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Stranger Things: lasciate in pace Eleven!

Stranger Things: lasciate in pace Eleven!

di Anto Caruso

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Ci sono piccole cose, in una serie o in un film, che svelano molto più di quanto sembri.
Uno dei tanti punti cruciali, nella trama di Stranger Things, è quando Eleven (non ce la faccio a chiamarla Undici, sembra un tram) viene aiutata da Mike a camuffarsi per poter uscire di casa ed essere portata a scuola. Sfortunatamente il gusto per la moda di Mike sembra essere quello di una vecchia pazza che alleva tarme, ed Eleven sembra una bambola disagiata.

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C’è chi in questa scena ha visto una semplice citazione di E.T.. E chi, come Shannon Keating su BuzzFeed, evidenzia il sottotesto della mostruosità queer e dell’eteronormatività contenuti nella serie, senza però fare riferimento alcuno all’alieno tenerello.

Eleven viene precocemente sessualizzata. Una parte preponderante del suo ruolo e della sua identità nella trama si basa sull’attrazione/repulsione romantica nei confronti di Mike, che – da buon americano – la invita al ballo della scuola e, considerato il suo grado di geekiness, il suo accompagnarsi a una ragazza suona come una specie di trofeo e come una rivalsa sociale.
Avrebbe, per esempio, potuto chiederle di uscire a mangiare un triplo cheeseburger o portarla a vedere Flashdance, invece la scelta è ricaduta sull’esibizione, più inconscia che consapevole, in un contesto mega-omologante come i balli della scuola.
Volendo trovare un corrispettivo nel Sottosopra meta-cinematografico citato in Stranger Things: Carrie è un film dove protagonista portatrice di sfiga sociale e ballo della scuola si compenetrano al meglio. Forse meglio scomparire col mostro che andare al ballo della scuola (a meno che non ci sia Marty McFly che suona pazzopazzo).

Come può, per Eleven, essere carina (termine ripetuto più volte) uno degli scopi della sua vita di ex reclusa? Come avrà fatto ad interiorizzare una dicotomia mostruosità/bellezza vivendo isolata in una stanza e sottoposta a esperimenti mentali?
(Qualche cinefil* potrebbe dire che è dai tempi di King Kong che brutto mostro e leggiadra fanciulla sono il motore di mille narrazioni simboliche).
Dove ha imparato il concetto stesso di bellezza femminile se ha sempre vissuto tra uomini col camice che la guardavano male? Può essere stato Mike, grazie al suo sex appeal da giovane avventuriero dal capello ordinato, ad aver forgiato e instillato il concetto di bellezza in Eleven? Lei che a fatica parla e comprende eppure il concetto di “carina” le appare subito chiaro, soprattutto in assenza di termini di paragone bello/brutto (ma riesce comunque a capire concetti astratti come “amicizia” e “mentire” dopo parecchie volte).
Ma forse è un dilemma che nemmeno i migliori linguisti del mondo sono in grado di sciogliere.

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Il tentativo di Mike – egli stesso considerato uno sfigatello dal resto della società – di normalizzare Eleven, viene letteralmente smascherato da lei stessa quando usa i propri poteri e si toglie la parrucca bionda, ripiombando nella dimensione di freak o, come dice Shannon Keating, di queer, ma allo stesso tempo creando un’immagine/personaggio talmente forte da diventare quasi il simbolo dell’intera serie.

Anche la tensione emotiva tra Eleven e Mike, interpretata come un’esaltazione dell’eteronormatività, non è del tutto criticabile. In fondo, Mike è la prima persona che non tratta Eleven come una psychic war machine. Allo stesso tempo però va sottolineata l’aggiunta di un’ennesima sottotrama romantica che lega ancora una volta un personaggio femminile ad uno maschile, come Joyce e Hopper e Nancy e Jonathan/Steve. L’unico personaggio femminile non coniugato, Barbara, probabilmente innamorata di Nancy, viene uccisa dal mostro.

