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The Danish Girl: un film importante e tante polemiche inutili

The Danish Girl: un film importante e tante polemiche inutili

Articolo di Rachele Agostini

Vorrei raccontarvi una storia, tragica e bellissima.

C’era una volta una giovane e talentuosa pittrice danese che, per il capriccio di qualche stella, era nata in un corpo non suo, perché maschile. La stessa stella però era stata abbastanza generosa da mettere al suo fianco un’altra talentuosa pittrice, così innamorata della prima da restarle accanto nel complicato e doloroso processo di trasformazione con cui il suo aspetto esteriore si sarebbe adeguato a quello interiore. Una meravigliosa storia d’amore e coraggio, come vi dicevo, che però in realtà non è una favola.

Non è una favola perché Lili Elbe (nata a Vejle nel 1882 nel corpo di Mogens Einar Wegener) e Gerda Gottlieb (nata a Copenhagen nel 1886) sono esistite davvero. Non è una favola perché non c’è un lieto fine.

[ATTENZIONE, segue SPOILER:

Lili è morta a quarantanove anni, a causa di una serie di complicazioni successive agli interventi per quello che è riconosciuto come il primo cambio di sesso della storia – a seguito del quale, fra l’altro, il re di Danimarca aveva invalidato il suo matrimonio con Gerda.]

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Come tante altre storie straordinarie, quella di Lili e Gerda è rimasta nascosta ai più, intrappolata tra dipinti di corpi femminili e vecchi articoli di giornale che gridavano allo scandalo. È stato David Ebershoff il primo a raccontarla in The Danish Girl (La danese), un romanzo divenuto bestseller in tutta Europa. Oggi, a quattordici anni dalla sua pubblicazione, è l’acclamato regista Tom Hooper a portarlo sul grande schermo nel film omonimo.

Proprio su quest’ultimo – che in questi giorni è in concorso al Festival del Cinema di Venezia – si concentra in realtà il contenuto del mio articolo. Già, perché puntuali come un treno tedesco e immancabili come la pioggia a pasquetta, insieme al film sono arrivate le polemiche. Sono esplose con le prime immagini ufficiali ed il primo trailer ma erano iniziate già molto prima, all’annuncio che ad interpretare il turbolento e drammatico percorso di Lili sarebbe stato il giovane attore inglese Eddie Redmayne.

Ancora fresco di Oscar per il suo ritratto di Stephen Hawking in “La Teoria del Tutto”, Redmayne si è infatti visto trasformare in bersaglio per le critiche e gli insulti di una vastissima comunità di persone, convinte che il film diventi offensivo nei confronti della comunità transessuale se a interpretare la protagonista è un cis man.
Nessuna di queste persone ha pensato di smettere per un attimo di lamentarsi e mettersi, invece, a cercare le testimonianze dei trans con cui Eddie ha parlato per più di un anno per essere certo di rendere giustizia al ruolo.
Anzi, nessuno ha nemmeno avuto la pazienza di aspettare di vedere il film prima di esprimere la propria opinione (quasi sempre in modo maleducato).
Neanche uno fra loro ha pensato che la scelta possa essere ricaduta su di lui perché con un nome importante più persone saranno spinte a vedere il film e quindi conoscere questa storia così bella, così come a nessuno è venuto in mente quanto possa essere importante mostrare un attore cis che pur essendo all’inizio della sua carriera non ha paura di raccontare una storia di transessualità, perché in essa non vi è nulla di denigrante.

Optagelser i Nyhavn af filmen The Danish Girl. Hovedrollen spilles af den oscarvindende Eddie Redmayne.

Nessuno poi ha voluto capire che il film racconta la storia di una persona reale, in cui fra l’altro la dimensione puramente fisica legata alla transizione è il punto centrale (per cui mai come in questo caso era necessario scegliere qualcuno che somigliasse fisicamente alla vera Lili anche prima, quando era ancora Einar e non era ancora sé stessa).
Nemmeno uno, infine, si è reso conto della discriminazione che i loro stessi commenti nascondono: essere trans nella realtà non rende un attore automaticamente capace di interpretare un personaggio trans; volere a tutti i costi un attore trans perché è trans il personaggio, significa considerare la transessualità come unica parte rilevante di una persona, e quindi di fatto DISCRIMINARLA.

