la vita a causa di una politica pubblica del ‘prima sparare, poi chiedere’? La persona che attualmente occupa l’incarico presidenziale in questo Paese enfatizza, tutto il tempo, che la polizia dovrebbe sparare per uccidere. Mi domando se la violenza strutturale, molto presente nella società brasiliana, non venga perpetrata anche da parte dello Stato, attraverso la brutalità poliziesca”, indaga l’intellettuale.

In seguito, Davis parla dell’incarcerazione di massa, argomento di cui è esperta. “Molte di queste politiche usano la guerra alle droghe come scusa. Il Brasile dovrebbe imparare dall’esperienza nord-americana, in cui spesso si chiede una “Polizia più severa”, ovverosia, più “razzista”. Nel momento in cui questa “guerra” è evocata, però, ciò è soltanto un pretesto per poter uccidere le persone nere”, critica.

La filosofa, che è un’attivista instancabile contro l’incarcerazione di massa e dell’abolizionismo penale, chiede la fine delle reclusioni. “La guerra alle droghe ha accelerato il processo dell’incarcerazione di massa negli USA. E io credo che ciò sia responsabile, anche parzialmente, della crescita costante dei carcerati anche in Brasile. Io vorrei sottolineare il fatto che, in America, in risposta agli sforzi di riformare il sistema carcerario, noi affermiamo che non vogliamo la riforma del sistema carcerario. Non chiediamo una riforma carceraria, noi vogliamo che il sistema carcerario venga estinto, abolito. Sì all’abolizione del sistema carcerario!”, dichiara.

Davis sostiene, inoltre, che il sistema carcerario è direttamente legato al razzismo, perché “se alcune persone, soltanto perché sono nere, possono essere accusate di spaccio, allora praticamente qualsiasi persona nera, ovvero tutte le persone nere, particolarmente quelle residenti in determinati quartieri e comunità, possono essere accusate di aver commesso un crimine”, denuncia Angela. “Queste sono le fondamenta presenti al centro del razzismo. Se non si riesce a sparare a un nero, basta sparare a un altro nero. Se non si riesce a far recludere un nero, basta recludere quell’altro nero”, aggiunge.

Angela ricorda anche la visita che ha fatto domenica 20 ottobre alla Escola Florestan Fernandes, del MST (Movimento dei senza terra, NdT) e l’incontro con Preta Ferreira, leader dei movimenti per la casa a San Paolo, che è stata in galera per 100 giorni. Davis ha fatto i complimenti al lavoro svolto dai movimenti per la casa e per la terra e ha criticato la reclusione di Ferreira. “Lo Stato sta provando a criminalizzare una lotta in favore del diritto per la casa, sta provando a criminalizzare ogni movimento sociale. Sono molto contenta di poter festeggiare, con tutti e tutte voi, la libertà di Preta Ferreira. Ma tutte e tutti voi dovreste mobilitarvi e sostenerla durante l’intero processo. Perché chiaramente, come sapete, lei dice sempre che è importante rendere libere tutte le donne nere”, sostiene Angela Davis.

Anche Érica Malunguinho è stata ricordata. Lei è consigliera regionale (“deputata statale” in Brasile, NdT) dello Stato di São Paulo, nonché la prima donna trans nera eletta per un incarico legislativo in tutto il mondo. “E io vorrei dire che magari fosse lei la mia rappresentante nel Congresso americano. Se consideriamo importanti le lotte delle donne nere in questo emisfero, dobbiamo riconoscere che nessun tipo di democrazia è possibile senza la piena partecipazione e impegno politico delle donne nere. Quando le donne si mobilitano e si impegnano in favore della libertà, loro non rappresentano soltanto se stesse, non sono mai sole: loro rappresentano tutti i membri delle loro comunità”, dichiara Davis, citando, poi, la sua famosa frase: “Diciamo sempre che quando le donne nere insorgono, il mondo intero sorge con loro”.

Alla fine della conferenza, Kelly Cristina Marques, 45 anni, che nella vita lavora come personale di supporto operativo, ci ha raccontato che si è commossa nel sentire le parole di Angela Davis. “È molto soddisfacente sapere che ci sono persone interessate a cambiare questo sistema capitalistico che vuole, tutto il tempo, nascondere la popolazione nera (dalla società, NdT). Sono molto contenta anche perché non avevo idea che così tante persone sarebbero venute oggi. La lotta femminista ha varie tappe e parlare del femminismo nero è ancora più importante, perché la donna (nera, NdT) è sempre disprezzata”, racconta.

La mattina di lunedì 21 ottobre si è svolta la conferenza stampa con Davis. Ha parlato per circa un’ora e ha risposto alle domande poste da almeno 10 agenzie di stampa presenti, che si sono registrate e accreditate per poter intervistare l’attivista.

Angela Davis ha parlato molto degli argomenti trattati durante la conferenza pubblica della sera prima e ha risposto alla nostra domanda sull’importanza di dare voce alle persone trans e il ruolo fondamentale che la donna trans ha nella società: è da dove viene il nostro impulso alla democrazia. Così come nel suo discorso della sera prima, la filosofa ha citato come riferimento il lavoro di Malunguinho, consigliera regionale nello Stato di San Paolo. “Sembra che a volte bisogna riconoscere che l’impulso alla democrazia venga proprio dagli spazi più marginalizzati. Noi che lavoriamo contro la brutalità poliziesca e la violenza razzista riconosciamo che le donne nere trans sono il bersaglio più colpito dalla violenza. E se crediamo che la violenza di genere dal mondo vada eradicata, bisogna focalizzarsi sulle donne nere trans. Il mondo sarà libero soltanto quando le donne nere diventeranno libere”, afferma Davis.

“Quando diciamo che le vite nere contano, che la vita delle donne nere conta, parliamo di umanità e bisogna fare lo stesso con le donne trans. È importante non parlare solo di intersezionalità, una volta che si tratta anche di questioni universali. Io sono molto grata alla comunità LGBTQI+ che lotta sin da sempre contro il razzismo”, conclude la filosofa.

Fonte
Magazine: Ponte Jornalismo
Articolo: “Somos o legado de Marielle”, afirma Angela Davis, ícone da luta antirracista
Autrice: Paloma Vasconcelos
Data: 22 ottobre 2019
Traduzione a cura di: Bruna A. Paroni
Immagine di copertina: Ponte Jornalismo
Immagine in anteprima: Broobs

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