Si potrebbero anche azzardare interpretazioni dove una Eleven maschile si contrappone ad un femmineo Mike (ah come vorrei avere i suoi zigomi!) o addirittura su Reddit c’è chi azzarda che Eleven e Will siano, metaforicamente, una stessa persona. Oltre alla più esplicita, dove Eleven e il mostro sono la stessa entità. Insomma sembra che la dolce, combattiva ed emorragica Eleven non possa esistere se non come doppio di qualcosa o qualcun altro, che quindi non possa avere un’esistenza indipendente. E, non so voi, ma questa mi sembra di averla già sentita.

Se da un lato riconosco che una bambina che parla a malapena con dei superpoteri e un camicione alla Yellow Kid possa essere un personaggio strambo, una capoccetta rasata non fa di certo genderqueer o androginia. Perché manca una cosa essenziale: l’autodeterminazione della propria identità genderqueer o androgina.
C’è un aneddoto raccontato da Millie Bobby Brown stessa in un’intervista.
L’attrice che interpreta Eleven è mezza disperata per la rapatura a zero a cui si deve sottoporre per esigenze di produzione. I Duffer le mostrano una foto di Furiosa, la protagonista di Mad Max: Fury Road, interpretata da Charlize Theron.
Millie, vedendola, nota una rassomiglianza che la tranquillizza, Furiosa è bella e cazzuta e Millie ha pur sempre 12 anni – e chissà dopo che ne sarà dei suoi capelli.

Confesso di non aver ancora visto Mad Max (e non so spiegarmi il motivo) però più che Charlize Theron, Eleven mi sembra più simile alla Evey di V per Vendetta, sia per una somiglianza fisica che per il loro essere vessate da un tizio inquietante e monomaniacale, dal quale riescono a liberarsi. E sia in Stranger Things che in V per vendetta, così come in molta altra produzione anglosassone, c’è questa cosa del martirio per la salvezza dell’umanità, più un lascito post 11 settembre che una citazione anni ’80.

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Se il capello corto non è per forza sinonimo di alterità, il modo in cui viene trasformata è però del tutto normalizzante, sia per il look scelto che per il cliché cinematografico usato, cioè la classica sequenza della trasformazione da brutto anatroccolo in bellissima e “stilosa” ragazza, che proprio negli anni ’80 ha iniziato la sua corsa a perdifiato (si vedano film come Breakfast Club).
La cosa è tanto più evidente per il fatto che Mike non solo faccia indossare a Eleven una parrucca e un vestito della domenica orrendo (ovviamente scelto appositamente dalla regia per creare contrasto), ma che la trucchi, come se fosse normale che nel 1983 che una ragazzina di dodici anni si truccasse.
In questo piccolo snodo narrativo, la strana Eleven che dovrebbe diventare la normalizzata Eleven risulta ancora più strana e goffa, ma riesce a fare breccia nel cuore di Mike, che tenta di autonormalizzarsi insieme a lei. E allo stesso tempo grazie a lei riesce a liberarsi dei bulletti antipatici che lo perseguitano.

Eleven forse non è il Perturbante che ammalia Mike, dal momento che Mike stesso, con la testa piena di X-Men, Demogorgon e Star Wars, è già in contatto con un Perturbante dell’immaginario collettivo. In realtà non viene mai in contatto veramente con la parte oscura di Eleven, che potrebbe essere allo stesso modo il mostro, che oltre alla propria vorace mostruosità non offre altri elementi conturbanti se non la violenza estrema con cui spesso agisce.
Da questo punto di vista, è questa la mostruosità di Eleven, la violenza latente dentro di lei, che si contrappone alla violenza intorno a lei.

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(E comunque una versione alternativa dove Eleven diventa un’arma psichica contro i comunisti sarei anche curiosa di vederla.)

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View Comments (2)
  • le sottotrame romantiche non sono sessiste nè eteronormative anzi mostrare che anche persoe anticonformiste hanno storie d’amore è positivo, uomini e donne che si innamrano esistono e vanno raccontati. Cinema e tv oggi raccontano anche amri gay ma essendo le persone eterosessuali

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