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Con questo discorso non sto affermando che la scarsità di attori transessuali nell’ambiente di Hollywood non sia un problema, anzi: considero un traguardo il fatto che Nomi Marks (Sense8) e Sophia Burset (Orange is the New Black) siano personaggi transessuali interpretati da attrici transessuali [rispettivamente Jamie Clayton e Laverne Cox] e sono convinta che si debba continuare combattere affinché vengano loro assegnate più parti (soprattutto quelle molto legate agli stereotipi come quelle da protagonisti nelle commedie romantiche!).
Ma non è ghettizzando i ruoli e denigrando il lavoro altrui che si otterrà questo risultato.

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Alla fine di tutto questo gran parlare, magari The Danish Girl si rivelerà davvero una delusione, ma se sarà così non sarà certo per via del fatto che un attore ha fatto ciò che il suo mestiere implica, ovvero diventare altro da sé, sentire i sentimenti di qualcun altro e pensarne i pensieri.

Perciò, a tutti voi che siete già sul piede di guerra: prima di combattere, fermatevi un attimo a pensare se ciò per cui state combattendo ha senso.

E a te, Eddie, buona fortuna. Spero che quelli tra i tanto criticati “cis white man” che non supportano la causa trans si identifichino in te, decidendo di cambiare idea e mettersi dalla parte giusta della storia proprio grazie alla tua interpretazione.

Leggi i commenti (5)
  • Quel che rende ancora più ridicola tutta questa polemica è il fatto che, dagli antichi fino a buona parte del la nostra storia teatrale, erano gli uomini a recitare i ruoli di personaggi femminili.
    Oggi si chiama “metodo Stanislavskij” (e in realtà ci sono anche metodi ancora più moderni che partono dalla stessa base di stanislavskijana memoria). Per i neofiti: si tratta dello studio della psicologia del personaggio in modo da permettere all’attore di immedesimarvisi recuperando stati emozionali simili dal proprio vissuto. L’ho spiegato male, ma la sostanza è che non è detto che un “cis white man” non si sia mai sentito estraneo a se stesso, o diverso, o incompreso, o discriminato.
    Anche se viaggiamo su binari diversi, quel che ci accomuna è il viaggio, che è l’essenza stessa del vivere umano.
    Essere attore vuol dire cogliere l’essenza e palestra.

  • In sintesi:
    La storia è interessante, quindi massì, ignoriamo il fatto che questa sia solo parte di una lotta che viene portata avanti da anni dalla comunità T…
    Che poi quella comunità non si senta rappresentata e pensi che simili film le facciano solo male, è un suo problema, anzi, non hanno capito nulla e sta lottando senza senso.
    Poco importa se attrici ed attori T* non vengano quasi mai assunti, neanche per ruoli Cis*.
    Poco importa se una delle richieste è che quanto meno simili ruoli vengano interpretati da donne Cis*, perchè l’esser rappresentate la maggior parte delle volte da uomini è un’immagine che porta a confermare stereotipi e razzismi di lunga data.
    Cosa? Boicottare a priori simili film potrebbe essere l’unico modo per farsi ascoltare da Holliwood? Per piacere, è una bella storia, non rompete.

    • In sintesi.. no!
      Ho discusso a lungo, in questi giorni, con persone che sono del tuo stesso parere; capisco il vostro punto di vista, lo rispetto, ma continuo a non condividerlo.
      Probabilmente non hai letto il mio articolo fino alla fine, altrimenti avresti capito che reputo un problema quello della scarsa rappresentazione della comunità trans: è ovvio che sia gli attori che i ruoli transessuali siano troppo pochi sia al cinema che in TV, e che si debba fare qualcosa.
      Dico solo che “boicottare” (come appunto hai detto tu), e soprattutto mancare di rispetto verso un lavoro che ancora non si è visto coi propri occhi, non è a mio avviso la cosa che si dovrebbe fare – perché secondo me l’unica cosa che si otterrebbe come risultato è di privare molta gente che non conosce questa storia di conoscerla, appunto, e magari appassionarsene e decidere di interessarsi alla causa trans proprio da qui.

