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La Forza si risveglia: Star Wars tra armature, queer people e l’Alleanza Ribelle
Dark Light

La Forza si risveglia: Star Wars tra armature, queer people e l’Alleanza Ribelle

Questo 16 dicembre si ritorna in una galassia lontana lontana, con l’arrivo nei cinema dell’Episodio VII di Star Wars, The Force Awakens. Ci sono già legioni di persone in tutto il mondo che hanno tirato fuori spade laser giocattolo, pupazzi di Yoda e ciabatte di Darth Vader, fatto maratone dei primi sei film perché un ripasso non fa mai male, e che non vedono l’ora di riemergersi in una delle saghe più amate della storia della cultura pop (me compresa, ovviamente). Certo, ci sono state discussioni e discussioni sull’argomento «è giusto andare avanti con una saga che doveva essere la storia di Anakin Skywalker e basta e che ovviamente è stata ripresa per farci su un tir e mezzo di big money?», ma penso che dal momento in cui è uscito il trailer e abbiamo visto quell’inquadratura del Millennium Falcon con quella musica di sottofondo ci siamo ridotti tutti a un ammasso di feels. Perché siamo deboli, ma ehi, va bene così.

Quello che invece non va bene sono le polemiche che si stanno susseguendo da qualche mese a questa parte su vari aspetti del nuovo film che sembrano non incontrare i gusti di quelli che si considerano «veri fan della saga». Metto le mani avanti. Questo è l’articolo di una fan dello sci-fi che si è finalmente stancata di tutto quello che tradizionalmente gira attorno alla fantascienza. «È una cosa da maschi», «Le ragazze lo fanno solo per attirare fidanzati», «Eh, ma ti piace Star Wars solo perché vuoi fare il cosplay di Leia in bikini». No, non funziona così. Sei tu quello che vuole vedere il cosplay di Leia in bikini, o meglio, sei tu quello che di tre film in cui compare quella meravigliosa creatura che è la principessa Leia Organa Skywalker si ricorda solo quel paio di scene in cui è svestita (e alla fine delle quali ha comunque fatto fuori l’essere che l’aveva tenuta prigioniera e che era decisamente più grande e massiccio di lei praticamente a mani nude). Potrei scrivere una tesi su Leia Organa, su come lei e Luke siano gemelli, e quindi quando a sedici anni Luke se ne stava su Tatooine a lamentarsi di dover fare faccende per conto di suo zio Leia stava già rischiando la vita a combattere l’Impero. Su come sarebbe potuta essere Leia quella a diventare un Cavaliere Jedi, e probabilmente la storia non sarebbe cambiata proprio per niente. Ma no, Leia resta un personaggio sullo sfondo con un bikini di metallo e che ha una bella storia d’amore come tutte le donne in un film d’azione per la stragrande maggioranza dei fan della serie. Gli stessi fan che a fine agosto hanno prodotto commenti di questo genere:

Il commento si riferisce all’armatura di Captain Phasma, una dei cattivi nel nuovo Episodio, interpretato dalla divina Gwendoline Christie. Armatura che, per inciso, ha questo aspetto. E che come ha giustamente detto l’account ufficiale del film, «È un’armatura. Addosso a una donna». E basta. Non abbiamo bisogno di altre armature che lasciano il novanta percento di pelle scoperta, grazie. Anche perché non penso davvero che «il potere del seno di fuori» serva a proteggere un corpo umano da esplosioni spaziali.

Che cosa significa poi «armatura femminile»? Misteri prodotti da anni e anni di videogame e anime, mi sa. Ma anche se sarebbe un’indagine interessante, non è questo il senso del mio discorso. Quello di cui voglio parlare scrivendo questo pezzo è come certe saghe vengano considerate territorio strettamente da uomini, dove sono «cose da uomini» vengono accettate. Donne guerriere? Va bene, ma solo se hanno un’armatura succinta così si capisce che sono donne. Principesse? Va bene, ma solo se non hanno una storia d’avventura vera e propria (potrebbe essere il «complesso della donna al potere» di cui parla questo repost qui?). Un altro esempio?

All’inizio di settembre è stato pubblicato Star Wars: Aftermath, un libro ufficialmente canonizzato dalla Disney che parla di cosa succede tra la fine del Ritorno dello Jedi e l’inizio del Risveglio della Forza (senza spoiler, ovviamente). L’autore, Chuck Wendig, ha ricevuto moltissime critiche positive, ma anche un’ondata di commenti negativi a causa della sua decisione di includere nella storia Sinjir Rath Benus, un soldato Imperiale che sceglie di passare all’Alleanza Ribelle dopo aver partecipato alla battaglia su Endor, quella che conclude Episodio VI. Oh, e che è gay. Perché ovviamente è qui tutto il fulcro della sua personalità, mica nel profondo cambiamento d’animo che ha avuto per decidere di cambiare fazione. Non è il primo libro su Star Wars con un personaggio LGBT – agli inizi di quest’anno era uscito Lords of the Sith di Paul Kemp e con lui il primo personaggio omosessuale del franchise, l’ufficiale Imperiale Moff Delian Mors, donna lesbica che potrebbe anche apparire nel primo film spin-off, Rogue One. Ma il libro di Wendig è il primo in cui è il personaggio principale ad essere queer.

