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Sono orgogliosa di essere bisessuale, ma…
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Sono orgogliosa di essere bisessuale, ma…

Redazione

Il 23 settembre è una giornata di orgoglio e visibilità per la lettera B della comunità LGBTQIA+, che è molto di più di una lettera e che ormai da anni descrive anche me e fa parte di me. Oggi volevo condividere cosa significa essere orgogliosa del mio orientamento sessuale, eppure in questo articolo ci sono tanti “ma”. Perché sono orgogliosa di essere bisessuale, ma che fatica, fino ad oggi. E di certo mentirei se dicessi che ancora non ci sono i dubbi, le insicurezze e i ripensamenti su quest’etichetta che mi ha permesso di liberarmi di mille filtri che mi stavano mandando fuori strada, permettendomi di mettere a fuoco chi sono e di vivere esperienze che merito.

Oggi sono orgogliosa di essere bisessuale ma ho ancora difficoltà a tenere a mente che cotte, innamoramenti e relazioni non hanno il potere di cambiare il mio orientamento. Che le altre persone semplicemente non hanno il potere di cambiare qualcosa che viene da me. Che è mio. Che resto bisessuale anche se sono in una relazione con un uomo o con una donna. Che non si tratta di una fase che passa, è un potenziale punto di arrivo e nonostante ciò non impedisce di crescere oltre, di tornare o dirigermi verso una fluidità a cui magari arrivo proprio grazie alla bisessualità. Come un soffitto che è lì perché delimita la forma di una casa, ma se serve si può smontare, allargare, togliere. Ristrutturare. Oppure sta lì sempre, e ci ripara dalla pioggia.

Oggi sono orgogliosa di essere bisessuale ma a volte ho ancora paura che la mia etichetta, e io stessa, venga associata a quello stereotipo per cui le persone bisessuali sarebbero promiscue e avrebbero numerosǝ partner, che non siano monogame e preferiscano le relazioni aperte, mentre le mie esperienze si contano sulle dita di una mano. È uno stereotipo, un mito da sfatare: la bisessualità non ha una sola forma, ne ha tante quante le persone che la abbracciano.

Oggi sono orgogliosa di essere bisessuale ma non lo sono sempre stata. Orgogliosa. Ma neanche bisessuale. Di sicuro sono stata confusa, che dicono che le persone bisessuali di solito non lo sono mai… Ma bisessuale è una parola che mi ha fatto, e mi fa ancora, respirare. Che mi dà un significato, una comunità, una bandiera, tre colori bellissimi e una storia fatta di persone come me. A volte confusa, a volte no. Sempre bisessuale. Non lo so se sono nata così, ma secondo me no. Secondo la teoria freudiana della bisessualità innata, nasciamo tuttǝ bisessuali e poi ci spostiamo da una parte o dall’altra dello spettro, verso l’eterosessualità o l’omosessualità, oppure restiamo in mezzo, in un punto dello spettro. Secondo la scala Kinsey, la sessualità è uno spettro che va dall’omosessualità all’eterosessualità, lasciando diverse sfumature di bisessualità, se vogliamo, tra un polo e l’altro. Piuttosto, chiariamo: la bisessualità è uno spettro, non una questione di percentuali né di fasi, non è nemmeno stare a metà.

In questo senso forse allora sì, sono nata bisessuale: ma ho anche scelto con la testa e con lo stomaco una parola che più si avvicinava a me e che mi faceva respirare meglio. Dico “scelto”, quasi senza rendermi conto del fatto che non si sceglie il proprio orientamento. Che è vero, non si sceglie e io non l’ho scelto. Però ho scelto di viverlo. Ho scelto di prendere la parola, farla mia, decorarla, appendercela addosso e viverla. Ho scelto di farlo, mentre la corrente della nostra società mi portava verso una direzione ben diversa dal vivere la mia vita in modo autentico. Una direzione blanda, uguale per tuttǝ. Senza i colori dell’arcobaleno. Quindi forse sono nata bisessuale, ma soprattutto ho scelto di esserlo. E, col tempo, sono diventata orgogliosa.