      In conclusione ti consiglio solo, fuori da ogni polemica, di andare a cercare le testimonianze degli attori trans con cui Tom Hooper ha lavorato in altri suoi film, oltre alle già citate testimonianze dei trans con cui Eddie ha parlato per prepararsi. Scoprirai che non tutta la comunità trans “non si sente rappresentata” da questo film.
      Grazie comunque di non aver avuto problemi a esprimere la tua opinione contraria!

      • Ciao, ne discutevo a voce con un’altra persona qualche giorno fa e purtroppo mi è difficile scrivere cosa intendo, ma ci provo comunque.
        Non dico che l’attore non farà un buon lavoro e trovo che lui non abbia “colpe” e per carità, per una storia simile, concordo che probabilmente è anche la scelta migliore, forse. Il punto, è un altro e non è lui o la storia il motivo per cui gran parte della comunità (non ho mai detto tutta, ovvio che ci siano visioni diverse e sarebbe un male se non fosse così) è salita sulle barricate, è un altro a mio parere.
        Il problema di questo film, di base, è il tempismo con cui viene fatto uscire. Appena l’anno scorso, con il caso Jared Leto, la polemica si era inasprita (e con le sue dichiarazioni, non aveva aiutato) su rivendicazioni fatte da anni. Fare, appena l’anno dopo, un film simile, viene percepito da molt* come una sorta di sfida/disprezzo da parte degli studios. Come un dire: “si, lo sappiamo e non ci frega nulla di ciò che chiedete”. Di base una strumentalizzazione.
        Lasciando da parte questo film, nessun* dice che solo attori/attrici T* debbano fare simili ruoli. Solo si chiede che attori/attrici dello stesso genere recitino simili ruoli, è diversa la cosa.
        La riflessione di base che si porta avanti da anni è semplice: avere sempre attori maschi, a recitare le parti di donne T, rafforza gli stereotipi contro cui si combatte. Rafforza soprattutto, lo stereotipo per cui le donne T*, siano degli uomini in un vestito e da quì tutto il razzismo che ne consegue. Se una donna cis recitasse il ruolo di una donna T, sarebbe ben diversa come cosa e non sarebbe un problema. Ovvio che per tal film è un discorso diverso, ma come ho detto prima, l’unica colpa che ha questo film, è la tempistica con cui sta uscendo.
        Sul discorso boicottaggio, ti pongo una domanda: a cosa serve boicottare, se poi non boicotti o boicotti “a comodità”?
        Come per dire, decido di boicottare la Barilla tutta, poi mi fa un formato di pasta che mi piace e allora solo quello lo compro. Comodo.
        Personalmente, concordo sul boicottaggio di film con attori uomini cis ad interpretare MtF, fino a quando la situazione non cambi. Non mi interessa se la storia è valida, recitata bene o altro.
        Finchè le istanze portate avanti da anni e anni continueranno a rimanere inascoltate, io continuerò a boicottare simili film. Personalmente non mi sembra un’estremismo, solo coerenza con una scelta, il boicottaggio, che non sempre è facile portare avanti.
        Ma trovo sia giusto farlo per chi viene dopo, per chi scoprendosi da piccol* possa sentirsi rappresentat* sullo schermo, che possa vedere che non è sbagliat* e ci sono altr* come l*i, che non sono “fake” (e questo può avvenire solo se il genere di chi recita una parte è quello giusto), per me prima vengono queste persone, poi altri alleati.
        P.s.: stimo il lavoro che fate tutt* e mi scuso se nell’altro post ho usato toni un po’ forti. Ma la questione mi fa sentire un po’ con lo stesso stato d’animo della Woolf, in un “una stanza tutta per sè”, mentre legge i libri della biblioteca, e disegna il professore irato.

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