E si è scatenato il putiferio. «Porta avanti l’agenda gay!», «Non è più una serie per bambini!», «Saltano tutti sul treno di Caitlyn Jenner per fare soldi!», «Essere gay è di moda», e altre amenità del genere si possono leggere sulla pagina Amazon del libro, che è schizzata a circa trecento recensioni in pochissimo tempo – molte delle quali, purtroppo, con una stella sola. Non a causa dello stile di scrittura del libro, o della trama, o magari del fatto che non è un buon prodotto, no. Solo perché il protagonista è gay. Le critiche negative sono sempre uno spunto di crescita, ma solo se sono costruttive. Non se vomitano odio cieco per un singolo dettaglio della storia.

Per fortuna Chuck Wendig è una persona meravigliosa che non le manda a dire, e sul suo blog ha postato questa risposta: «Se siete sconvolti perché ho messo dei personaggi gay e un protagonista gay nella storia, allora non ho niente da dirvi. Mi spiace, dinosauri -arriva la meteora. Ed è una meteora meravigliosamente gay con tanto di Nyan Cat dalla coda arcobaleno e estinguerà il vostro modo di pensare. Non siete l’Alleanza Ribelle. Non siete i buoni. Siete il f****to Impero, gente. Siete lo schifoso, oppressivo, totalitario Impero. Se davvero riuscite a immaginare un mondo dove Luke Skywalker sarebbe infastidito dall’avere persone gay attorno, allora avete completamente mancato tutto il senso di Star Wars. È come dire che vedreste bene Gesù a prendere a calci i lebbrosi invece di curarli. Smettetela di essere l’Impero. Unitevi all’Alleanza Ribelle. Abbiamo amore e accettazione e buona musica e robot carini».

E non contento, ha anche aggiunto questa coda: «Tra l’altro, il libro include anche una donna anziana, una madre, che salva un uomo. Se vi infastidisce anche quello, magari vi conviene andare a infilarvi in un qualche bunker. E non so se l’abbiate notato, ma i tre protagonisti del nuovo film sono una donna, un uomo nero e un ispanico. Mentre i cattivi sono tutti bianchi. Meteore, meteore ovunque. E così poco tempo per lamentarsi di tutte».

Sono l’unica a non capire davvero dove stia il problema? L’unica a pensare che da una storia e da dei personaggi si possa tirare fuori molto di più della loro sessualità – soprattutto quando detta sessualità non è il centro della narrazione? In un film cone The Danish Girl (la cui questione abbiamo affrontato qui) o Brokeback Mountain allora sì che bisogna parlare di sessualità, perché è una parte inscindibile del senso del film. Ma nella galassia lontana lontana siamo impegnati a combattere cloni e il lato oscuro della Forza. Davvero ci sono persone che preferiscono lamentarsi di personaggi gay e armature che effettivamente fanno il loro lavoro invece che godersi le esplosioni e acrobazie di astronavi?

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O ancora meglio, davvero c’è gente che ancora crede che la fantascienza o il fantasy siano generi che possono essere pieni solo di virilità? Davvero non abbiamo niente di meglio da chiedere ai nostri eroi – alle figure che poi si passa una vita ad ammirare – se non l’essere supermachi?

Come ha scritto Wendig, Luke Skywalker non sarebbe fiero di noi, proprio per niente. Luke Skywalker ha molto di più da insegnarci, così come Aragorn e Frodo Baggins e i mille altri personaggi che sono alla base della cultura pop e dell’infanzia di moltissimi geek di oggi.

Quindi, per favore, smettiamola di credere che esistano generi «solo per uomini». Smettiamola di prendercela se una ragazza sa sciorinare tutti i nomi delle navi della Flotta Stellare di Star Trek, se finalmente compaiono degli eroi LGBT in cui tutti possono identificarsi, se in un reboot il cast è di sole donne (Ghostbusters, batti un colpo se mi senti!). Smettiamola di credere che le donne non possano essere eroine ammirate da tutti, uomini compresi, o che la loro più grande colpa sia quella di essere sterili (guardiamo tutti Joss Whedon al tre e insieme ringraziamo Jessica Jones di esistere!). La cultura pop è fatta dalle saghe che amiamo e con cui siamo cresciuti, quindi se potessimo smettere di litigarci su considerandola territorio solo di una categoria particolare di persone e godercela assieme faremmo un favore all’universo. Geek boys, non siate timidi. Unitevi all’Alleanza Ribelle. Non ve ne pentirete.

Con affetto,
una geek girl

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