Oggi sono orgogliosa di essere bisessuale ma faccio ancora fatica a spiegare la differenza tra bisessualità e pansessualità, perché alla fine ognunə sceglie di identificarsi con l’etichetta che più lǝ fa respirare. Tutte sono valide e hanno ragione di essere. Ed è un mito da sfatare quello che crede che la bisessualità escluda le persone trans o non binarie, perché la bisessualità indica l’attrazione sessuale e/o romantica per più generi.

Oggi sono orgogliosa di essere bisessuale ma ho rimesso e rimetto continuamente in dubbio che sia l’etichetta giusta per me. E questo non mi rende meno bisessuale. Fino ad oggi ci sono sempre ritornata, senza mai essermene davvero allontanata, con la consapevolezza però che anche se dovessi effettivamente prenderne le distanze a un certo punto potrei farlo e avrei comunque il diritto di definirmi in un altro modo o in nessuno. Di essere solo me stessa. Le etichette sono utili solo se scelte da dentro, solo se ci aiutano a ritrovarci.

“Cosa succede se non mi piacciono più le ragazze?”, chiedo preoccupata alla mia amica.
“Me lo insegni tu che queste cose sono fluide”, mi risponde.

Queste cose sono fluide e saperlo ci libera da una catena che sarebbe stupidamente autoimposta, quando già dobbiamo lottare contro tutte quelle che vengono da fuori, di catene.

Oggi sono orgogliosa di essere bisessuale ma allo stesso tempo incredibilmente spaventata dalla bifobia all’interno della comunità LGBTQIA+ e di come la poca esperienza che vanto possa farmi sembrare un’impostora: perché non ho avuto sufficienti esperienze con il mio stesso genere, perché non ne ho avute abbastanza con il genere opposto, perché non ho avuto esperienze con persone non binarie, perché non ho avuto abbastanza esperienze punto. Come fai a sapere di essere bisessuale? Oggi sono orgogliosa di essere bisessuale ma me lo dovevo ricordare a forza, ieri, che l’orientamento sessuale descrive il potenziale di un’attrazione sessuale/romantica e non l’esperienza che hai avuto fino a quel momento. L’orientamento è tuo, decidi tu cosa farci e cosa non farci, e senza questa consapevolezza oggi non sarei qui a elencare motivi per cui sono orgogliosa di essere chi sono, questo 23 settembre.

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Oggi sono orgogliosa di essere bisessuale ma questo articolo sarà pubblicato in anonimo. Si può essere orgogliosə senza metterci la faccia? Io dico di sì, ma anche qui, non è sempre facile ricordarselo. Il sentirsi sufficientemente al sicuro per fare coming out in un contesto familiare, lavorativo o anche amicale è una cosa che riguarda solo la persona interessata e che non possiamo sottovalutare. Ognunǝ ha i propri tempi e ci sono mille motivi per cui una persona potrebbe non voler fare coming out. Che poi il coming out potrebbe non essere solo uno nella vita e di sicuro non è un momento ma un percorso. E ci sono innumerevoli persone che mi hanno già vista fino in fondo e innumerevoli sorrisi, di quei momenti e di quelle persone, che porto con me in questa giornata e in tutte le giornate.

Oggi sono orgogliosa di essere bisessuale perché questa etichetta e le persone che mi ha fatto conoscere mi accompagnano in un percorso di scoperta pieno di meraviglia, prima di tutto per me stessa. Ci sono tanti “ma” in questo articolo e non lo so come sarebbe se non ci fossero, se ci fosse solo orgoglio. Forse sarebbe più facile e più bello, ma è proprio del fatto di essere qui con tutti quei “ma” di cui sono ancora più fiera. E spero sia orgogliosə anche tu, che mi leggi.

 

 

Artwork di Chiara Reggiani
Con immagini di: Chase Yi, Meriç Dağlı, Diego PH, Valeria andersson su Unsplash e di ink drop

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